“Il dialogo diretto di Kiev con Donetsk e Lugansk per l’attuazione piena e completa degli accordi di Minsk sarebbe un elemento chiave per la soluzione della crisi ucraina”. È quanto è emerso ieri notte, al termine della conferenza telefonica a cui hanno partecipato i leader del “quartetto Normandia”, Putin, Merkel, Hollande e Poroshenko, per discutere degli ultimi sviluppi della crisi nel Donbass e l’implementazione dell’accordo per il cessate il fuoco raggiunto nel febbraio del 2015 nella capitale bielorussa.Una consultazione che si è resa più che necessaria dopo il deterioramento della situazione sul campo nelle ultime settimane. Donetsk è accerchiata dalle posizioni dell’esercito ucraino, che ogni sera inizia a bersagliare i quartieri periferici della città. L’ultimo bombardamento ieri, nel nel quartiere Petrovsky  e nel villaggio di Staromikhaylovka, alla periferia ovest di Donetsk, dove una persona è rimasta ferita e otto abitazioni civili sono state distrutte. L’artiglieria pesante, che in base agli accordi di Minsk dovrebbe rimanere distante almeno quindici chilometri dalla linea del fronte, continua a centrare obiettivi civili. Nella serata di ieri 127 bombardamenti si sono registrati nei sobborghi della città, a Yasenavataya, Sakhanka e a Novoazovsky. Anche la zona di Lugansk, dove la situazione è assai più tranquilla rispetto a Donetsk, è stata colpita otto volte con colpi di mortaio nella serata di ieri.La tensione non accenna ad abbassarsi. Ogni giorno ci sono vittime fra i militari di entrambi gli schieramenti e ad essere colpiti sono troppo spesso i civili residenti nelle aree limitrofe alla “linea di contatto”. Il Cremlino ha chiesto “la fine immediata degli attacchi da parte dei gruppi armati ucraini agli insediamenti del Donbass”, mentre il presidente ucraino Petro Poroshenko, ha insistito sulla “creazione di condizioni di sicurezza per lo svolgimento di elezioni locali a Donetsk e Lugansk, sulla base della legislazione e delle norme dell’Osce”. E un accordo sulle proposte relative allo svolgimento delle elezioni e sulla concessione da parte di Kiev di statuto speciale e autonomia alle due regioni separatiste, potrebbe essere stato raggiunto ieri dai leader del formato Normandia. Anche se il nuovo governo ucraino ancora non dispone di una maggioranza tale da poter modificare la Costituzione e attuare le riforme costituzionali imposte dagli accordi di Minsk, proprio per concedere uno status speciale alle regioni di Donetsk e Lugansk.Riguardo lo schieramento di una nuova missione di polizia dell’Osce nel Donbass, per il monitoraggio del cessate il fuoco, con poteri più estesi rispetto all’attuale, il Cremlino ha fatto sapere che lo schieramento degli osservatori armati non sarà tollerato al confine russo-ucraino, ma sarà accettato dalla Russia solo a ridosso della “linea di contatto”, e che la missione dovrà agire in accordo con le autorità separatiste. La proposta di inviare osservatori armati dell’Osce nel Donbass è stata giudicata invece “inammissibile” dalle autorità dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, e “verrà considerata come un intervento militare”, ha dichiarato il rappresentante della DNR presso il gruppo di contatto, Denis Pushilin. Il portavoce del Cremlino, Dmitrj Peskov, ha poi replicato alle dichiarazioni di Poroshenko sulla necessità di ripristinare il controllo sul confine russo-ucraino. La questione del confine, per il Cremlino, è già disciplinata nei punti dell’accordo di Minsk, e quindi, su questo, “non c’è nulla da discutere”.I diciotto punti degli accordi di Minsk stentano ad essere implementati e la tregua, se mai fosse entrata davvero in vigore, sta diventando giorno dopo giorno più fragile. Una soluzione definitiva alla crisi, dunque, sembra ancora lontana, mentre nel Donbass si continua a sparare.

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