Boris Johnson è sempre più vicino alla riconferma da premier: Nigel Farage, leader del Brexit Party ha annunciato che non schiererà, al contrario di quanto precedentemente affermato, i suoi candidati nei seggi vinti dai Conservatori nel 2017. Un evidente regalo ai Tories, già molto avanti nei sondaggi, che in questo modo partiranno molto avvantaggiati nelle circoscrizioni in questione e potranno contare sul pieno bacino elettorale dei votanti contrari alla permanenza nell’Unione europea. L’iniziativa unilaterale di Farage è giunta dopo che Johnson aveva rifiutato di allearsi con il movimento ritenendo, piuttosto, che i Tories abbiano tutte le potenzialità per aspirare a poter governare da soli. Il premier ha comunque confermato che Londra lascerà la Ue nel 2020 e che cercherà di stipulare un trattato di libero scambio con Bruxelles sul modello di quello concluso con Ottawa, due propositi che devono aver persuaso il leader radicale ad evitare una mossa potenzialmente suicida.

Il fronte spezzato

La scelta  annunciata in precedenza da Farage, infatti, avrebbe rischiato di produrre una grave frattura nello schieramento conservatore e paradossalmente di favorire Laburisti e Liberaldemocratici nella conquista di seggi chiave. Il sistema elettorale inglese, infatti, prevede l’assegnazione degli scranni attraverso la suddivisione del Paese in circoscrizioni uninominali, dove chi ha anche un solo voto più degli altri si aggiudica il seggio. Il Brexit Party, pur presentandosi in ogni circoscrizione del Regno Unito, non avrebbe comunque avuto modo di aggiudicarsi, nella migliore delle ipotesi, più di una manciata di scranni ma avrebbe sottratto consensi ai Tories: l’equivalente di un suicidio ideologico per uno schieramento che ha sempre cercato e voluto un’uscita immediata da Bruxelles. Il partito di Farage presenterà comunque dei candidati in molte altre circoscrizioni elettorali del Regno Unito, nella speranza di rendere la vita difficile ai Laburisti e agli altri schieramenti ritenuti a favore del Remain. L’ alleanza “unilaterale” tra Tories e Brexit incontrerà, di certo, l’approvazione di Donald Trump che si era espresso a favore di questo sviluppo alcuni giorni fa e che non ha mai nascosto la sua forte preferenza in favore di un’uscita quanto più veloce e netta possibile di Londra.

Le prospettive

I sondaggi elettorali continuano a certificare una netta prevalenza dei Conservatori, stimati intorno al 40 per cento dei consensi, sui Laburisti, che galleggiano intorno al 30 per cento delle preferenze e dei Liberali, che sono fermi intorno al 15 per cento delle intenzioni di voto. Molto distanziati tutti gli altri e con questi numeri e l’impegno di Farage ci sono pochi dubbi circa una netta vittoria dei Tories ed una riconferma di Johnson a Downing Street. L’ alleanza progressista tra LibDem, Verdi e nazionalisti gallesi, che dovrebbero presentare un candidato unico in alcuni seggi in funzione anti-Brexit, non sembra destinata ad influenzare l’esito delle consultazioni e la non inclusione dei Laburisti in questo patto lo rende di certo più debole. Una vittoria decisa permetterà ai Conservatori di poter implementare il proprio programma elettorale e consentirà allo schieramento di finalizzare la Brexit, per ben due volte rinviata e divenuta, ormai, un vero e proprio tormentone politico nel Regno Unito. I Laburisti, invece, si dovranno probabilmente rassegnare a cinque anni di opposizione.

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