“Bisogna muoversi usando esclusivamente le informazioni e non i propri sentimenti oppure le motivazioni politiche, non quello che pensa la gente o quello che sente (in televisione), ma soltanto usando quello che ci suggeriscono i dati”. Con queste parole, riportate dall’agenzia di stampa Reutersil governatore di New York Andrew Cuomo ha definito le volontà di continuare con il duro lockdown al quale sono sottoposti i cittadini americani del fulcro economico del Paese, sottolineando le sue preoccupazioni circa una seconda ondata di contagi. E sulla sua stessa posizione si è piazzato anche il governatore dello stato del New Jersey, Phil Murphy, che sebbene abbia evidenziato la diminuzione dei contagi anche lui ha preferito parlare della necessità di muoversi ancora con i piedi di piombo.

Gli Stati centrali stanno già ripartendo

Mentre la costa orientale è ancora vessata da un numero di contagi quotidiano eccessivamente elevato, gli Stati del centro stanno già facendo i conti con dei numeri più ridotti, col picco dei contagi che al momento sembra essere stato superato. Per questo motivo, Stati come il Texas e come l’Arkansas hanno già intrapreso il delicato percorso che li introduce nella Fase 2 della lotta al coronavirus e si stanno avviando ad un graduale ritorno alla normalità. In molti Stati sarà dunque di nuovo possibile recarsi sul posto di lavoro, con la speranza che uno sblocco anticipato rispetto alla tabella di marcia possa salvare un numero maggiore di aziende e di posti di lavoro. Tuttavia, nonostante tale soluzione sia appoggiata anche dallo stesso presidente degli Stati Uniti Donald Trump, anche questa soluzione si porta dietro un gran numero di rischi, con i quali le autorità dovranno fare i conti per salvaguardare la salute della popolazione.

New York è un teatro di guerra

Contrariamente a quanto espresso dal governatore di New York, l’idea che ci si fa quando si guarda al clima attuale delle coste del Paese è proprio quello di uno scontro politico dalle dimensioni colossali in atto tra il Partito Repubblicano ed il Partito Democratico. Non solo la distanza di pochi mesi dal fatidico novembre che darà la riconferma o la bocciatura a Trump ma anche le posizioni polarizzate contribuiscono a lasciar trasparire questa idea, con gli incaricati a gestire la situazione di emergenza spesso in aspro conflitto tra di loro. E in tutto questo, la megalopoli di New York – fulcro economico degli Stati Uniti – non può che essere la capitale della contraddizione che sta accerchiando il mondo politico americano nelle ultime settimane.

Mentre ad ascoltare il presidente degli Stati Uniti il peggio sarebbe stato già passato oltre due settimane fa, secondo Cuomo sono proprio i prossimi giorni quelli cruciali per evitare che il New Jersey cada in una seconda ondata di contagi. E nonostante anche nel mondo americano sia idea comune che il patogeno abbia perso di potenza, tale eventualità deve comunque essere scongiurata con tutte le forze possibili: anche se ciò significasse danneggiare economicamente il popolo americano.

Anche il Covid-19 rientra nella campagna elettorale

Le due posizioni tenute dai partiti di maggioranza del mondo statunitense in fondo rappresentato quelle che sono le necessità del governo americano e dell’opposizione alla presidenza. Mentre Trump è infatti atteso dalla sfida per salvare l’economia e la produttività del Paese, il Partito Democratico può giocarsi la carta della gestione della pandemia, con ogni vita salvata che può svolgere il ruolo di pedina all’interno dello scenario propagandistico della campagna elettorale.

Questo dualismo di fondo – sul quale è stata giocata l’intera gestione a livello federale e che si trova alla base della contraddizione nelle risposte tenute dai vari Paesi – rischia di inficiare però la buona riuscita di entrambe le fasi di contenimento della pandemia; con i risultati che si sono già visti nelle dimensioni della pandemia nelle metropoli statunitensi. Ad ennesima conferma che molte volte alla politica interessa più il modo in cui appaiono le cose rispetto alla loro effettiva realtà, in un Paese dove inoltre ciò è evidente almeno sin dai tempi della guerra in Vietnam.

Quella tra Cuomo e Trump, in fondo, altro non è che una sfida a distanza; una scommessa sulla salute e sulle tasche dei cittadini per dimostrare che la propria visione è quella corretta per uscire il più velocemente possibile dalla crisi. E con ogni probabilità, dall’esito di questo scontro potrebbe dipendere anche il voto di New York nel prossimo novembre, che mai come quest’anno potrebbe diventare la discriminante per l’elezione del prossimo presidente degli Stati Uniti d’America.

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