Due ex dipendenti di Twitter, Ali Alzabarah e Ahmad Abouammo, sono attualmente accusati dal Dipartimento di Giustizia americano di spionaggio internazionale per conto dell’Arabia Saudita. Secondo gli investigatori, tra il 2014 e il 2015 i due uomini avrebbero sfruttato il loro accesso privilegiato ai dati di milioni di persone per condividere con membri della famiglia saudita numeri di telefono e indirizzi e-mail degli oppositori nel mirino di Re Salman. Sotto indagine anche un terzo uomo, Ahmed Almutairi, che avrebbe fatto da intermediario.

Alzabarah ha cominciato a lavorare per il colosso di Jack Dorsey nel 2013 come ingegnere informatico, arrivando presto ad occupare posizioni di rilievo. Il suo ruolo gli garantiva l’accesso ad una serie di informazioni sensibili, utilizzate come chiavi di identificazione per i milioni di account attivi ogni giorno. Nel 2015, Alzabarah è stato contattato da Ahmed Almutairi, l’intermediario, che gli ha chiesto di volare a Washington per incontrare un rappresentante della famiglia saudita. Tornato a San Francisco, nel giro di una settimana l’ingegnere ha iniziato a manomettere più di seimila account, molti dei quali legati a oppositori o attivisti ostili a Riyad. Uno tra i tanti è stato ricollegato a Omar Abdulaziz, giornalista con più di un milione di follower e amico di Jamal Kashoggi.  Quando Twitter ha avviato le indagini Alzabarah è stato declassato a mansioni amministrative. É stato poi lui stesso a lasciare la compagnia, nel dicembre 2015.

Ahamad Abouammo, invece, si occupava della gestione di media partnership, ed è stato reclutato come spia a Londra nel 2014. Per il suo lavoro l’ex dipendente avrebbe ricevuto direttamente da Riyad un compenso di 30mila dollari sotto forma di bonifici versati ad un’associazione a responsabilità limitata creata ad hoc. Abouammo ha lasciato Twitter nel 2015 per trasferirsi a Seattle e lavorare nel marketing di Amazon, ma ha comunque continuato a gestire l’attività di spionaggio, lasciando il lato operativo in consegna ad alcuni ex colleghi.

Il New York Times riporta che la camera di controllo delle attività illecite si trova all’interno della fondazione di beneficenza “MiSK”, fondata dal principe Mohammad Bin Salman e guidata dall’ufficiale saudita Bader al Asaker. Sarebbe stato proprio al Asaker ad ingaggiare prima, e guidare poi, Alzabarah e Abouammo nella ricerca di dati sensibili. Dopo aver consegnato le dimissioni da Twitter, Ali Alzabarah — che non ha mai ottenuto la cittadinanza statunitense — è infatti tornato in Arabia Saudita e lavora ora proprio per la MiSK Foundation.

In un comunicato Twitter ha ringraziato L’Fbi e il Dipartimento di Giustizia americano per il loro aiuto nelle investigazioni, e ha detto: “Sappiamo che i nostri nemici farebbero di tutto per cercare di minare il nostro operato. L’azienda limita l’accesso ai dati sensibili degli utenti ad una stretta cerchia di dipendenti”. Poi, riguardo agli account violati di attivisti e oppositori dell’élite saudita: “Siamo coscienti dell’enorme rischio che corrono tutti coloro che diffondono le proprie idee e criticano il potere, ma disponiamo di strumenti che proteggono costantemente la loro privacy. Sosteniamo tutti coloro che utilizzano la nostra piattaforma per diffondere ideali di uguaglianza e libertà”.

Le accuse ad Ali Alzabarah e Ahmad Abouammo si inseriscono nella più ampia lotta dichiarata dall’Arabia Saudita a tutti gli oppositori del Re e al tentativo, più volte portato all’estremo, di silenziare le voci dissidenti. Basti pensare all’omicidio del giornalista Jamal Kashoggi, che dal suo esilio auto-imposto negli Stati Uniti era solito firmare articoli critici verso Riad, tragicamente ucciso il 2 ottobre dello scorso anno nel consolato saudita a Istanbul. 

Inoltre, la facilità con cui i dati degli utenti sono stati scambiati da un continente all’altro evidenzia la debolezza della Silicon Valley, dove ormai gli attacchi, sempre più frequenti, arrivano anche dall’interno. 

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