Che cosa rende nemici Donald Trump e Brian Kemp, il governatore uscente della Georgia, che ha appena vinto le primarie repubblicane per ricandidarsi? Sono separati, definitivamente, da 11.779 voti. Questo è il risultato, al terzo riconteggio delle schede, che aveva garantito la vittoria, risicatissima, al presidente Joe Biden nello Stato del Sud stabilmente repubblicano nell’ultimo mezzo secolo. Una manciata di voti, nemmeno 12mila su 5 milioni di elettori (lo 0,2%), ha fatto perdere, ad un incredulo Donald Trump, i 16 grandi elettori georgiani.

Donald Trump non ha mai accettato quel risultato ed ora ha appoggiato il rivale di Brian Kemp, David Perdue, nelle elezioni primarie repubblicane, in vista del prossimo voto di novembre per il rinnovo del governatore (e di gran parte del Congresso). La campagna elettorale, in queste settimane, è stata una grande rievocazione di quei giorni infuocati di novembre 2020. Perdue ha accusato Kemp di essere stato complice di una frode elettorale. I fact checkers ritengono che si tratti di false accuse. Alla fine ha vinto Kemp, con il 73,7% dei voti, un trionfo.

La vittoria del campo anti-Trump è raddoppiata anche con la vittoria alle primarie, con il 52% dei consensi, di Brad Raffersperger, segretario di Stato uscente, anch’egli accusato di aver contribuito al “furto” delle elezioni del 2020. Raffersperger era stato suo malgrado protagonista di uno degli episodi più incredibili delle scorse elezioni presidenziali. Trump in persona, dopo il secondo riconteggio delle schede, lo aveva chiamato al telefono, imponendogli di “trovare quegli 11.780 voti!”. Il segretario di Stato aveva rifiutato di ricalcolare gli esiti delle elezioni e aveva registrato la telefonata. Una volta che quelle parole concitate sono trapelate alla stampa, riportate dal Washington Post nell’edizione del 5 gennaio 2021, Trump era stato accusato dai Democratici di voler truccare il voto. In realtà stava chiedendo una terza verifica, non di aggiungere 11.780 voti falsi. Ma la telefonata era eloquente per altri motivi: Trump rifiutava di credere di aver perso la Georgia, convinto dell’esistenza di una frode elettorale. “Il popolo della Georgia è arrabbiato! Il popolo del Paese è arrabbiato! E non c’è niente di male nel dire che hai ricalcolato”. Ma Raffersperger, protetto dal governatore Kemp non aveva ricalcolato. “Questo è un reato. E lei non può lasciare che ciò accada. Questo è un grave rischio che si prende lei e il signor Ryan, il suo avvocato”, aveva chiuso Trump, con parole che suonavano come una minaccia.

È su quelle parole, su quella telefonata, sulla ricostruzione storica del voto di novembre 2020 che si è votato in Georgia. Almeno per la rielezione di Kemp (e di Raffersperger) ha vinto la parte di Partito Repubblicano che vuole tirare una riga sul passato. Il sostegno al governatore uscente è giunto da parte dell’establishment del partito, fra cui anche l’ex presidente George W. Bush, sempre più disposto a parlare e mostrarsi in pubblico (dopo un decennio di riservatezza) nella veste del politico anti-Trump. Quella parte del Partito, più istituzionale, è ancora offesa con Trump per la perdita dei due seggi del Senato, in bilico nelle elezioni del 2020, entrambi vinti a sorpresa dai candidati democratici, perché Trump, offeso con Kemp e con l’establishment del Grand Old Party in Georgia, non aveva fatto campagna elettorale. Era talmente concentrato sulla denuncia della frode elettorale (di cui è tuttora convinto) che ha fatto perdere una possibile maggioranza dei Repubblicani in Senato. Anche le altre primarie georgiane sono andate peggio del previsto per i candidati scelti da Trump. Eccezione di rilievo è Marjorie Taylor Greene che ha vinto la ricandidatura, ma era in un collegio considerato sicuro.

La maledizione dell’ex presidente discenderà sul candidato governatore Kemp? Nonostante quest’ultimo sia un conservatore e affine a tutte le politiche di Trump, lo “sgarbo” del mancato ricalcolo dei voti, ha creato troppa ruggine. L’ex inquilino della Casa Bianca, prima delle primarie, aveva detto che piuttosto avrebbe votato per Stacey Abrams, la candidata democratica. Vediamo se manterrà la promessa.

Nel frattempo, però, è impossibile non notare come si continui a votare e a scegliere i candidati con la testa sempre rivolta al terribile 2020. C’è ancora una grande parte dell’elettorato di destra convinta che quelle elezioni siano state rubate. Ancora nel dicembre 2021, il 22% degli americani (e il 45% degli elettori repubblicani) riteneva che il voto fosse truccato. Sono numeri da capogiro, da crisi della democrazia e non basta il fact checker di turno che spiega come il voto sia stato regolare per convincere l’opinione pubblica del contrario. Anche perché in quelle elezioni, in piena pandemia, in piena protesta di Black Lives Matter, con tutti i media schierati come un sol uomo contro Trump, con 100 milioni di americani che hanno votato per posta, non c’era veramente nulla di normale.

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