Nel suo tradizionale discorso alla nazione per gli auguri di capodanno, il presidente russo Vladimir Putin ha chiesto ai suoi concittadini “di mantenere la coesione e di non piegarsi di fronte alle difficoltà”. “L’epidemia non è ancora stata del tutto fermata. Il contrasto continua senza sosta. Il personale medico continua a lavorare con coraggio”, ha aggiunto promettendo ai russi “un ritorno alla vita normale”. Il leader del Cremlino, indossando un cappotto nero su una camicia bianca con cravatta rossa, ha ricordato che molti operatori sanitari sono “in servizio questa notte di festa” e ha invitato tutti gli altri a “preservare la nostra unità”. Il capo dello Stato russo ha anche elogiato l’approccio responsabile del personale dei servizi di emergenza, delle forze di pace, dell’esercito e della flotta. “Grazie a tutti coloro che sono in servizio giorno e notte, in ogni circostanza, i cittadini russi possono riunirsi tranquillamente a casa con i loro cari oggi, con la speranza per il meglio e progetti per il futuro, possono festeggiare il nuovo anno”, ha proseguito Putin, lanciando un messaggio di unità e speranza dopo un anno da dimenticare.

Economia: previsioni in rialzo dopo un difficile 2020

Come per il resto del mondo, anche per la Russia il 2020 è stato un anno particolarmente duro e difficile. Second l’ufficio di statistica Rosstat, come riportato dall’Ansa, a differenza di quanto prima annunciato dalle autorità del Paese, sono 186 mila le persone morte per Covid-19 dall’inizio dell’anno, di cui 26 mila solo a novembre. L’ufficio di statistica Rosstat riferisce di un eccesso di mortalità tra gennaio e novembre 2020 di 229.700 decessi rispetto allo stesso periodo del 2019, di cui “oltre l’81% dovuto al Covid“, ha precisato la vicepremier Tatiana Golikova. Finora la Johns Hopkins University – che si basa sui dati ufficiali forniti dalle autorità – aveva contato in Russia 54.559 vittime di coronavirus.

Per quanto concerne le ripercussioni economiche della pandemia, secondo la banca centrale russa l’economia del Paese dovrebbe contrarsi del 4%. Decrescita causata non solamente dal coronavirus, per la verità, ma anche dalla crisi del petrolio e dai timori del mercato per ulteriori sanzioni imposte dall’Occidente. “Nel nostro scenario di base non prendiamo in considerazione nuove sanzioni contro la Russia, in particolare le restrizioni all’acquisto di debito statale”, ha detto Mikhail Sukhov, ex vice capogovernatore della Banca Centrale in un’intervista rilasciata all’agenzia Reuters, ora capo dell’agenzia di rating del credito russa ACRA. Secondo lo stesso Sukhov, nel 2021 l’economia russa dovrebbe crescere del 3,8% l’anno prossimo – la crescita più rapida dal 2012 – e il rublo dovrebbe stabilizzarsi. Sukhov ha detto che l’affidabilità creditizia della Russia è “abbastanza forte” grazie al suo basso livello di debito statale, alle abbondanti riserve e all’efficiente politica monetaria. La Russia ha istituito ACRA nel 2015 dopo che le sanzioni economiche imposte dall’Occidente hanno portato le prime tre agenzie di rating globali a declassare il rating del debito sovrano della Russia.

Secondo altri indicatori citati da Modern Diplomacy, gli effetti della pandemia hanno toccato diversi ambiti dell’economia russa: il tasso di disoccupazione è salito al 6,3 per cento nell’ottobre 2020, il più alto degli ultimi otto anni. Circa mezzo milione di posti di lavoro sono stati persi in ciascuno dei tre grandi settori: produzione, costruzione, vendita al dettaglio e turismo tra il secondo trimestre del 2020 e il 2019. Il tasso di povertà nazionale è aumentato al 12,6% e al 13,2% nel primo e nel secondo trimestre del 2020, rispettivamente.

La costituzione russa e il dilemma della successione

Per la Federazione russa, è stato anche l’anno nel quale si è dato un taglio netto al passato con l’entrata in vigore gli emendamenti alla Costituzione approvati nel referendum che si è svolto nel Paese dal 25 giugno al 1° luglio e che ha visto il “Sì” trionfare con il 76,92% e il “No” fermarsi al  23,27% (affluenza 57,88%). Come illustrato dal Moscow Times, gli emendamenti approvati rafforzano la presidenza e il potere centrale rispetto alle autorità regionali e locali. Il pacchetto di modifiche comprende anche garanzie economiche, come impegni per adeguare le pensioni all’inflazione e un salario minimo garantito. C’è poi la misura più discussa sulla stampa occidentale. Gli emendamenti approvati consentono – qualora lo ritenesse opportuno – a Vladimir Putin di candidarsi e guidare la Russia per altri 12 anni dopo la fine del suo mandato, che scade nel 2024, dunque fino al 2036. Le modifiche danno inoltre priorità alla Costituzione russa rispetto ai trattati internazionali e a istituzioni come il tribunale europeo per i diritti umani.

Tema, quello delle modifiche costituzionali, che s’intreccia con il grande dilemma che tutti in Occidente si pongono: chi sarà il successore di Vladimir Putin? Governerà a vita? Oppure sono fondate le voci di un Putin malato di Parkinson fatte circolare dal politologo Solovej intervistato dall’Eco di Mosca e citato dal Sun e subito bollate da Dmitrij Peskov, portavoce del Cremlino, come “spazzatura assoluta?”. Come spiega Igor Pellicciari, docente di Storia e Politica degli Aiuti Internazionali presso l’Università di Urbino e presso la LUISS G.Carli a InsideOver “in questi anni si è rafforzata la presidenza russa, più che il presidente stesso e le riforme costituzionali di quest’anno vanno in quella direzione. Comunque vada, l’avvicendamento del presidente non porterebbe ad un significativo cambio del sistema politico” osserva. “Il fatto poi che nel 2020 gli stessi che hanno accusato Putin a Marzo di prepararsi a per essere Zar a vita poi a Dicembre se ne sono usciti dicendolo pronto a dimettersi, la dice lunga sulla confusione nel mainstream. E in ogni caso l’Occidente storicamente non ha mai previsto né la data dell’avvicendamento né il nome del nuovo capo del Cremlino. Dopotutto, il termine politico ‘papabile’ non ha corrispettivi nella lingua russa”.

“Sospetto che lo stesso Putin non sappia chi sarà il suo successore perché ancora prematuro e perché non lo sceglierà solo lui. Di sicuro, non sarà un parente stretto” osserva ancora Pellicciari. “Ci dimentichiamo spesso che se altrove la gestione del potere è quasi familiare, in Russia, anche per via della tradizione comunista del Partito forte, lo Stato viene prima di tutto”. afferma Igor Pellicciari. “Il Covid ha indebolito un po’ le leadership forti in tutto il mondo, e pure se in misura minore anche quella di Putin. Relegato fisicamente fuori dal Cremlino, ne è uscito ridimensionato il suo carisma personale. Anche se un calo della popolarità non significa un calo del consenso, che resta molto alto”.

Entra in vigore il nuovo Piano di Difesa 2021-2025

Sull’imminente futuro della Russia pesano poi quelle che saranno le decisioni della nuova amministrazione americana a guida democratica, che potrebbe decidere di introdurre nuove sanzioni economiche che potrebbero mettere in ulteriore difficoltà un’economia che – come moltissimi altri Paesi – farà fatica ad uscire da un 2020 drammatico. I democratici, infatti, hanno bollato le inchieste sul figlio di Joe Biden, Hunter, come frutto della “disinformazione russa” e non hanno abbandonato la retorica russofobica che ha dato vita all’inchiesta sul Russiagate e all’accusa di aver interferito nelle elezioni presidenziali del 2016. Anzi: è opinione diffusa fra il cosiddetto “stato profondo” americano che i tentativi di ingerenza russa si faranno più feroci, accuse che non fanno ben sperare nel futuro delle relazioni bilaterali fra le due potenze. 

Ma c’è un documento che ci può aiutare a decifrare la strategia russa nell’imminente futuro. Il 13 novembre scorso, Putin ha firmato il decreto “sull’attuazione del piano di difesa della Federazione Russa per il periodo 2021-2025″, entrato in vigore il 1° gennaio. Il Piano, la cui storia risale al 1996, quando fu formalmente adottata la prima legge federale postcomunista “sulla difesa” che ha il più alto livello di classificazione e i suoi dettagli non vengono mai rivelati al grande pubblico. Sebbene dunque i dettagli del nuovo Piano (2021-2025) rimangono riservati, alcuni contenuti possono essere dedotti sulla base dei commenti di una serie di funzionari russi e rappresentanti della comunità di esperti militari. Secondo la Jamestown Foundation, in primo luogo, il documento descrive probabilmente il rafforzamento delle capacità russe in tre aree critiche (per la difesa nazionale): le capacità nucleari strategiche (data la decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dal Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio), spazio cosmico e cyberspazio.

In secondo luogo, analizza quelle che sono le linee di faglia critiche per la Federazione russa: il confine sud-occidentale della Russia, con particolare attenzione verso la la situazione in Bielorussia, la crescente determinazione delle autorità moldave neoelette di espellere le forze di pace russe dal loro Paese (Transnistria) e gli sviluppi nel Caucaso meridionale, dove la crescente presenza turca è vista come un nuovo sviluppo pericoloso; la regione artica, considerata da Mosca un’area di predominio strategico della Russia minacciata dalla presenza degli Stati Uniti; nel documento, anche i piani per accrescere il ruolo della Russia come mediatore di pace nei principali conflitti del continente eurasiatico (conflitti tra Cina e India e India-Pakistan) come mezzo per rafforzare l’immagine e il prestigio internazionale del Paese. In terzo luogo, il piano potrebbe indicare come preservare la competitività della Russia sul mercato globale delle armi. Il documento potrebbe infatti contenere misure specifiche volte a preservare il dominio russo negli armamenti ipersonici e ad elaborare nuove soluzioni tecnico-militari data la natura mutevole della guerra (chiaramente dimostrata in Libia e nel conflitto del Karabakh).

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