Quello che sarebbe dovuto essere il nuovo prodigio politico democratico ha sciolto la riserva: Beto O’Rourke, attraverso la pubblicazione di un video – annuncio, in cui è seduto accanto alla moglie, ha fatto sapere che è uno dei candidati alle primarie degli asinelli. Quelle che servono a selezionare l’avversario di Donald Trump per il 2020.

Era la seconda figura più attesa dopo quella diJoe Biden, che a sua volta dovrebbe ufficializzare la sua discesa in campo: si parla di una “questione di ore”. L’ex vicepresidente di Barack Obamasta partecipando a una serie d’iniziative pubbliche in cui simpatizzanti ed elettori non fanno che incitarlo: ci siamo quasi. Poi la composizione degli sfidanti potrà dirsi completata. Questa attesa va interpretata in maniera puramente strategica.

Chi parteciperà ai caucus, ovvero alle assemblee chiuse e di partito, o alle primarie aperte, potrà scegliere di preferire l’estremo centro, cioè Joe Biden, oppure l’estrema sinistra, cioè Bernie Sanders, che nel frattempo è impegnato, come registrano i sondaggi, a recuperare terreno sul favorito, che rimane l’istituzionale e moderato ex numero due degli Stati Uniti d’America. Ma ci sarà spazio pure per qualche novità.

Le due più rilevanti sono rappresentate da Kamala Harris, che le rilevazioni statistiche continuano a piazzare sul terzo gradino del podio e, appunto, da Beto O’Rourke, che in Texas, nelle medio termine, si era distinto per la capacità di raccogliere fondi e per il fatto di aver aperto una partita, quella per un seggio buono per il Senato nello Stato texano, che di norma è considerata chiusa.

Di lui si dice che sia l’ “Obama bianco”, ma il primo presidente afroamericano della storia dovrebbe riservare la sua preferenza – quello che viene chiamato endorsement – a Biden. Uno sbilanciamento eccessivo a favore del giovane avversario di Ted Cruz sarebbe considerato strategicamente inappropriato: Biden, per battere Sanders, ha bisogno di tutto il sostegno del suo ex coinquilino alla Casa Bianca.

C’è curiosità, in ogni caso, attorno alla performance di O’Rourke: ha meno di cinquant’anni e non è detto che, pur fallendo a questo giro, non possa riprovarci un domani. Per ora gli analisti politici lo danno quarto, dietro ai tre nomi citati. Verificare le prime risposte dei finanziatori e degli elettori, però, potrebbe servire a rimescolare un quadro che appare già scontato: il primo appuntamento è previsto in Iowa, per l’inizio del 2020.

La sfida tra Bernie Sanders e Joe Biden configurerebbe l’esito naturale della dialettica interna al Partito Democratico americano. Quella che vede il “millenium socialism” opporsi alle istanze neoliberal. L’adagio secondo cui a godere tra i due litiganti è spesso il terzo soggetto interessa tanto a Kamala Harris quanto a Bero O’Rourke. Adesso si tratta solo di aspettare.

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