La maggioranza dei media occidentali ha portato alla luce un fatto in particolare: l’ennesimo arresto di Alexey Navalny, eretto a icona dell’opposizione anti-Putin in Russia, assieme al fermo di altre 500 persone che hanno aderito alla manifestazione organizzata dal blogger per le vie della capitale russa. A scanso di qualunque allarmismo e indignazione che continua a circolare sul web e sui social media, Navalny è stato condannato a 15 giorni di carcere e a 20mila rubli di ammenda, ovvero 350 euro. Non è sicuramente piacevole osservare tanti civili sottoposti a trattamenti poco ortodossi, spesso aggrediti fisicamente dalle forze dell’ordine, ma tant’è che la manifestazione non era stata autorizzata per la zona in cui si è svolta, bensì nel più decentrato quartiere di Sokolniki, a Nord Est rispetto al centro città.Questa manifestazione, legittima o no, autorizzata o meno, ha portato degli esiti eclatanti, che non sono di certo da ricollegare con l’arresto di un oppositore politico in grado di spostare lo “zerovirgola” dei consensi.Lotta alla corruzioneLa battaglia mediatica e politica di Navalny è cominciata con lo scopo di mettere a nudo il re, di scoprire quel vaso di Pandora della società russa, in cui la corruzione è una piaga fin troppo presente. Il blog di Alexey Navalny è stracolmo di inchieste che portano alla luce casi di corruzione a tutti i livelli. L’ultimo, quasi grottesco, è un video reportage di circa 50 minuti sul Primo Ministro russo, Dmitry Anatolevich Medvedev, accusato di possedere ville, tenute vinicole, chalet e azioni tramite oscuri giri di fondazioni e prestanome.https://youtu.be/qrwlk7_GF9gIl governo riconosce, forse un po’ con rassegnazione e lassismo, il fenomeno corruttivo in Russia. In galera attualmente ci sono molti ex governatori delle regioni, nonché il destituito Ministro dell’Economia Alexey Ulyukaev.Le regioniLa periferia di un Paese immenso come la Russia raramente aveva risposto alla sollecitazione proposta da una sorta di opposizione politica. Spesso solo Mosca e San Pietroburgo hanno visto l’insorgenza di fenomeni di protesta, i cui numeri non sono mai stati particolarmente rilevanti, e ad ingrossare le fila di questi cortei c’erano spesso e volentieri gli hipster filo occidentali residenti nelle capitali del Paese. Le ultime grandi proteste che la Russia avesse vissuto risalgono all’inverno del 2011/12, quando si verificarono una serie di proteste di denuncia verso i presunti brogli elettorali occorsi in concomitanza delle elezioni parlamentari di quell’anno. Le manifestazioni di domenica hanno visto la partecipazione di centinaia di persone in ogni angolo del Paese, a partire da Vladivostok sino a San Pietroburgo, con dati di rilievo provenienti da alcuni centri come Novosibirsk (4000 persone), Mosca (8000) e San Pietroburgo (circa 6000).I giovaniCiò che colpisce ancora una volta è la massiccia partecipazione di giovani, i millennials, 16-17 anni. Questa fascia è particolarmente rilevante, così come ricordato da molti studiosi, perché sono quelli che in Russia non hanno vissuto a cavallo di due regimi, ma sono la generazione cresciuta sotto l’egida politica di Putin. La Russia del XXI secolo è un paese decisamente più affrancato e benestante rispetto all’ultima Unione Sovietica o all’esperienza ultraliberista di Eltsin. Ma è un Paese che ha vissuto due stagioni economiche difficili (2008-2009 e 2014-a tuttora), che lasciano le classi medie di un paese che non ha mai avuto una classe media in una condizione abbastanza delicata e incerta.È inevitabile che questo tipo di manifestazioni non possano avere risonanza e seguito nel medio periodo. Potremmo dire che la campagna elettorale per le prossime presidenziali in Russia è ufficialmente iniziata. Quello che si sbaglia, quando si riportano notizie di questo tipo, è personalizzare gli eventi. Alexey Navalny non è il leader dell’opposizione anti-Putin, ma un buon strumento nelle mani dell’opinione pubblica occidentale, così come lo era stato Boris Nemtsov a cavallo della sua morte sospetta. Così come le proteste di questi ultimi giorni sono stati sì un segnale all’establishment, ma non vanno letti in assoluto come un aperto attacco all’operato di Putin. La verità sta sempre nel mezzo.Non è detto che queste manifestazioni avranno un seguito, perché il fronte dell’opposizione all’establishment al governo è rappresentato in larga parte da un Partito Comunista, quello di Gennady Zyuganov, che rappresenta quasi il 20% del consenso politico nel Paese; un certo peso, se si vuole condurre una battaglia popolare. Ad oggi Zyuganov non dialoga con il fronte di Destra di Navalny e soci. La crociata di Navalny, inoltre, incontra un altro ostacolo di non poco conto: il blogger è largamente accusato di posizioni estremiste a sfondo xenofobo e razzista nei confronti dei Russi Meridionali, i caucasici, o nei confronti di chiunque possa non essere di etnia slava. Se si pensa che la Federazione Russa sia uno stato multietnico e multinazionale, ciò crea numerosi problemi a vari livelli. Bisogna dunque prestare attenzione ai personaggi che si sostengono, a discapito di chi o di cosa si vada a difendere. Una cosa risulta certa più di tutte: inutile leggere i fenomeni socio-politici russi con le incompatibili chiavi di lettura che ci diamo in Occidente.

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