Il partito repubblicano francese ha scelto il nuovo presidente: Laurent Wauquiez.  Un uomo “veramente di destra” , come lui stesso usa definirsi, succede così a Nicolas Sarkozy. Lo scenario è chiaro: des Républicains vogliono tornare ad occupare la posizione di principali oppositori di Emmanuel Macron. Ruolo attualmente conteso dal Front National di Marine Le Pen e dalla France Insoumise di Jean-Luc Melenchon. Dopo il fallimento della candidatura di Francois Fillon – insomma – la tendenza sembra quella di voler abbandonare il moderatismo come base programmatica e come stile politico. Wauquiez, nella consultazione avvenuta tra gli iscritti al partito, ha vinto con il 74, 64% dei consensi. Una vittoria schiacciante che ha lasciato le briciole ai suoi avversari:  Florence Portelli, il candidato di Fillon, ha raccolto solo il 16,11% dei consensi, mentre Mael de Calan, un giovane outsider sostenuto da Alain Juppé, ha preso solamente il 9,25%. I gollisti – dunque – virano decisamente a destra, per volontà palese dei loro sostenitori. Le posizioni di Wauquiez sull’islam, sull’immigrazione, sull’economia e sulla “casta” dei politici non sembrano differire molto da quelle di Marine Le Pen. Ecco, quindi, che il leader del lepenismo ha provocato il neopresidente repubblicano chiedendogli di accordarsi in coalizione. 

“La destra è tornata”, ha dichiarato Laurent Wauquiez appena eletto. Come Marine Le Pen – del resto – il quarantaduenne si scaglia nei suoi interventi contro “l’élite globalizzate” che avrebbe compromesso i destini della Francia e dell’Occidente intero. E de Calan ha già minacciato la scissione: “Se i Républicains dovessero diventare un giorno un partito euroscettico, antiliberale e identitario, non sarebbe più la mia formazione politica”, ha sottolineato. Il primo rischio che Wauqueiz corre – insomma – è quello di perdere pedine importanti: Alain Juppé, Gerard Larcher, Xavier Bertrand e Valérie Pécresse sarebbero i primi ad abbandonare la causa repubblicana se il partito si appiattisse troppo su posizioni lepeniste. Nicolas Sarkozy, che dal canto suo continua ad ammirare di tanto in tanto le politiche messe in campo da Emmanuel Macron, potrebbe fare da sintesi tra tutte queste istanze, finendo per risultare ancora indispensabile per la tenuta del partito. Laurent Wauquiez è cattolico: si è dichiarato contrario al “mariage pour tous”, la legge francese tramite la quale sono stati approvati i matrimoni tra omosessuali. Nel 2013, poi, il politico conservatore ha sfilato al fianco della “Manif pour tous” , l’organizzazione tradizionalista che si batte contro provvedimenti genericamente definibili come “progressisti”. 

Il nuovo leader del centrodestra francese – in sintesi – somiglia molto di più al capo di un partito “populista” rispetto alle caratteristiche di coloro che sono succeduti a Charles De Gaulle. Il “falco” Wazquiez è per il ritorno alla “Francia sovrana” e per un’ Europa “che sia un’unione di Stati-Nazione”. Di Macron pensa essenzialmente che sia un egocentrico concentrato su un’unica riforma: se stesso. E se Politico lo ha già ribattezzato “Bad Boy”, appare chiaro quali saranno i possibili scenari del futuro: se la mossa dei repubblicani dovesse rivelarsi vincente, potremmo assistere ad un progressivo calo dei consensi del Front National. Se invece gli elettori francesi dovessero considerare la scelta di Wazquiez troppo contigua alle istanze del lepenismo, potrebbero crearsi le premesse per una scissione interna ai gollisti che consentirebbe a Marine Le Pen stessa di recuperare terreno elettorale. Un “sentimento nazionale” rappresentato da molti rivoli politici, se consideriamo anche la neonata formazione guidata da Florian Philippot, ma che per ora, anche a causa di queste storiche divisioni, è rimasto minoritario tanto in Parlamento quanto all’Eliseo. Una possibilità di vittoria esisterebbe, in prospettiva, se il centrodestra trovasse davvero il modo di correre unito per mezzo di una coalizione. Ma è uno scenario che in Francia è sempre stato considerato impossibile. 

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