Pete Butigieg è ufficialmente candidato alle primarie democratiche. Avevamo anticipato come la questione fosse seria. Il comitato esplorativo – quello che si usa mettere in piedi nelle fasi preliminari – ha terminato la sua funzione. La palla passa nelle mani di quello organizzativo. Diviene lecito domandarsi perché il nome di Buttigieg abbia trovato tanto interesse da parte della stampa. La risposta non è scontata.

Un fattore è rappresentato dai sondaggi: il sindaco gay e millenials, in alcune delle rilevazioni, ha scavalcato Elizabeth Warren e Kamala Harris, che le previsioni davano avanti. Significa almeno che una fetta dell’elettorato democratico, per nulla minoritaria, guarda con attenzione al primo cittadino di South Bend. Gli unici in grado di batterlo, stando così le cose, sarebbero Joe Biden, che non è candidato, e Bernie Sanders. Se Pete Buttigieg arrivasse all’uno contro uno finale, potrebbe attirare a sé tutti i consensi moderati, quindi vincere la partita interna. Ma – come abbiamo già avuto modo di scrivere – tutto sembra dipendere dalla scelta che l’ex vice di Obama farà o no.

Il motto dell’esponente democratico non è affatto male: “Una nuova primavera americana”, che sa un po’ di “nuovo secolo americano”, ma declinato alla maniera del pensiero debole. Quello che Buttigieg incarna molto bene. Se quella di Donald Trump è una narrativa fondata sul divide et impera, quella del sindaco dell’Indiana è centrata sulla forza tranquilla. Battere The Donald non sarà facile, ma questo è uno di quei candidati che sembra voler apparire come un’ineluttabile novità. Il tycoon, insomma, non andrebbe bene per i tempi che corrono.

Prima però bisogna staccare un biglietto per la nomination presidenziale. Pete Buttigieg è sposato con uomo, “grazie” – lo ha detto egli stesso ieri sera – a un semplice voto di un singolo giudice della Corte Suprema. Parla sette lingue, tra cui l’italiano, e ha già inoltrato un messaggio in francese fluente per l’incendio di Notre Dame. Non può essere sottovalutato e non può essere analizzato alla stregua di un perdente annunciato. La politica americana ci ha spesso regalato variabili indipendenti non pronosticabili. Chi avrebbe pronosticato la vittoria di Obama nelle primarie in cui ha sconfitto la Clinton? Chi – questo ce lo ricordiamo da vicino – ha dato Trump per vincente pochi anni fa?

Bernie Sanders è molto schiacciato a sinistra. Joe Biden non ha sciolto la riserva. Beto O’Rourke, Kamala Harris ed Elizabeth Warren non sembrano sfondare tra gli elettori democratici. Sarebbe una bella storia da raccontare, quella del sindaco di South Bend opposto a Donald Trump, in una sfida tra due visioni del mondo davvero distanti.

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