Un gesto di distensione quello di Emmanuel Macron nei confronti di Recep Tayyip Erdogan. Una lettera informale, della quale aveva parlato in anteprima L’Opinion, volta a placare divergenze personali e regionali, contribuendo a creare una road map per migliorare le relazioni bilaterali tra Francia e Turchia. Un prequel ad una videoconferenza, a sua volta preludio di un meeting in presenza fortemente voluto dal leader turco.

Secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu, che ha parlato con i giornalisti al ritorno da una visita ufficiale in Pakistan, Macron ha sottolineato l’importanza della Turchia per l’Europa e la sua volontà di sviluppare legami positivi. Proprio la scorsa settimana Çavuşoğlu, in una conferenza stampa congiunta con il suo omologo portoghese Augusto Santos Silva a Lisbona, ha lanciato segnali di disgelo: “Se la Francia è sincera, la Turchia è pronta a normalizzare anche i legami con la Francia “, ha dichiarato.

Il contenuto delle missive, che nessuna delle due parti ha divulgato, prevede quattro punti cardine nella futura normalizzazione dei rapporti franco-turchi: relazioni bilaterali, lotta al terrorismo, questioni regionali, comprese Siria e Libia, e cooperazione nel settore educativo.

Un rapporto burrascoso

Nell’ultimo anno i due non se le sono di certo mandate a dire. Erdogan, solo il mese scorso, aveva affermato che la Francia doveva sbarazzarsi immediatamente di Macron. Per due volte ha suggerito che il presidente francese dovesse sottoporsi a un controllo di salute mentale perché starebbe trascinando la Francia in conflitti regionali in cui non ha alcun ruolo, a suo dire. Il suo omologo francese ha ripetutamente chiesto sanzioni contro le azioni della Turchia in Libia e nel Mediterraneo orientale.

L’acme dell’acredine era stata raggiunta ad ottobre con l’appello di Erdogan al boicottaggio dei prodotti francesi, in seguito all’affaire Charlie Hebdo. Il tiro venne flebilmente corretto all’indomani dell’attentato a Nizza con un diplomatico “Condanniamo fermamente l’attacco compiuto oggi all’interno della chiesa di Notre-Dame a Nizza e porgiamo le nostre condoglianze ai parenti delle vittime” che però aveva lasciato i rapporti comunque tesi fra le due potenze. Al centro delle dispute fra i due leader, oltre alla questione dell’Islam radicale, le vicende siriane, il caso libico, ma anche e soprattutto il Mediterraneo orientale. Il mese scorso, l’UE ha messo a punto una serie di misure punitive legate  ai diritti sulle risorse offshore nel Mediterraneo orientale, scegliendo poi di posticipare le misure a marzo, nonostante una precedente spinta della Francia a sanzionare Ankara.

Erdogan e la carta europeista

Ma chi ha scritto a chi per primo? Il dettaglio è tutt’altro che insignificante. Citato da diversi giornali, il ministro Cavusoglu ha dichiarato che Erdogan ha preso l’iniziativa di scrivere per primo a Macron per augurargli un felice anno nuovo e per porgergli le sue condoglianze dopo diversi attacchi contro la Francia lo scorso autunno: a seguire, poi, la riposta di Macron condita da dettagli ben studiati come quel “Caro Receyyp” scritto in turco che ha galvanizzato la stampa turca.

Mai occasione fu più provvida della risposta di Macron, che arriva nel momento in cui Erdogan, prossimo orfano di Trump si troverà al cospetto nella nuova amministrazione Biden. Solo pochi giorni fa, infatti, aveva annunciato che il suo paese è pronto a rimettere in carreggiata il suo logoro rapporto con l’Unione europea invitando il blocco delle 27 nazioni a mostrare la stessa determinazione. In un discorso agli ambasciatori delle nazioni dell’UE ad Ankara, Erdogan ha anche espresso la speranza che la recente decisione di Turchia e Grecia di riavviare i colloqui volti a risolvere le loro controversie preannunci una nuova era. Nella stessa occasione il leader turco ha citato espressamente la Francia di Macron: “Vogliamo salvare il nostro rapporto con il nostro vicino mediterraneo, la Francia, con un nuovo approccio visionario”. La prima lettera di Erdogan, così come la carta europeista sciorinata in queste ore, non devono sorprendere. Si tratta di una vecchia tattica a cui il leader turco ha abituato i suoi interlocutori. Ergo, nemmeno il suo atteggiamento da franco tiratore nella Nato deve più stupire nessuno.

Ma nella Turchia assediata dalla crisi economica, dall’emergenza sanitaria e dalle difficoltà politiche interne che fanno vacillare Erdogan stesso, la carta europea è un’exit strategy che può salvare Ankara a livello internazionale ed Erdogan dai suoi nemici interni. Come in un meccanismo di precisione, ogni volta che alle porte c’è una probabile tensione con Washington, la Turchia è pronta a rispolverare la prossimità con l’Europa; Biden promette di non essere conciliante come il suo predecessore ed allora, in attesa di quella promessa di adesione che sembra non realizzarsi mai, conviene salvare il salvabile: il legame con il suo primo partner commerciale (l’Europa). L’operazione avrà dei costi: la de-escalation nel Mediterraneo e, adesso, anche flirtare con Macron.

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