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Non arrivano solo notizie negative dalla penisola coreana, ma anche qualche spiraglio di luce nell’oscurità delle tensioni nucleari. Per la prima volta dal 2010, un diplomatico delle Nazioni Unite è stato a Pyongyang. Lo scopo della missione è stato indubbiamente quello di alleggerire le tensioni dopo l’ennesimo test missilistico nordcoreano e le imponenti esercitaizoni militari congiunte di Stati Uniti e Corea del Sud, ma anche per sondare il terreno su possibili negoziati di pace.

Il rappresentante Onu, Jeffrey Feltman, vicesegretario generale per gli affari politici ha discussioni “questioni di reciproco interesse e di reciproca preoccupazione”, come ha detto il portavoce Onu Stephane Dujarric, senza però poter confermare se il funzionarie del Palazzo di Vetro sarebbe stato ricevuto dal leader nordcoreano Kim Jong-un. Cosa che in effetti non sembra essere avvenuta, dal momento che ciò che trapela da Pyongyang è che gli incontri sono stati con Ri Yong-ho, potente ministro degli Esteri, e Pak Myong-kuk, viceministro. Feltman è stato in Corea del Nord una settimana, in una missione che ha pochissimi precedenti sia per la meta che per la delicatissima fase storica in cui essa è avvenuta. La scorsa settimana, Pyongyang ha lanciato il suo ultimo e più potente missile balistico intercontinentale, Hwasong-15, provocando l’ira degli Stati Uniti ma anche la netta condanna dei tutti gli Stati della comunità internazionali, in particolare di Cina e Russia, preoccupati dalla militarizzazione della crisi coreana e della stessa penisola. Il via alle esercitazioni congiunte Usa-Corea del Sud che, per la prima volta, hanno visto protagonisti ben 12 jet “stealth” (invisibili ai radar, sei F-22 Raptor e sei F-35) sui 230 impiegati è stata soltanto l’ultima prova per Pechino e Mosca dei rischi per la loro strategia asiatica.

Feltman è arrivato a Pyongyang accogliendo un invito della Corea del Nord avanzato già a settembre. E questo già è un indizio interessante non solo sull’importanza della missione, ma anche sul ruolo che le Nazioni Unite possono ancora avere nella crisi coreana. Ma che dimostra anche come vi sia la volontà di Pyongyang di non arrivare alla rottura totale. Una volontà che Kim cela dietro test, provocazioni e retorica bellicistica, ma che va letta tra le righe proprio di queste stesse azioni che di per sé appaiono foriere solo di guerra. E non è un caso che il portavoce stesso delle Nazioni Unite, alla domanda su una possibile futura missione del Segretario generale, Antonio Guterres, non abbia voluto smentire. Una missione che difficilmente sarà attuata, ma che comunque non viene esclusa a priori dagli uffici del Palazzo di Vetro, dove anzi è a tutti chiaro che soltanto la consegna delle chiavi della crisi all’organizzazione internazionale potrà far disinnescare il potenziale conflitto. Idea che a Pyongyang sembra abbiano accolto con favore, dal momento che, come riporta l’agenzia statale Kcna, gli incontri sono serviti anche per promuovere contatti e incontri futuri per risolvere la crisi. Ed è un’idea che promuovono anche a Pechino, consapevoli della necessità di un ombrello delle Nazioni unite per ogni tipo di risoluzione dell’area.

Proprio al fine di consolidare la sinergia tra Onu e Cina, il vicesegretario generale delle Nazioni Unite andrà anche a Pechino. La Cina, nonostante sia considerata superficialmente alleata della Corea del Nord, considera ormai Kim Jong-un un vicino scomodo, tanto che ha sempre accolto le sanzioni imposte dalle Nazioni Unite, condannando invece la scelta unilaterale degli Stati Uniti di voler imporre ulteriori sanzioni di loro spontanea volontà. L’asse fra l’Onu e il governo di Xi Jinping potrebbe essere estremamente importante per una soluzione stabile dell’escalation, non solo per il peso geopolitico assunto dalla Cina e il suo peso specifico all’interno del Consiglio di Sicurezza, ma anche per la totale dipendenza della Corea del Nord dalle esportazioni cinesi. E, sempre a Pechino, la prossima settimana, dal 13 al 16 dicembre, arriverà il presidente sudcoreano Moon Jae-in. Sarà la prima volta di Moon in visita ufficiale da in Cina e sarà un tour estremamente importante per comprendere il futuro della penisola coreana. Il riavvicinamento fra Pechino e Seul è essenziale per le economie dei due Stati ma anche per la stabilità dell’area.

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