Prima la pubblicazione del libro “Fire and Fury: Inside the Trump White House” di Michael Wolff, che mette nero su bianco un viaggio poco edificante nella Casa Bianca di Donald Trump, diventato in pochi giorni già un “bestseller”. Poi, il discorso ai Golden Globes della conduttrice Oprah Winfrey che ha letteralmente infiammato i democratici, che ora sperano di poter puntare su di lei alle elezioni presidenziali del 2020. Giornate apparentemente memorabili, dunque, per i liberal americani, e per un movimento d’opinione ostile a Donald Trump che pare aver ritrovato rigore e nuove certezze.

Non tutti però sono entusiasti di come sta procedendo la “lotta” contro il presidente repubblicano. Tra questi c’è David Brooks, il quale sottolinea sulle colonne del New York Times come il movimento contro il tycoon stia perdendo la sua integrità e identità per assomigliare pericolosamente al nemico giurato.

Il declino dell’anti trumpismo

Nel suo editoriale, Brooks, che si definisce un orgoglioso militante “anti-Trump”, afferma che il movimento ostile al presidente “sembra stia diventando sempre più ottuso e pare essersi ambientato in una versione compiaciuta e fiabesca della realtà che tiene lontana le informazioni discordanti. Sempre più persone anti-Trump sembrano raccontarsi la storia della ‘Pazzia di Re Giorgiò: Trump è un pazzo semianalfabeta circondato da licenziosi che sono moralmente, intellettualmente e psicologicamente inferiori a persone come noi. Mi piacerebbe pensare che sia possibile essere ferventemente anti-Trump e allo stesso tempo non ridurre tutto a una favola”.

Militanti ottusi e un po’ arroganti, dunque, che rifiutano di comprendere i motivi per i quali Donald Trump ha vinto le elezioni: “La maggior parte delle persone che detestano il presidente non conosce nessuno che lavori con lui o lo sostenga. E se hanno amici e familiari che ammirano Trump, hanno imparato a non parlare di questo argomento. Così ricevono la maggior parte delle informazioni sul Trumpismo da altri che già lo detestano”, sottolinea. 

Il libro di Wolff? Soltanto voci

Poi c’è il libro scandalistico di Michael Wolff,  il simbolo del declino del movimento contro il presidente Usa. Lo scrittore, sottolinea Brooks, “non pretende di aderire ai normali standard giornalistici: ammette felicemente che sta rilanciando voci che sono troppo belle per controllare. In ogni guerra, le nazioni arrivano ad assomigliare ai loro nemici, quindi suppongo sia normale che il movimento anti-Trump assomigli a quello pro-Trump”.

Ma questo, secondo Brooks, “non è affatto un bene” perché “questa non è solo una battaglia contro un presidente, è una lotta sulle regole che useremo dopo Trump. Cadremo tutti in modo permanente nello standard di Trump di comportamento accettabile? Ripristineremo la distinzione tra eccellenza e mediocrità, verità e menzogna? Insisteremo sulla differenza tra un vero esperto e un trombone malinformato? Ripristineremo la distinzione tra quelle istituzioni come l’Ufficio del Congresso del Bilancio che operano secondo standard professionali e parlano con autorità legittima, e le fabbriche di propaganda che non lo fanno?”. 

E mentre i democratici si interrogano sulle strategie da adottare per sconfiggere The Donald nel 2020, il presidente Usa ha annunciato che parteciperà al World Economic Forum che si terrà dal 23 al 26 gennaio nella località svizzera di Davos. Palcoscenico importante per Trump, che vuole rinvigorire la sua immagine di abile e scaltro uomo d’affari. 

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