Che cosa accadde realmente il 7 aprile 2018 a Douma, in Siria? Un attacco chimico, come sostenuto dall’opposizione siriana e dagli Elmetti Bianchi, oppure una messa in scena, secondo la narrazione fornita dal governo di Bashar al Assad e dalla Russia? In una difficile guerra di propaganda e manipolazione, arriva l’interessante presa di posizione del produttore della Bbc Syria – vicino all’opposizione – Riam Dalati: “Dopo sei mesi di indagini, posso senza dubbio confermare che  il video nell’ospedale di Douma era una messa in scena. Non ci sono state vittime all’ospedale”, ha scritto Dalati su Twitter.

“L’attacco è avvenuto; il sarin non è stato usato. Ma dobbiamo aspettare le conclusioni dell’Opcw per confermare se è stato usato il cloro. Tutto il resto relativo all’attacco è stato fabbricato per gonfiarne l’effetto”, ha osservato il produttore. E sui ribelli presenti a Douma, Dalati osserva: “Posso dire che Jaysh al-Islam ha governato Douma con il pugno di ferro. Hanno cooptato attivisti, medici e operatori umanitari con paura e intimidazione”.

L’inchiesta di The Intercept su Douma

The Intercept, la piattaforma d’informazione creata e finanziata da Pierre Omidyar e fondata dal giornalista investigativo Gleen Greenwald, ha pubblicato un’articolata ricostruzione di ciò che avvenne in quei giorni a Douma. L’inchiesta, realizzata da James Harkin, aggiunge ulteriori elementi a ciò che sappiamo ad oggi su quelle ore: “Due mesi dopo l’evento – scrive Harkin nella sua inchiesta – un reporter dell’opposizione che lavorava con una troupe in Siria, mi ha parlato in forma anonima per paura di mettere a repentaglio la sua relazioni con gli altri ribelli”. Secondo il reporter, le morti “erano il risultato di un’inalazione di fumo – tragica conseguenza di diverse decine di persone che si erano involontariamente trovare intrappolate in uno scantinato”.

L’imperativo dei ribelli islamisti, sostiene Harkin, “era quello di catturare l’attenzione fugace di un pubblico internazionale e questo sembra aver influenzato la presentazione delle prove. Nei video e nelle foto apparsi quella sera, la maggior parte degli analisti e degli osservatori concorda sul fatto che ci sono stati alcuni segnali che i corpi  – e le bombole di gas – sono stati spostati o manomessi dopo l’evento per ottenere il massimo impatto”.

Sospetta è proprio la posizione delle bombole. Un’indagine del Forensic Architecture, pubblicata lo scorso giugno, ha dimostrato che entrambe le bombole del gas sembrano essere state ruotate, girate o spostate – e che quella sul letto, la cui valvola è rimasta più o meno intatta, fu sicuramente spostata lì dopo la sua caduta. “Non abbiamo idea di chi interferisca con le prove”, ha spiegato Eyal Weizman del Forensic Architecture. “Ma siamo quasi certi che in entrambi i siti la posizione dei contenitori fotografati non è la loro posizione di caduta originale.” Una tesi confermata anche da un ex funzionario dell’Opcw interpellato proprio da Harkin.

Le conclusioni di Robert Fisk e dell’Opcw

A seguito del presunto attacco chimico, il ministero degli esteri russo ha dichiarato che lo scopo delle accuse dell’impiego di sostanze tossiche da parte delle truppe siriane è quello di proteggere i terroristi, e giustificare eventuali attacchi dall’esterno.

Il primo a confermare la versione del governo siriano e della Russia è il celebre giornalista Robert Fisk. Come ricorda Mauro Indelicato su Gli Occhi della Guerra, il giornalista britannico raggiunge Douma pochi giorni dopo l’attacco e non trova alcuna traccia di bombardamenti non convenzionali. Fisk, inoltre, intervista  Assim Rahaibani, un medico presente a Douma il giorno dell’attacco. Rahaibani, quel giorno, opera in una clinica operativa in uno dei bunker sotterranei che affollano la città. Secondo la sua testimonianza, l’intossicazione dei civili sarebbe stata provocata dal fumo e dalla polvere dei bombardamenti governativi. Secondo il medico, inoltre, nessun ferito avrebbe presentato sintomi riconducibili all’uso di armi non convenzionali.

Il 6 luglio del 2018 l’Opcw emette il primo rapporto preliminare sull’inchiesta per i fatti di Douma. In esso si specifica il non ritrovamento di evidenti prove dell’effettuazione di un attacco chimico nella città di Douma.  In particolare, non vengono rilevate tracce di gas nervino nei campioni analizzati e di ferite riconducibili all’uso di armi chimiche.  Le uniche sostanze “sospette” riguardano vari prodotti chimici clorurati rilevati tra i campioni.

Sarà proprio l’Opcw a determinare, con più chiarezza ed ulteriori elementi oggettivi, ciò che realmente accadde quel giorno in cui morirono più di 70 persone. 

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