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Non c’è solo il Coronavirus in Italia. E se è chiaro che l’allerta deve essere massima, bisogna anche guardarsi intorno: perché mentre il governo e i media si occupano di virus, qualcos’altro incombe sull’Italia. E non è detto che abbia effetti meno importanti sulla nostra vita e sulla nostra economia. Ma soprattutto sul futuro del Paese.

Due in particolare i problemi principali. Da una parte la riforma del Mes, che continua a muoversi sottotraccia anche se dall’Italia si rivela (almeno per il momento) un silenzio assordante. Dall’altra parte, il trattato del Quirinale, che procede nonostante la politica sia distratta da quanto avviene nei focolai del Covid, ma che potrebbe incidere sensibilmente sulle strategie italiane in Europa. Due temi essenziali che, uniti a quella guerra che continua a mietere vittime a poche miglia dalla Sicilia (si, in Libia si continua a combattere), fanno comprendere come non si possa assolutamente parlare di un periodo tranquillo per l’Italia. Al contrario: escludendo il virus e i suoi effetti sulla popolazione, sarebbero questi i temi bollenti per il governo qualora non ci fosse in corso un’epidemia. Perché si tratta di questioni di fondamentale importanza.

Sul fronte del Meccanismo europeo di solidarietà, la riforma del fondo salva-Stati, il giro di boa sarà a fine marzo. Ma è opportuno comunque tenere bene in mente che le trattative procedono e che nonostante rassicurazioni e smentite da parte di Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri, il procedimento di modifica del trattato non conosce segnali di sosta. E non conosce, soprattutto, quella logica di pacchetto tanto cara al governo giallorosso per addolcire la pillola agli italiani e che in realtà nessuno, dall’Eurogruppo, sembra aver confermato. Mario Centeno continua a ribadire che i negoziati procedono a passo spedito e che l’Europa, alla fine troverà l’accordo. E a parte qualche sferzata da parte di Emmanuel Macron – che su questo Mes vuole vederci chiaro – il governo giallorosso parla ma non assesta colpi- Una volta in accordo con la Francia, una volta in accordo con la Germania e sicuramente non in maniera cristallina con il volere del popolo italiano.

Ma, dicevamo, il giro di boa dell’Eurosummit sarà a fine marzo. I tempi tecnici ci sono ancora per evitare che passi completamente in sordina questa riforma che comunque si era già tentato di far passare in silenzio. L’altro tema di particolare rilevanza arriva sempre dall’Europa ma sponda Parigi: il trattato del Quirinale. Un accordo che a detta dei più fervidi sostenitori dell’asse tra Italia e Francia sarebbe in realtà la fotocopia italo-francese del famigerato patto di Aquisgrana tra Berlino e Parigi. Ma che pecca di un piccolo particolare (piccolo, si fa per dire) che cambia sensibilmente i connotati dei due accordi. Quello di Aquisgrana è un patto tra potenza che si uniscono per spartirsi il mercato europeo e che lottano per la supremazia della leadership dell’Unione europea. Alti e bassi fisiologici nei rapporti tra le due potenze esistono: ma quello che conta è che in fin dei conti parlano alla pari. Ed è proprio questa parità fra i due Stati quella che manca tra Italia e Francia, visto che le quinte colonne galliche in Italia sono molto più strutturate delle “lobby” filo-francesi in Germania (e viceversa). E sicuramente non esiste una penetrazione italiana nei gangli dell’economia e dell’establishment francese come invece esiste al contrario.

Basterebbe questa motivazione per far capire che il trattato del Quirinale, quello dell’amicizia tra Italia e Francia, non è un patto come quello con la Germania di Angela Merkel. Ma basterebbe anche ricordare i colpi inferti dai governi francesi agli interessi italiani nel Mediterraneo (in primis in Libia) fino alle ingerenze evidenti sui nostri governi e sul placet dato all’uno o all’altro per manifestare a tutti che quanto avverrà tra i due Paesi in quel di Napoli non è un patto qualsiasi. E viste le capacità tutte italiane di cedere di fronte alle lusinghe estere invece di porsi come interlocutore alla pari, è difficile ritenere che Roma si presenti con la schiena dritta di fronte a Parigi, nonostante siano invece tantissimi gli interessi che uniscono i due Stati. Luigi Di Maio ha parlato chiaro oggi su Facebook: “Domani infine ci sarà il vertice Italia-Francia a Napoli con il presidente Macron e questo dimostra la fiducia che gli altri Stati hanno nell’Italia nel continuare tutte le attività previste”. Certo, ma il problema in questo caso non è affatto il virus. Tra una Francia che prova ad ammorbidirci sulla sua linea, una Germania che tenta di tirarci per la giacca e nel frattempo una Libia che ribolle ma di cui non interessa più molto, l’Italia appare affetta non solo dal temibile Covid-19, ma anche da un altro problema: la miopia. Sperando non si trasformi in cecità.

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