“Non abbiamo fornito alcuna informazione riservata” su Joseph Mifsud e “Abbiamo svolto verifiche ma non abbiamo trovato nulla”. Affermazioni di qualche giorno fa del premier Giuseppe Conte durante (l’inusuale) conferenza stampa dopo l’audizione al Copasir sul caso Spygate e sulle visite a Roma del 15 agosto e del 27 settembre dell’Attorney General William Barr e del Procuratore John Durham, che più avanti potremmo ricordare e che potrebbero ritorcersi contro il premier. Innanzitutto perché, come abbiamo già spiegato, questa versione del Presidente del Consiglio è stata smentita da ciò che arriva dagli Stati Uniti. A differenza di ciò che sostiene Conte, e secondo i media americani, Barr e Durham non sarebbero tornati a casa a mani vuote dopo i due incontri con i vertici dei servizi segreti italiani. Come riporta Fox News, l’indagine del procuratore John Durham “si è estesa” sulla base “di nuove prove raccolte durante un recente viaggio a Roma con il procuratore generale William Barr”.

L’ulteriore conferma è arrivata dal fatto che l’indagine preliminare del Dipartimento di Giustizia guidata dall’Attorney general William Barr e condotta dal Procuratore John Durham si è “evoluta” in un’indagine penale a tutti gli effetti, come riporta il New York Times. Questo significa che i dirigenti e gli ex funzionari dell’Fbi e del Dipartimento di Giustizia eventualmente coinvolti rischiano un’incriminazione e permette a Durham di raccogliere testimonianze, accedere ad ulteriori documenti e di formulare delle accuse precise. Significa anche che l’indagine preliminare condotta in questi mesi ha portato alla raccolta di prove significative.

Così Conte ha sottovalutato l’indagine Trump. E ora rischia

Lo cronologia degli eventi lascia spazio a pochi dubbi su quanto l’amministrazione Usa punti su quest’inchiesta. Nel giro di poche settimane arrivano a Roma il ministro della Giustizia Usa William Barr e John Durham – per ben due volte – la direttrice della Cia Gina Haspel e il Segretario di Stato Mike Pompeo. Fatta eccezione per quest’ultimo, la cui visita era programmata da tempo e che quindi non consideriamo, possiamo comunque affermare con certezza che gli altri tre non si scomodano da Washington Dc per questioni futili. Come se non bastasse, Barr e Durham tornano a Washington e in poche settimane un’indagine preliminare diventa un’indagine penale a tutti gli effetti, con tutte le conseguenze del caso. Davvero si tratta di una pura coincidenza?

La versione di Conte lascia spazio a troppe domande. “Che cosa consegnano agli emissari del presidente a caccia di riconferma? – scrive Maurizio Belpietro su La Verità – Niente, dice Conte al Copasir. Ma Barr e Durham, venuti apposta da Washington in due occasioni, a quanto pare dicono il contrario e raccontano di aver raccolto in Italia elementi importanti. Quali? Hanno a che fare con il nostro governo? Quello attuale o quelli passati?” La faccenda insomma rischia di complicarsi, sottolinea, “non solo per le risposte evasive di Giuseppi, ma perché negli Usa hanno aperto un’inchiesta penale e Trump intende cavalcarla. Dunque usciranno prove e testimonianze e qualcuno potrà essere interrogato dagli uomini del procuratore americano. Una grana grossa, che sommata a quelle che in Italia Conte ha con la sua maggioranza, rischia di rendere molto accidentato il percorso del presidente del Consiglio”.

Le notizie degli ultimi giorni danno sempre più credito alla versione del Daily Beast, secondo il quale Barr e Durham si sono precipitati a Roma per essere messi a conoscenza di ciò che i servizi segreti italiani sapevano sul conto di Joseph Mifsud. I registri pubblici del ministero della Giustizia italiano mostrano che Mifsud aveva fatto domanda di protezione in Italia dopo essere scomparso dalla Link University: nel farlo avrebbe inviato una registrazione alla polizia per spiegare chi voleva fargli del male e perché. Una fonte del ministero della Giustizia italiano, parlando a condizione di anonimato, ha riferito al The Daily Beast che Barr e Durham hanno ascoltato il nastro. Una seconda fonte all’interno del governo italiano ha anche confermato alla testata americana che Barr e Durham hanno visionato altre prove che gli italiani avevano su Mifsud.

Joseph Mifsud scorrazzava liberamente in Italia

Secondo la ricostruzione ufficiale, Mifsud affermò in un incontro dell’aprile 2016 a George Papadopoulos, consigliere della campagna di Trump, di aver appreso che il governo russo possedeva “materiale compromettente” (dirt) su Hillary Clinton “in forma di e-mail”. A quel punto l’ex consulente del presidente avrebbe ripetuto tali informazioni all’alto Commissario australiano a Londra, Alexander Downer, che a sua volte riferì tutto alle autorità americane. Da qui, il 31 luglio 2016, partirono le indagini dell’Fbi sui presunti collegamenti fra Trump e la Russia, accuse che in seguito si sono dimostrate inconsistenti.

Come abbiamo raccontato su questa testata, il misterioso docente maltese al centro dell’indagine internazionale del Procuratore generale William Barr e di John Durham che dovrà stabilire se l’Italia nel 2016 abbia o meno collaborato con i democratici Usa per fabbricare false prove sul Russiagate, era in Italia fino alla scorsa primavera. L’avvocato svizzero di Mifsud, Stephan Roh, ha dichiarato all’Epoch Times che il suo cliente ha vissuto fino a poco tempo fa in Italia, ma che il docente ha deciso di nascondersi di nuovo dopo la pubblicazione del rapporto finale sul Russiagate del consigliere speciale Robert Mueller (dunque il 18 aprile 2019). Ora, una nuova indagine del Foglio, ha rivelato che Mifsud si sarebbe nascosto ai Parioli, in un appartamento in via Cimarosa. Nel periodo luglio-ottobre 2018 il professore maltese ha girato per l’Italia come se nulla fosse facendo base a Roma: Ostia, Orbetello, lago di Bracciano, San Gimignano e anche il parco dei mostri di Bomarzo sono i luoghi visitati dall’uomo chiave del Russiagate in quel lasso di tempo.

Possibile che i nostri servizi non sapessero qualcosa di più? Dove si trova ora il professore? Quali altri prove hanno consegnato i nostri servizi a Barr e Durham? Ora, con l’indagine penale, non si scherza più. E qualcuno prima o poi dovrà dare delle risposte.

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