Dal 1878 al 1960 Cipro è stata britannica. Londra, nonostante la concessione dell’autonomia, non ha mai abbandonato definitivamente l’isola. Già da prima dell’indipendenza, infatti, divenne chiaro a tutti che la posizione strategica di Cipro nel Mediterraneo Orientale, sia per il controllo di Suez che per il controllo del Medio Oriente, sarebbe stata una perdita enorme per la geopolitica del Regno Unito. Fu così che Londra, alla firma dell’accordo per l’indipendenza cipriota, ottenne due territori, Akrotiri e Dhekelia.L’ importanza strategica di queste basi si è mostrata immediatamente decisiva. La loro prossimità al confine del territorio occupato dai turchi e la loro vicinanza al Medio Oriente e quindi a tutti gli scenari di guerra che hanno funestato quell’area negli ultimi decenni, hanno reso Akrotiri e Dhekelia due pedine geostrategiche importantissime per Londra. Pedine che però con Brexit rischiano di cambiare profondamente la loro vita, e che rischiano di creare un pericoloso gioco di pretese territoriali e di confini che fino a qualche mese fa sembrava dimenticato.I due territori d’Oltremare, finora, erano sì territori inglesi in terra cipriota, ma pur sempre nell’ambito dell’Unione Europea, e soprattutto con uno status peculiare che le avvicinava molto più a Nicosia che a Londra. Proprio per questo status particolare delle due basi, nel 2008 anche i territori inglesi divennero parte dell’eurozona, avendo abbandonato l’intera isola la moneta precedente per far posto all’euro. Non solo, ma entrambe le basi sono parte dell’area doganale nata con il mercato unico europeo.Ora che le due basi diventeranno territorio extraeuropeo, si pongono problematiche di varia natura. Una prima problematica riguarda la moneta: ci si domanda, infatti, come possa un territorio britannico, extraeuropeo, rimanere ancorato all’eurozona. Il secondo tema riguarda naturalmente la questione dei confini e dei transfrontalieri, perché molti sono coloro che lavorano nei territori d’Oltremare britannici ma vivono in territorio cipriota. Cadendo l’unione doganale, bisognerà fare un’apposita trattativa sul punto.Terzo punto è chiaramente quello strategico. Cipro non ha mai nascosto che la presenza di militari britannici sul suo territorio, per quanto di “garanzia”, fosse frutto di un passato ormai superato. Tuttavia, nonostante alcune velleità “irredentistiche”, Nicosia ha sempre anche sfruttato questa presenza inglese per essere a sua volta garantita militarmente soprattutto in chiave anti-turca. Oggi, con il dialogo di nuovo aperto fra le due parti di Cipro per giungere a una riunificazione dopo decenni di ostilità, e soprattutto con Londra fuori dall’Europa, questa presenza inglese potrebbe essere ritenuta dai ciprioti un retaggio ormai inutile e considerata alla stregua di un ultimo ostacolo all’unificazione dell’isola. E stesso ragionamento potrebbero farlo anche i turchi durante il negoziato.In più, non va sottovalutato il fatto che Cipro sia sì parte dell’Unione Europea, ma non della NATO. Il dato è importante se messo in relazione con il fatto che Cipro ha nel tempo intessuto forti relazioni con la Russia che il Regno Unito ha tentato più volte di limitare facendo pressioni su Nicosia in virtù dei propri militari sull’isola. L’ultimo caso in ordine di tempo è stata la protesta britannica verso il governo cipriota, colpevole a detta di Londra di aver concesso alla Federazione Russa una base nel porto di Pafos. Oggi, la mancanza dell’ombrello europeo potrebbe rendere molto più complesso far accettare al governo cipriota di non stipulare ulteriori accordi strategici con il Cremlino, non avendo Londra più potere in seno all’UE per gestire le relazioni di Cipro con l’Europa.La particolarità della questione ha suscitato preoccupazione sia da parte britannica che europea. Boris Johnson e Theresa May hanno più volte garantito che la popolazione presente nelle due basi sarà ampiamente tutelata dopo Brexit. Ed in questo senso, il viaggio del 30 marzo a Nicosia da parte dell’inviato speciale del Regno Unito per Cipro non è da considerarsi casuale. Londra sa che Brexit rappresenterà una svolta importante nelle relazioni con Cipro e non vuole perdere le garanzie su quei possedimenti.Da parte europea, l’importanza del tema è stata da subito chiara, tanto che le linee guida per i negoziati sulla Brexit proposte da Tusk hanno posto l’attenzione anche sui territori di Akrotiri e Dhekelia, chiedendo che siano rispettati gli accordi fra Cipro e Regno Unito compatibili con il diritto comunitario, e che vengano tutelati i residenti nelle aree. Inoltre, Bruxelles è particolarmente preoccupata della coincidenza fra i negoziati per l’uscita del Regno Unito dall’UE e i negoziati per la riunificazione di Cipro. Londra per anni ha rappresentato un interlocutore privilegiato di Nicosia e di Ankara, ma oggi, l’assenza del Regno dall’Unione Europea potrebbe pesare nelle trattative. Il timore è quindi quello che l’incertezza di Brexit possa scatenare un effetto domino sulla già instabile situazione cipriota, rimettendo al centro del dibattito molte questioni che si ritenevano da tempo – forse troppo facilmente – superate.

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