Accerchiare Washington, o quanto meno mettergli pressione attivando canali diplomatici a ridosso dei suoi confini. E per giunta in un momento delicatissimo, con una guerra in corso e tanti punti interrogativi sul futuro. A questo proposito la Russia, che ha già mosso navi e sottomarini nucleari, potrebbe riattivare alcune vecchie amicizie in America Latina. Ci riferiamo ovviamente a Cuba e Venezuela, Paesi per anni rimasti ai margini dei grandi giochi geopolitici globali e adesso tornati in rampa di lancio, se non altro per la loro posizione strategica.

Qualche giorno fa i media russi hanno cavalcato proprio gli ultimi movimenti militari del Cremlino, scrivendo che il sottomarino nucleare russo del progetto Borey (“in grado di distruggere la maggior parte del territorio statunitense in pochi minuti”) si sarebbe avvicinato alla costa degli Stati Uniti senza essere osservato. Pare, inoltre, che il mezzo sia stato individuato solo dopo il suo rientro alla base, a conferma della presunta intraprendenza di Mosca.

Sottomarini russi in America Latina?

Un articolo pubblicato sulla Pravda, al netto dell’eventuale intento propagandistico, ci fa riflettere su una possibile mossa attuabile da Vladimir Putin. La Russia, in ottica futura, potrebbe essere in grado di pattugliare “costantemente” le acque vicine alla costa statunitense. In che modo? Nel caso in cui Mosca decidesse di costruire “una base navale a Cuba o in Venezuela”, come del resto “hanno affermato i rappresentanti del ministero degli Esteri russo”.

Non sappiamo se Putin abbia realmente intenzione di inviare i suoi sottomarini nucleari in America Latina. Sappiamo però che Mosca ha già i suoi tentacoli in quello che una volta era considerato il “cortile di casa” degli Stati Uniti.

Lo scorso 13 gennaio, il viceministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov, affermava di “non poter né affermare né escludere che la Russia invierà risorse militari a Cuba e in Venezuela“. In tempi più recenti, il 16 febbraio, direttamente da Caracas, il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha rilasciato importanti dichiarazioni: “Avanzeremo lungo il percorso di una potente cooperazione militare tra Russia e Venezuela”. Piccolo particolare: Maduro non era da solo ma accompagnato dal vice primo ministro russo, Yuri Borisov. E non è stato un caso, ha sottolineato il Miami Herald Tribune, che Putin abbia inviato un alto funzionario a sostenere il leader venezuelano nel bel mezzo della crisi ucraina.

Strategia reale o semplice spavalderia?

Accanto al Venezuela troviamo anche l’opzione Cuba, a suo tempo grande alleato dell’allora Unione Sovietica. Non a caso, a gennaio la Russia ha rifiutato di escludere un ipotetico dispiegamento militare in questi due Paesi, soprattutto se i colloqui con l’Occidente in merito alla sicurezza europea non avessero preso la piega giusta. Ora che la se quei colloqui sono sfociati in una guerra aperta, resta da capire se l’ipotesi basi navali russe in America Latina sia una strada percorribile o meno.

La sensazione è che una minaccia del genere sia pura spavalderia. Ma è pur vero che a Putin basta sfruttare le dinamiche politiche regionali per destabilizzare quella che la Russia considera una “sfera di influenza” americana. Il Cremlino ha dimostrato di avere una serie di opzioni per raggiungere questo obiettivo, tra cui spionaggio, attacchi informatici, campagne di disinformazione e persino l’abilitazione di canali irregolari per riciclare risorse finanziarie illecite.

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