Una pace tra Israele e Libano è possibile? Al momento appare una prospettiva molto lontana: i due paesi non hanno rapporti diplomatici, Beirut non riconoscere lo Stato ebraico, diverse sono le dispute lungo i confini. Ma una possibile mediazione dovuta all’esigenza di entrambi i paesi di sfruttare i propri giacimenti di gas dirimpettaie alle coste, potrebbe rendere al tempo stesso la guerra un’ipotesi remota.

I giacimenti del Mediterraneo orientale

Dall’Egitto fino a Cipro, passando per le coste di fronte Libano ed Israele: questa zona del mar Mediterraneo negli ultimi anni si riscopre come un vero e proprio serbatoio di gas e di petrolio. Materie prime individuate dopo lunghe ricerche da parte di molti colossi del settore, tra cui la stessa italiana Eni, e che rappresentano per gli Stati in questione una fonte importante di svolta per le proprie rispettive economie. Israele ad esempio, estrae oramai a pieno regime gas dalle proprie acque dirimpettaie alle coste meridionali del paese, nei prossimi mesi potrebbe iniziare a venderlo.

Ma anche lungo le coste settentrionali non mancano giacimenti di gas e materie prime individuati negli ultimi anni. Si tratta di zone in parte condivise con il Libano, acque la cui territorialità per la verità è in alcuni punti anche contesa tra lo Stato ebraico ed il paese dei cedri. Un contesto che indubbiamente potrebbe bloccare le attività di tali giacimenti e quindi far mancare quei proventi che rappresenterebbero autentica boccata d’ossigeno sia per Tel Aviv che per Beirut.

L’incontro tra i rappresentanti dei due paesi

Non solo mancanza di rapporti diplomatici, ma anche contese, tensioni ed almeno due guerre come quelle del 1982 e del 2006: tra Israele e Libano vi è una lunga serie di gravi episodi che mostrano una situazione di tensione che perdura da diversi decenni. Il conflitto del 2006 vede principalmente protagonisti l’esercito israeliano ed i miliziani del gruppo filo sciita degli Hezbollah, ritenuto come “longa manus” di Teheran nel paese dei cedri. Ma questo è soltanto uno dei motivi che tiene reciprocamente distanti i due paesi. Ecco dunque come mai suscita scalpore la notizia del possibile incontro tra alcuni rappresentanti di Israele e Libano, sotto l’ombrello della mediazione Usa. Si parla, in particolare, di un prossimo colloquio tra un diplomatico israeliano, uno libanese e l’americano David Satterfield. Quest’ultimo, come scrive La Stampa, è un diplomatico di lungo corso, ambasciatore Usa a Beirut durante gli anni della guerra civile nel paese dei cedri e grande conoscitore delle dinamiche mediorientali.

L’incontro dovrebbe tenersi in territorio libanese, nella località di Naqura: si tratta della cittadina che ospita dal 2006 il quartier generale della missione Unifil, la stessa nata proprio a seguito del conflitto tra Israele ed Hezbollah sotto l’egida delle Nazioni Unite e che vede anche una massiccia partecipazione italiana. Piatto forte dell’incontro, le dispute territoriali: nessuno insomma chiederà ai due paesi di avviare un processo di normalizzazione dei rapporti diplomatici, circostanza questa molto lontana dalla realtà, si cercherà invece di intervenire su specifici punti per mettere fine a reciproche contese territoriali.

Ed indubbiamente il pensiero non può non andare alle dispute che riguardano quelle acque territoriali che nascondono alcuni dei più importanti giacimenti del Mediterraneo orientale. Sia Israele che Libano hanno bisogno dei proventi di quel gas e di avviare le attività senza tensioni e con la chiarezza dei rispettivi confini. Ecco dunque che l’esistenza dei giacimenti potrebbe portare ad una distensione dei rapporti, ad un’individuazione di una strada comune per sfruttare quelle materie prime attualmente più importanti di ogni disputa politica. Israele e Libano probabilmente nei prossimi anni non avranno mai un vero e proprio rapporto diplomatico, ma il gas potrebbe per il momento far allontanare ogni possibile vento di guerra.

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