Che ripercussioni avrà la vittoria di Joe Biden negli Stati Uniti sulle sorti del governo italiano? Naturalmente, la notizia non può che far sorridere le forze politiche che compongono il governo giallo-rosso e che tifavano – usando un eufemismo – per la vittoria dell’ex vicepresidente di Obama. Il primo a esultare è l’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che su Twitter scrive: “Biden Sarà un ottimo Presidente degli Stati Uniti. È un uomo saggio, equilibrato, profondo: saprà guidare la più forte nazione del mondo in tempi di incertezza e difficoltà. Buon lavoro, caro Joe”.

Per me, spiega a La Stampa, “Joe è un fratello maggiore”. In effetti, il legame fra l’ex presidente del Consiglio e Biden è acclarato dagli svariati incontri istituzionali che i due ebbero fra il 2015 e il 2016. In generale, come scrive Francesco Boezi su IlGiornale.it, i leader italiani della sinistra hanno accolto con entusiasmo la vittoria di Biden: come un altro ex presidente del Consiglio, il commissario europeo Paolo Gentiloni, che è arrivato a dire di “abbracciarsi da solo” pur di festeggiare la vittoria. Anche il MoVimento 5 Stelle ha esultato: uno dei casi balzati agli onori delle cronache è quello dell’europarlamentare Fabio Massimo Castaldo, che attraverso una nota stampa ripresa dall’agenzia Lapresse, si è congratulato con Biden per la vittoria.

Il “provincialismo” della sinistra italiana

Insomma, Joe Biden è riuscito nell’impresa di mettere d’accordo un governo – quello giallorosso – che litiga un giorno sì e l’altro pure. Ora è gara a chi ha parlato per più secondi con il neo-presidente. Come osserva Marco Follini sull’Huffington Post, c’è davvero qualcosa di patetico nella rincorsa di Biden a cui tanti dei nostri leader e leaderini in queste ore si stanno dedicando. “C’è un tratto di infinito provincialismo che trapela nelle confidenze e nelle fantasie di queste ore” scrive Follini. “Tutti pronti a raccontare di quando hanno sfiorato il presidente americano in un cocktail affollato, in una sfilata di truppe o magari solo nella confortevole nicchia dei propri pensieri. Tutti pronti a reclamare per se stessi la parte della versione italiana del nuovo inquilino della Casa Bianca. Io sono Biden sta diventando una corale recitazione, o più prosaicamente un gigantesco copia e incolla”.

Al di là di questo aspetto che la dice lunga sulla qualità della nostra classe politica, è evidente che le forze di sinistre trovano in “Sleepy Joe” un alleato di lunga data alla guida della superpotenza che guida il Patto Atlantico. E che spesso e volentieri è stata capace di determinare le sorti dei nostri governi.

Il destino (segnato) di Giuseppe Conte

Da una parte il governo italiano – ma alla squadra si uniscono anche Renzi e Gentiloni – è conscio del fatto che ora dovrà probabilmente più preoccuparsi di avere il fiato sul collo di William Barr e John Durham, giunti a Roma alla fine dell’estate dello scorso anno per raccogliere prove sulla vicenda Spygate e sul “complotto” ai danni di Donald Trump. Dall’altra parte, la nuova amministrazione americana potrebbe non fidarsi di un premier – “Giuseppi” – che in passato ha goduto delle simpatie di Donald Trump.

“Siamo pronti a lavorare con il presidente eletto Joe Biden per rafforzare le relazioni transatlantiche. Gli Stati Uniti possono contare sull’Italia come un solido alleato e un partner strategico” ha scritto Conte sui social, commentando la vittoria di Biden con una certa freddezza. È indubbio che la corrente centrista dei dem americani che ora governa gli Usa preferirebbe un profilo diverso a quello dell’ex “avvocato del popolo”. Se Matteo Renzi è l’indiscusso pupillo, la figura di Mario Draghi potrebbe mettere tutti d’accordo. Lega compresa che, preso atto della vittoria di Joe Biden, ha promesso fedeltà all’alleanza transatlantica attraverso un’intervista rilasciata da Giancarlo Giorgetti.

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