Trentasette anni. Oltre 13mila giorni. Tanto è durata la latitanza di Cesare Battisti. Dopo esser fuggito in Francia e in Messico, il terrorista si era nascosto in Brasile, dove pensava di vivere tranquillamente fino alla fine dei suoi giorni. Ma l’elezione di Jair Bolsonaro ha cambiato tutto. Il leader dell’ultradestra verde-oro ha preso subito la palla al balzo e, come segno di rottura rispetto all’epoca di Lula e Dilma Rousseff, ha deciso fin da subito di offrire il latitante all’Italia, dopo la richiesta del ministro dell’Interno Matteo Salvini.

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La polizia, ieri, è stata chiara. L’arresto di Battisti è stato possibile grazie a una svolta politica, dovuta soprattutto all’ascesa di Bolsonaro, che ha rappresentato un vero e proprio punto di rottura nella storia del Brasile. 

Il terrorista era fuggito in Bolivia, dove poteva contare su un’importante rete di covi e di contatti. Ma alla fine è stato scaricato perfino dagli stessi uomini politici che in questi anni lo avevano sostenuto, nascosto e finanziato. Ormai era inutile. Non serviva più.

E oggi, con un volo diretto da La Paz a Roma, Battisti è finalmente atterrato in patria. Ad attenderlo, all’aeroporto di Ciampino il ministro dell’Interno Matteo Salvini e quello della Giustizia Alfonso Bonafede

Adesso gli uomini del Gom, il gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria, insieme alle altre forze di polizia, lo porteranno nel carcere romano di Rebibbia, dove, come riporta l’Agi, è tutto pronto per accoglierlo. Battisti sarà condotto nel reparto di alta sicurezza, dove non potrà avere contatti con nessun carcerato.

Come riporta Il Corriere, gli spostamenti del terrorista saranno velocissimi: “Alcune decine di poliziotti, insieme con gli agenti della penitenziaria scorteranno il corteo che dall’aeroporto dovrebbe imboccare l’Appia e successivamente il raccordo anulare da dove le auto usciranno solo qualche minuto più tardi all’altezza di via Tiburtina per raggiungere in fretta Rebibbia. In pratica non sarà interessato alcun quartiere della Capitale perché il trasferimento dovrebbe avvenire soltanto sul raccordo: pattuglie della polizia, soprattutto della stradale, dovrebbero chiudere gli svincoli di accesso ma soltanto al passaggio del corteo e per pochi istanti”.

Battisti è atterrato in Italia alle 11.36. Con il solito ghigno è stato scortato dalla polizia fuori dall’aereo e da qui al carcere di Rebibbia. Come promesso, Salvini era lì ad accoglierlo, indossando una giacca della polizia: “A nome di 60 milioni di italiani ringrazio le forze dell’ordine. Il clima è cambiato, chi sbaglia paga. Va in carcere un assassino, un delinquente che non ha mai chiesto scusa”, ha detto il ministro.

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha rincarato la dose, dicendo: “Oggi diciamo al mondo che nessuno può sottrarsi alla giustizia italiana. Battisti si è macchiato di reati gravissime. Sono passati tanti anni ma le ferite non sono state lenite. Questo è il risultato di una squadra che lavora compatta, non solo del Governo e delle forze dell’ordine ma di tutte le istituzioni italiane. È un risultato storico, se le istituzioni sono compatte non ci ferma nessuno. La giustizia farà il suo corso quando Battisti varcherà le porte del carcere”.

L’arresto del terrorista è stato possibile grazie a un imponente lavoro diplomatico tra Italia, Bolivia e Brasile. Per questo, Salviniha ringraziato i due Paesi per la collaborazione.

Subito dopo esser sceso dall’aereo, funzionari di polizia hanno notificato al terrorista i provvedimenti restrittivi a suo carico emessi da tribunali italiani e diventati definitivi. Ora verrà condotto in questura e infine in carcere.

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