Mario Draghi ha iniziato il suo mandato da presidente del Consiglio con due parole d’ordine: atlantismo ed europeismo. Non erano semplici parole di convenienza di una liturgia politica tradizionale di un premier incaricato, ma stelle polari che si sono rivelate molto chiare quando la guerra in Ucraina ha ridiviso il mondo in due blocchi come nella della Guerra Fredda. Bruxelles e Washington, capitali del blocco euro-atlantico, sono diventate negli ultimi due mesi i centri di un nuovo sistema in cui a Mosca risiede l’avversario e a Kiev si proiettano gli interessi strategici. Divisione che ha ricompattato il mondo occidentale sotto l’ala dell’aquila americana e che ha ribadito la centralità dell’Alleanza Atlantica rispetto a una ricerca di autonomia strategica europea che appare ancora ben distante.

Draghi, da sempre considerato come un perfetto trait d’union tra le due sponde dell’Atlantico, sbarca negli Stati Uniti con le aspettative rispettate. Dopo l’inizio del conflitto, quando la politica estera del governo italiano appariva perfettamente in linea con i dubbi espressi da Berlino sul fronte energetico, il governo italiano ha abbracciato una politica estremamente aderente a quanto proposto da Nato e da Stati Uniti. Una scelta su cui ha influito anche l’orientamento dell’Unione europea, che si è dimostrata molto vicina alla linea della Casa Bianca sia sulle sanzioni che sul sostegno bellico e politico all’Ucraina. Draghi si è espresso nettamente a favore di Kiev e della Nato, ribadendo una linea atlantica che si è resa necessaria anche per i dubbi, espressi Oltreoceano, sulla politica italiana, accusata da sempre di avere eccessivi legami con gli avversari strategici di Washington, Pechino e Mosca in primis. E questa conferma della piena appartenenza al blocco euro-atlantico permette ora a Draghi di sbarcare in America senza particolari frizioni con l’amministrazione democratica.

A questo proposito, sono interessanti le ultime uscite del Financial Times, quotidiano che rappresenta una delle più importanti e autorevoli “spie” della posizione del mondo britannico e americano, non solo della finanza, rispetto a un leader o un partito. Nelle ultime settimane, il premier italiano è stato più volte oggetto di articoli positivi nei confronti del presidente del Consiglio considerato. Secondo il Ft, il premier italiano ha affrontato la sfida della guerra in Ucraina a “un livello superiore” rispetto agli capi di Stato e governo europei. E sempre secondo il quotidiano, il paragone con il cancelliere tedesco Olaf Scholz sarebbe tutto a favore del capo del governo di Roma. “Uno vacilla dove l’altro è decisivo” scrive il Financial Times, “e questo avrà conseguenze per gli equilibri di potere all’interno del blocco comunitario”. La “benedizione” arriva dopo le rivelazioni che parlavano di un Draghi decisivo sull’approccio a nuove sanzioni e sulle politiche per il prezzo del gas.

A conferma del pieno apprezzamento del governo Usa per quanto fatto da Draghi, anche il programma del presidente del Consiglio, che incontrerà Joe Biden alla Casa Bianca, la leadership del Congresso e la speaker Nancy Pelosi, e al termine del tour, mercoledì sera, Agenzia Nova ricorda che l’Atlantic Council conferirà al premier il Distinguished Leadership Award 2022, consegnato dalle mani della segretaria al Tesoro Usa, Janet Yellen. Il riconoscimento viene concesso alle personalità che si sono distinte per incarnare le relazioni transatlantiche. Un segnale importante, che fa capire come l’amministrazione dem e in generale lo Stato Usa sia molto interessato alle mosse di Draghi soprattutto in un momento in cui l’Europa potrebbe avere degli interessamenti mutamenti di strategie e di pensiero. Le parole di Emmanuel Macron su una nuova costruzione continentale, evitare di annichilire o punire Mosca, la volontà di ricostruire una comunità europea e di ribadire alcuni pilastri della politica estera francese e franco-tedesca sul futuro dell’Ue confermano che l’idea di Parigi e di Berlino sia quella di evitare di essere troppo in linea con l’atlantismo che ha caratterizzato questa fase di rinnovato scontro tra Occidente e Oriente. L’arrivo di Draghi a Washington può essere un termometro importante anche per capire gli obiettivi dell’agenda Usa in Europa, dal momento che, come rivelato anche dall’ambasciatrice italiana negli States, Mariangela Zappia, intervistata da Radio 24, ha detto che “ci sono segnali evidenti” sul fatto che l’Italia sia per Washington “il punto principale di riferimento, come anello di congiunzione e come ponte verso l’Unione europea”.

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