Dopo che a fine agosto centinaia di persone avevano invaso le strade di Chemnitz per protestare contro l’omicidio di un tedesco di origine cubana ad opera di un rifugiato iracheno ed uno siriano un nuovo caso di cronaca nera rischia di scatenare nuove turbolenze in Germania.

Come riporta Il Giornale, “due afghani sono sospettati di aver ucciso un 22enne tedesco in una rissa nella città orientale di Koethen, in Sassonia-Anhalt. I due uomini sono stati fermati in queste ore dalla polizia che, attraverso un comunicato, ha invitato la popolazione alla calma dopo gli ultimi episodi di tensione delle ultime settimane”. La tensione sul tema, in Germania, è al massimo, specie perché a un montante sentimento di diffidenza e paura cavalcato dall’estrema destra si stanno aggiungendo, nelle ultime settimane, alcune inaspettate critiche al modello ideato da Angela Merkel provenienti, con decisione, dalla sinistra radicale.

La caccia agli immigrati dei mille di Chemnitz

La marcia di protesta del migliaio di attivisti riunitisi a Chemnitz ha segnalato come il dibattito sull’immigrazione abbia superato oramai il livello di guardia. 

I manifestanti di estrema destra hanno certamente fatto di tutto per distanziare la loro manifestazione dall’obiettivo iniziale di commemorare la vittima di un omicidio: molti di loro, segnala Il Post, “hanno cantato slogan anti-migranti, contro i ‘criminali-stranieri’ e contro la ‘luegenpresse’ (la ‘stampa bugiarda’, uno slogan di epoca nazista). Oltre ai cartelloni con slogan come ‘difendiamo l’Europa’, hanno mostrato bandiere di AfD, il principale partito della destra radicale tedesca e terzo partito in Germania per numero di parlamentari, e del NpD, un partito di ispirazione neonazista. Alcuni manifestanti hanno fatto il saluto nazista, tendendo in avanti il braccio destro, un gesto proibito dalla legge tedesca”.

Azioni deplorevoli, che però rappresentano un campanello d’allarme sulla necessità di un cambiamento politico nell’approccio all’immigrazione: la Germania è in difficoltà nell’integrazione di centinaia di migliaia di immigrati e richiedenti asilo nel suo sistema politico ed economico. Se è un controsenso affermare che l’immigrazione è foriera di criminalità, è tuttavia importante ricordare come ogni episodio di delinquenza associato a un neoarrivato nel Paese è oggigiorno inteso come un mezzo per una critica globale al sistema.

La riforma di Seehofer

Di recente il contrasto tra il ministro dell’Interno tedesco e leader della Csu bavarese Horst Seehofer e Angela Merkel sull’immigrazione ha portato il governo federale a un passo dal collasso. La Merkel, per continuare a guidare il Paese, ha dovuto fare diverse concessioni all’ala più conservatrice della sua coalizione, e il progetto di riforma delle norme sull’accesso degli stranieri in Germania presentato dallo stesso Seehofer è sintomatico di questo cambio di prospettiva. 

Nel documento, che è lungo quattro pagine, i richiedenti asilo sono citati solamente in una frase. “La bozza”, riporta Il Post, “si concentra su un’altra ‘categoria’ di migranti, su cui vuole intervenire: i lavoratori qualificati. ‘La Germania ha oggi una delle leggi sull’immigrazione più aperte che ci siano per le persone con livelli elevati di istruzione’, ha spiegato un ricercatore dell’Ocse alla Deutsche Welle. Mancano invece lavoratori con qualifiche di medio livello e professionali: infermieri, personale nelle scuole materne, elettricisti o falegnami. Qualifiche che coprono circa il 60 percento dell’intero mercato del lavoro tedesco”.

Ai criteri umanitari il governo tedesco preferisce, ora, il ragionamento economico: da una posizione diametralmente opposta, anche la sinistra sta elaborando piattaforme sviluppate sullo stesso cambio di paradigma.

La svolta sull’immigrazione di Sahra Wagenknecht

“Per l’immigrazione economica dobbiamo ricordare che vuole aprire i confini chi vuole forza lavoro istruita a buon mercato – cioè per le grandi imprese. Non è un caso che le associazioni industriali cantino l’inno dell’immigrazione. Nessuno crede davvero che lo facciano per motivi umanitari. Si tratta di spietati interessi economici. Ma non può essere – e di sicuro non è una politica di sinistra – che i Paesi ricchi non formino abbastanza tecnici specializzati e invece li sottraggano ai Paesi poveri attraverso l’immigrazione”. A parlare è Sahra Wagenknecht, esponente di spicco del partito di sinistra Die Linke, che di recente ha fondato un nuovo movimento: “Aufstehen”, “In piedi”, che vuole contrastare la crescita delle destre estreme in Germania contrastandole sui loro cavalli di battaglia.

La Wagenknecht rilancia un duro “populismo di sinistra” e non concede sconti alle politiche sull’immigrazione, rivolgendosi principalmente agli alleati socialdemocratici di Angela Merkel, che con la loro focalizzazione sul tema avrebbero finito per dimenticare le classi medie e inferiori impoverite dalla crisi economica trasformandole in serbatoi di voti per l’estrema destra. 

“Non è una svolta recente”, secondo Blitz Quotidiano. “La notte del Capodanno di Colonia, quando bande di immigrati molestarono ragazze tedesche in cerca di brividi a buon mercato fra la cattedrale e la stazione ferroviaria, provocando scandalo e indignazione razzista, Sarah prese posizione netta contro chi abusava della ospitalità germanica. Lanciò l’allarme terrorismo in conseguenza della immigrazione incontrollata. Dopo l’attacco terroristico nella Breitscheidplatz di Berlino, Sarah additò Angela Merkel come corresponsabile”. 

Da destra e sinistra monta la critica alla maniera con cui la Germania si è approcciata al fenomeno migratorio. Riusciranno le nuove riforme a stemperare queste incertezze? Sicuramente un primo test della mutata opinione pubblica saranno le elezioni europee: nel grande contesto della battaglia continentale, anche Berlino avrà il suo “fronte interno” a cui guardare.

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