Joseph Joe Kennedy, pronipote di John Fitzgerald, nipote di Bob e figlio di Joe, tutti Kennedy ovviamente, ha avuto il compito di replicare questa notte a Donald Trump e al suo discorso sullo “Stato dell’Unione”. Il Partito Democratico le sta tentando tutte. La candidatura di Oprah Winfrey alla Casa Bianca è naufragata circa due ore dopo l’annuncio televisivo: troppe foto con Weinstein rintracciabili sul web per poter risultare credibile di questi tempi. I candidati potenziali provenienti dalla vecchia guardia, Biden e la Warren su tutti, hanno il “difetto” di essere troppo assimilabili al disastro politico-economico targato Obama-Clinton. I dati sull’America di Trump, anche se molti commentatori progressisti continuano a negare l’evidenza, raccontano di una situazione sociale in divenire e caratterizzata da due fattori: la diminuzione della disoccupazione e l‘aumento degli investimenti imprenditoriali

A coloro che continuano a negare l’evidenza, consiglieremmo una gita fuori porta nella sede Fca di Piedimonte San Germano, vicino Cassino, dove trecento interinali sono stati assunti a tempo indeterminato. La riforma fiscale di Trump ha permesso infatti di raddoppiare gli utili dell’azienda che risiede, com’è noto, negli States. E più utili significano banalmente più investimenti e, soprattutto, più occupazione. Sì, anche per i lavoratori italiani. 

L’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, dal canto suo, dovrà in qualche modo rispondere di questa foto, che lo ritrae accanto a Louis Farrakhan: un personaggio che Giampaolo Rossi, sul suo blog de IlGiornale.it , ha definito come “conosciuto sopratutto per le sue posizioni filo-islamiste, anti-semite e violentemente omofobe “. Hilary Clinton, ancora, sembra avere guai ancora più grossi da affrontare: secondo questa inchiesta, l’ex presidentessa in pectore avrebbe difeso un membro del suo staff nonostante fosse l’autore di molestie nei confronti di un’impiegata. Una storia che sembra sotterranea, poco propagandata a mezzo stampa e, soprattutto, resa pubblica a distanza di tempo. Nulla di nuovo, insomma, rispetto a quando si ha a che fare con buona parte delle vicende riguardanti l’ex segretario di Stato. 

Le elezioni di metà mandato si avvicinano e i dem risultano privi di un front man in grado di rappresentarli simbolicamente. Servirebbe, insomma, quella che in Italia qualcuno ha definito “rottamazione”. Perché, quindi, non provare con un Kennedy? Una mossa che sa tanto di usato sicuro, ma anche di disperazione. 

La contrapposizione politica tra il presidente Trump e il giovane esponente democratico, del resto,  non potrà che essere dicotomica: il tycoon rappresenta in tutto e per tutto l’idea di Stati Uniti che gli ambienti frequentati dall’ultimo rampollo di casa Kennedy detestano con tutto il cuore. Joseph Kennedy è un millenial sostenitore dei diritti dei “Dreamers”, cioè dei figli degli immigrati, è uno degli esponenti più convinti della bontà dell’Obamacare, è impegnato (indirettamente, intendiamoci)  nelle battaglie femministe e in quelle per le politiche ambientali alla Al Gore. Viene dall’Università di Stanford, California, e ha frequentato i corsi neoliberal tenuti dalla senatrice Warren. Joseph Joe Kennedy, insomma, incarna in pieno quell’idea di America che Richard Nixon etichetterebbe così: “Harvard Bastards”, cioè sostanzialmente dei “fighetti” lontani dalle esigenze concrete di un operaio del Rust Belt.

Kennedy, crediamo si possa prevedere con facilità, dichiarerà nel suo discorso che l’America, “grazie” alla presidenza Trump, è peggiorata socialmente, è scaduta nel razzismo e ha cominciato a negare i diritti basilari delle minoranze. Al tycoon basterebbe mostrare questi dati sull’occupazione dei neri degli Stati Uniti per smentirlo di netto prima ancora di iniziare. Donald Trump, tuttavia, avrà la possibilità di elencare qualche “piccolo” successo: i record toccati a Wall Street, la riduzione del tasso di disoccupazione e, come detto, l’aumento degli investimenti aziendali dovuti alla sua riforma fiscale. Numeri contro cui neppure l’ultimo immaginifico successore di una dinastia decaduta potrà eccepire nulla. 

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