Brillante. Estroso. Bizzarro. Per alcuni è uno stratega politico geniale, per altri è una figura machiavellica, manipolatrice, come viene ritratto nel film televisivo Brexit: The Uncivil War prodotto da Channel 4: sta di fatto che Dominic Cummings, ex consigliere speciale di Michael Gove, ha già il suo posto d’onore nella storia del Regno Unito per essere stato il capo della campagna del fronte (vittorioso) del Leave, nel 2016Ora Cummings è consulente speciale del governo conservatore britannico, insieme all’ex consigliere Edward Lister, ed è la vera mente dietro le decisioni del premier tory Boris Johnson. Il legame fra i due è forte: se Johnson era il volto della campagna ufficiale per la Brexit, Cummings era il cervello.

Come osserva la Cnn, nel Regno Unito, nonostante molte polemiche, il 48enne è ampiamente considerato un genio politico. Il suo nome è sui giornali ogni giorno. Alcuni credono che sia stato il personaggio più importante dietro la decisione del Paese di lasciare l’Unione Europea. E dopo tre anni di paralisi, Cummings ora ha promesso di trascorrere ogni ora per permettere alla Gran Bretagna di uscire dall’Ue il prossimo 31 ottobre; c’è lui, infatti, dietro la decisione di Johnson di chiedere alla Regina la sospensione del Parlamento inglese per scongiurare ogni possibile rinvio. Il consigliere politico di Johnson, infatti, ha in carico la supervisione di tutti i consulenti dei diversi ministeri e dunque la guida informale del percorso della Gran Bretagna verso il 31 ottobre.

L’odio verso le élite di Cummings

Dominic Cummings ha frequentato la Durham School e l’Exeter College di Oxford, laureandosi nel 1994 in storia antica e moderna. Nel 2011, ha sposato Mary Wakefield, vicedirettore di The Spectator. Nato a Durham, è figlio di un project manager di una piattaforma petrolifera e di una insegnante. Per molti versi associato all’ex consigliere di Donald Trump Steve Bannon, Cummings, nonostante abbia trascorso tutta la sua carriera lavorando per politici conservatori e per un think tank vicino ai tories, sostiene di non essere mai stato membro di alcun partito politico e detesta gran parte del partito conservatore per cui attualmente lavora nel Regno Unito. È altresì convinto che la classe dominante abbia disprezzato, per anni, le masse, tant’è che anche gli amici sostengono che Cummings detesti profondamente le élite politiche e un po’ apprezzi il fatto di essere visto come il genio strategico che tutti vorrebbero essere.

Abiti trasandati, aspetto talvolta bizzarro e fin troppo casual: come racconta alla Cnn, un ex collega che ha lavorato con Cummings durante il suo periodo come consigliere politico del partito conservatore quando era all’opposizione, “era solito recarsi al lavoro indossando abiti volutamente trasandati e spesso dormiva sulla scrivania durante la notte”. Genio e sregolatezza, secondo i tipici cliché della figura estrosa, fuori dagli schemi.

Prima di concentrarsi sulla campagna del Leave e poco dopo aver abbandonato momentaneamente i conservatori alcuni anni fa, Cummings si ritirò nella fattoria di suo padre nel nord dell’Inghilterra e lesse. Un sacco. Occasionalmente pubblicò i suoi pensieri su un blog nel quale manifestò le sue ossessioni: la stima per lo statista Otto von Bismarck, la scienza della probabilità, gli scacchi ma anche i suoi rancori (contro David Cameron, George Osborne, la maggior parte degli esperti politici).

Il consigliere di BoJo vuole la Brexit

Il consigliere di Boris Johnson, come scrive Politico, si descrive come “non un tory ma un libertario”, un “populista” o “qualsiasi altra cosa” e in uno scritto del gennaio 2017 ha delineato le sue argomentazioni a favore della Brexit del Regno Unito. “Credo fortemente che 1) un ritorno al protezionismo degli anni ’30 sarebbe disastroso, 2) la strada più veloce per raggiungere questo obiettivo è continuare senza alcun controllo democratico sull’immigrazione o sulle politiche dei diritti umani per i terroristi e altri criminali gravi, quindi 3) la migliore politica pratica è ridurre (per un po’) l’immigrazione non qualificata e aumentare l’immigrazione altamente 4) ciò richiede l’uscita dall’Ue 5) si spera che spinga il resto dell’Europa a limitare l’immigrazione e quindi a limitare le forze estremiste che altrimenti provano a reprimere il libero scambio”. Cummings, infatti, è un eccentrico liberal-conservatore moderato e tutt’altro che un “sovranista” alla Donald Trump.

Nella visione politica di Cummings, il Regno Unito fuori dall’Ue assumerebbe “un ruolo centrale nell’affrontare i maggiori problemi dell’umanità e nel plasmare le nuove istituzioni, sostituendo l’Ue e le Nazioni Unite” ma prima occorre risolvere il nodo gordiano della Brexit. Un obiettivo che vale un’intera carriera: Take back control, appunto, come recita lo slogan da lui coniato nel 2016.

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