Luigi Di Maio vola negli Stati Uniti. Il vice premier italiano ha iniziato il suo breve tour americano per incontrare, fra gli altri, il segretario al Commercio, Wilbur Ross, e il consigliere per la Sicurezza Nazionale, John Bolton. Due incontri di particolare rilevanza che servono soprattutto al capo politico del Movimento Cinque Stelle per dare rassicurazione al governo statunitense su quanto avvenuto in questi ultimi giorni, con il memorandum sulla Nuova Via della Seta concluso con la Cina che ha rappresentato una vera e propria crepa nel rapporto (fin qui molto positivi) fra governo giallo-verde e amministrazione Trump.

Di Maio, uno dei più grandi fautori dell’accordo con Xi Jinping, è apparso molto più aperto a Washington appena sbarcato negli Stati Uniti. Incontrando la stampa nella capitale americana, il ministro dello Sviluppo economico ha immediatamente chiarito la sua posizione nei confronti della Cina: “Ho incontrato a Washington il segretario al Commercio Wilbur Ross. L’ho rassicurato sull’accordo sulla Via della seta con la Cina e gli ho ribadito che non si tratta di un’alleanza geopolitica, ma di un occasione commerciale per le aziende italiane. E che il rischio era che venissimo scavalcati da altri Paesi”.

Queste le parole del leader pentastellato per smarcarsi da chi lo ha accusato di avere avallato una decisione contraria all’alleanza con gli Stati Uniti e invece apertamente rivolta in favore di Xi. Frasi che assomigliano quasi a una scusa (forse tardiva) di fronte a un fatto compiuto: il memorandum con la Cina è inevitabilmente una vittoria geopolitica di Pechino, che ha dimostrato di essere in grado di scardinare le certezze di Washington nel Mediterraneo  e in Europa intrecciando con Roma un rapporto privilegiato. Che il governo alleato di Trump nell’Ue abbia deciso di firmare un accordo bilaterale per avallare la Nuova Via della Seta è stata una mossa che a Washington non è piaciuta. E il viaggio di Di Maio arriva in un momento particolarmente intenso nelle relazione euro-atlantiche.

E adesso, Di Maio si trova nella difficile situazione di dover “riabilitarsi” alla corte di The Donald per ottenere soprattutto due cose: concessione sul programma F-35, commesse e soprattutto concessioni da parte dell’alta finanza Usa dopo quanto accaduto in queste settimane. Dopo le frizioni sul Venezuela e la scelta del memorandum con Pechino, il Movimento Cinque Stelle noni ha dimostrato di essere un partito in linea con l’agenda dell’amministrazione Trump. E questo può diventare un problema per un partito di governo che cerca sponde al di fuori dell’Europa.

Per il ministro si tratta di una missione molto complicata. Dovrà da una parte giustificare la scelta del suo partito (e quindi del governo) ma, dall’altra parte assicurare di essere ancora il “migliore” alleato degli Stati Uniti nell’Unione europea difendendo soprattutto la nostra economia. E sembra che questa condizione di svantaggio del ministro pentastellato non sarà facilmente rovesciata. L’America non ha un interesse a ricucire nettamente con il Movimento Cinque Stelle, visto che aveva più volte avvertito Palazzo Chigi sul fatto di frenare sul memorandum con la Cina.

Da Washington erano stati chiari: e adesso sembra difficile che lo “sgarbo” fatto a Trump ossa essere seguito da ulteriori concessioni da parte dell’alleato Oltreoceano. Perché sembra difficile credere che gli Stati Uniti accettino l’Italia nella Nuova Via della Seta e, contemporaneamente, diano di nuovo credito alle richieste del M5S. La firma del memorandum arriva dopo lo stop alle trivelle – con i giganti dell’energia Usa che potrebbero fare causa all’Italia -, dopo lo spostamento del pagamento degli F-35, dopo la visita a Mosca dio Roberto Fico, dopo i tentennamenti sul sostegno all’autoproclamato presidente venezuelano Juan Guaidò e dopo il possibile stop al gasdotto EastMed. Insomma, negli ultimi tempi, i pentastellati hanno assunto una direzione del tutto divergente dall’agenda trumpiana. E questo nonostante Trump avesse dimostrato una perfetta sintonia con Giuseppe Conte.

Per Di Maio potrebbe essere un flop che avrà delle ricadute anche sul piano interno. Perché se il viaggio a Washington doveva essere il modo per scavalcare Matteo Salvini nel legame con l’amministrazione Usa – anticipando per la prima volta il leradeer leghista – potrebbe invece risultare del tutto controproducente. Mentre il ministro dell’Interno, di cui si vocifera di un viaggio negli Stati Uniti a giugno subito dopo le elezioni europee, potrebbe arrivare in America nel momento migliore. E con la stabilità politica del governo che, dopo le europee, potrebbe essere colpita radicalmente.

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