Il procuratore John Durham sta esaminando il ruolo svolto dall’ex direttore della Cia John Brennan nelle prime fasi dell’indagine sul Russiagate. Lo riferisce il New York Times, che spiega come Durham abbia chiesto alla Cia il registro delle e-mail e delle chiamate di Brennan e le sue conversazioni con gli altri funzionari della comunità d’intelligence nonché con il bureau e con l’ex direttore dell’Fbi James Comey. Come spiega il Nyt, gli avvocati di Brennan hanno spiegato che il loro cliente “non ha fatto nulla di male” e ha lanciato correttamente l’allarme sulle interferenze russe nelle elezioni del 2016: nei mei scorsi l’ex capo della Cia, acerrimo nemico del presidente Donald Trump, ha spiegato alla Msnbc che avrebbe risposto alle domande di Durham qualora fosse stato necessario.

Mi sento a posto per quello che abbiamo fatto come comunità di intelligence, e mi sento molto fiducioso e a mio agio con quello che ho fatto personalmente, quindi non ho alcun scrupolo nel parlare con gli investigatori”, ha detto Brennan. Lo scorso agosto, aveva fatto molto discutere la decisione di Donald Trump di revocare la security clearance (ossia i nulla osta della sicurezza e l’abilitazione ad accedere a informazioni e materiale top secret) all’ex direttore della Cia nominato da Barack Obama, tra i più critici verso l’operato del tycoon. 

Gli scheletri nell’armadio di John Brennan

In realtà, gli scheletri nell’armadio di Brennan non mancano. Come ricorda il giornalista investigativo Aaron Maté su Real Clear Investigations, nelle ultime settimane dell’amministrazione Obama, la comunità d’intelligence americana produsse un controverso rapporto sulle presunte interferenze russe nelle elezioni presidenziali del novembre 2016. Pubblicato pochi giorni prima che Donald Trump si insediasse alla Casa Bianca (il 6 gennaio 2017), l’Intelligence Community Assessment (Ica) suggeriva falsi legami illeciti fra la Campagna di Trump e il Cremlino, diffondendo – grazie anche al supporto dei media – la psicosi della collusione (poi smentita dopo oltre due anni e mezzo di indagini). “È chiaro – osserva Maté – che il ruolo di Brennan nella diffusione della narrativa sulla collusione è andata ben oltre il suo lavoro sull’Ica. Un’analisi dei fatti conferma che è stato un architetto centrale e promotore della teoria della cospirazione russa sin dal suo inizio”.

Questo è dimostrato dal fatto che, contrariamente all’idea generale secondo cui l’Fbi ha lanciato l’indagine sulla cospirazione Trump-Russia, il promotore è stato Brennan, dal suo ufficio, rompendo la prassi secondo la quale la Cia non si intromette in affari di politica interna. “Brennan – sottolinea Maté – ha fornito false informazioni agli investigatori del controspionaggio e ad altri funzionari statunitensi e, sfruttando la sua vicinanza al presidente Obama”, ha lanciato “l’allarme sulle presunte interferenze russe”.

Inoltre, come rileva Tucker Carlson su Fox News, e come dimostra il rapporto Horowitz, Brennan ha mentito al Congresso quando ha dichiarato nel 2017 che il falso dossier prodotto dall’ex spia britannica Christopher Steele non aveva avuto alcun ruolo nella decisione della comunità di intelligence di indagare sulle presunte interferenze russe e sulla infondata ipotesi della collusione della Campagna di Trump con il Cremlino. Come documenta il rapporto Horowitz, al contrario, il rapporto Steele ebbe un ruolo centrale.

Non solo Cia ed Fbi, indagine anche su “attori privati”

Intervistato da Fox News, il Procuratore generale William Barr ha fornito nuovi dettagli sull’indagine del Procuratore John Durham sulle origini del Russiagate, spiegando che l’avvocato del Connecticut sta esaminando le attività di altre agenzie al di fuori dell’Fbi, nonché quelle di “attori privati”. “Non sta solo esaminando solo l’Fbi”, ha detto Barr a proposito dell’indagine di Durham. “Sta indagando anche su altre agenzie e attori privati, quindi è un’indagine molto più ampia”.

John Durham sta esaminando anche il ruolo di Joseph Mifsud, il docente maltese al centro del Russiagate. Anche se del professore non c’è alcuna traccia dal 31 ottobre 2017 e adesso, come evidenziato da InsideOver, nei corridoi della Procura di Agrigento (dove il docente è indagato per la vicenda delle spese folli) serpeggia un tragico sospetto: Mifsud potrebbe essere morto.

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