Che il direttorio franco-tedesco fosse un grave errore lo sosteneva anche Bettino Craxi nel 1984: “A volte la Germania sembra lavorare per indebolire l’ Europa. L’asse franco-tedesca è un grave errore. Sarò pacato, ma sono abituato a chiamare gatto, il gatto. Kohl si muove a piccoli passi, con cose dette e non dette. Esca allo scoperto perché, l’Italia, la sua macchina economica, si è agganciata alla ripresa internazionale, e questo sembra dar fastidio ai tedeschi. Il nostro governo non può tollerare il lavorio, il tramestio, il manovrio”.

Il recente accordo tra Francia e Germania, affermò Craxi durante l’assemblea nazionale del Psi del 1° giugno 1984, “mette a rischio gli intenti e il benessere di tutti, in favore di una super-nazione nel cuore del continente. Pensare ad un’Europa costruita su un asse franco-tedesco sarebbe un grave errore e provocherebbe reazione, disaffezione, e alla fine distacco dalle altre nazioni”. Parole, quello dello statista, che oggi suonano profetiche.

L’asse franco-tedesco: un grave errore

L’Unione Europea, nata per pacificare principalmente Francia e Germania sotto l’ombrello della sicurezza della Nato e degli Stati Uniti, affronta da tempo enormi contraddizioni. La Germania, con i suoi oltre 80 milioni di abitanti, è posta al centro della Kernereuropa, ed è la potenza egemone economica. Sotto il profilo della sicurezza, dipende totalmente dagli Stati Uniti e ha rinunciato ad essere un grande potenza militare. Non a caso, quando si affrontato le grandi questioni internazionali, Berlino non conta nulla. È totalmente ininfluente. La Francia, al contrario, grazie ai compromessi con la Germania, non ha mai rinunciato a muoversi secondo la logica di potenza: cosicché in Nord Africa come in Medio Oriente, si è sempre impegnata militarmente quando l’ha ritenuto opportuno e in osservanza ai propri interessi nazionali.

Emmanuel Macron, a dispetto della retorica europeista, parla da liberale e si comporta da “sovranista”. Al momento ci sono due linee, scrive Carlo Pelanda sul la Verità: la strategia eurosovranista francese che punta a fare dell’Ue un impero come terza forza alla pari con America e Cina e quella mercantilista-neutralista tedesca con l’obiettivo di mantenere relazioni commerciali con tutti senza prendere un profilo geopolitico che le danneggi. La prima è stata esplicitata con molta chiarezza nel recente libro di Bruno Le Maire (Il nuovo impero: Europa nel 21° Secolo) attuale ministro dell’Economia e delle finanze francese: se l’ Ue non si organizza come potere forte mondiale diventerà vassallo di America o Cina oppure di ambedue.

Tale ‘dualismo’, nonostante il Trattato di Aquisgrana, è entrato in crisi. Come osserva Pelanda, infatti, da un biennio queste due linee provocano divergenze pesanti tra Francia e Germania, pur contenute da compromessi per la priorità del mantenimento della diarchia, ma stanno comunque portando l’ Ue verso una proiezione di potenza autonoma. La Francia spinge per una difesa europea di fatto post Nato. La Germania la frena per evitare un conflitto con l’America.

Stati Uniti e Cina osservano interessate ma l’asse franco-tedesco è sempre più debole. Washington è infastidita dal surplus commerciale della Germania e non tollera che all’interno della sua sfera d’influenza vi sia una potenza egemone che ha come primo partner commerciale proprio la Cina, rivale strategico numero uno per Washington. Le nomine delle ‘atlantiste’ Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione Europea e di Christine Lagarde alla Bce, gradite a Washington, e supportate dai Paesi filo-americani di Visgrád, hanno messo in soffitta lo “schema” Osaka supportato da Merkel e Macron e dato, come scrive Pelanda, “una veste pro-atlantica al neutralismo-autonomismo europea”.

Le ambiguità strategiche dell’Europa

L’ambiguità di fondo e le contraddizioni strategiche che contraddistinguono l’Unione europea permangono in un mondo che si appresta a consolidare il suo assetto multipolare e, nel quale, gli Stati Uniti tenteranno di mantenere lo status quo contro la superpotenza in ascesa (Pechino). Qualora, come sperano gli europeisti, conseguisse l’unità, come si comporterebbe l’Europa? Come spiega Henry Kissinger nel suo Ordine Mondiale l’Europa “ha tre alternative: promuovere la partnership atlantica; adottare una posizione sempre più neutrale; oppure muoversi in direzione di un tacito patto con una potenza extraeuropea o con un gruppo di tali potenze. Pensa ad alleanze variabili, o si vede come membro di un blocco nordatlantico che in generale adotta posizioni compatibili? A quale passato si collegherà l’Europa? A quello recente di coesione atlantica o a quello storico a più lungo termine, caratterizzato da manovre per trarre il massimo vantaggio in vista dell’interesse nazionale?”.

Come spiega lo stesso Kissinger “neppure la nascente organizzazione di ‘regole e norme’ da parte di un’élite paneuropea risulterà un veicolo sufficiente per la strategia globale se non sarà accompagnato da una qualche capacità di incidere sulle realtà geopolitiche”. Mentre l’Europa riflette sul proprio futuro, la leadership franco-tedesca si è dimostrata incapace di fronteggiare adeguatamente alle sfide (geo)politiche più complesse, accrescendo i sentimenti nazionalisti e “sovranisti” in tutta Europa, sempre più insofferenti dell’inadeguatezza di Berlino e Parigi, a cominciare dal fenomeno dell’immigrazione verso il Continente europeo che aggrava le linee di frattura all’interno dell’Ue.

Rifiutando le lezioni della storia, scrive Ashoka Mody su InsideOver, l’Unione europea ha scelto di essere una confederazione: un instabile spazio intermedio tra federazioni politicamente legittimate e Stati sovrani indipendenti che operano all’interno di un sistema commerciale liberamente connesso e basato sulla fiducia reciproca. Quello spazio intermedio è ‘anarchico’, basato su una mutevole ‘logica del bilanciamento del potere’, come ammesso da Madison e Washington e come ricordato dallo studioso di relazioni internazionali John Mearsheimer.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.