Era forse l’unica strada realmente percorribile per arrivare a scongiurare ulteriori escalation: il cessate il fuoco nella provincia di Idlib, annunciato nella giornata di giovedì da Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan, non è un punto di svolta ma sta permettendo in queste ore di non far deteriorare del tutto i rapporti tra Mosca ed Ankara e salvare la collaborazione innestatasi su vari fronti negli ultimi anni tra i due Paesi. Quando ieri mattina Erdogan è decollato da Ankara alla volta di Mosca, ben sapeva che l’obiettivo massimo raggiungibile altro non poteva essere che uno stop alle armi ed il riconoscimento di una fascia di sicurezza che va dal confine turco ad Idlib. Dall’altro lato, con questa intesa Vladimir Putin è riuscito a far riconoscere la ritrovata sovranità del governo di Damasco in aree essenziali da poco riconquistate, quali la città di Saraqib e l’autostrada M5. In poche parole, entrambi i presidenti possono per adesso vantare il raggiungimento dei rispettivi obiettivi. Per adesso, sia al governo russo che turco, può anche andare bene così. Ma non mancano le incognite per il futuro.

Cosa prevede l’accordo

L’incontro tra Putin ed Erdogan è stato messo in agenda dopo l’escalation militare all’interno della provincia di Idlib. Si tratta dell’ultimo lembo di territorio siriano non ancora recuperato dal presidente Bashar al Assad, sostenuto politicamente e militarmente dalla Russia. La provincia in questione è controllata dalle milizie islamiste, tra queste i gruppi legati a Tahrir Al Sham, ex fronte Al Nusra e dunque braccio siriano di Al Qaeda, così come è possibile annoverare molte sigle pagate ed armate dalla Turchia. Per tal motivo Erdogan non ha mai gradito le recenti avanzate dell’esercito siriano ad Idlib, iniziate con la ripresa della strategica città di Maarat Al Numan a gennaio e proseguite con l’ingresso dei soldati a Saraqib ed il recupero integrale della periferia di Aleppo e dell’autostrada M5. Da Ankara quindi si è deciso di inviare uomini e mezzi a supporto delle milizie islamiste e nel mese di febbraio almeno 50 soldati turchi hanno perso la vita.

In più occasioni si è arrivato allo scontro diretto tra esercito siriano e turco, una situazione dunque che ha rischiato di mettere a repentaglio anche i rapporti tra Mosca ed Ankara. Falliti i vertici tra alcuni rappresentanti militari dei due paesi, ecco che giovedì si è arrivato per l’appunto al bilaterale diretto tra Putin ed Erdogan. L’accordo raggiunto dopo tre intense ore di colloqui all’interno del Cremlino, ha previsto in primo luogo il cessate il fuoco a partire dalla mezzanotte di giovedì. Niente raid e niente colpi di artiglieria, le armi dovrebbero dunque iniziare a tacere. Ma non solo: Russia e Turchia, come accaduto nel nord est della Siria, hanno concordato per l’istituzione di aree di pattugliamento comune. Questa volta il “corridoio” in cui mezzi russi e turchi vigileranno sul mantenimento del cessate il fuoco, è l’autostrada M4, ossia l’arteria che da Latakia risale lungo l’area interna della provincia di Idlib. Questo implica, tra le altre cose, che il capoluogo Idlib assieme al territorio confinante con la Turchia rimangano, almeno per il momento, in mano alle milizie filo Ankara. Mentre, dall’altro lato, Saraqib e la M5 vengono contestualmente riconosciute oramai ad Assad e dunque tolte definitivamente dalle mani degli islamisti.

Le incognite per la tenuta dell’accordo

Negli ambienti diplomatici si è tirato un sospiro di sollievo, non seguito però da un reale ottimismo circa la durata dell’intesa. Il cessate il fuoco è stato un passo importante, ma al tempo stesso appare molto fragile. Dopo la mezzanotte di giovedì non sono stati segnalati nuovi raid, ma non sono mancate scaramucce, o presunte tali, tra forze islamiste ed esercito siriano lungo parti della linea del fronte. Complessivamente, hanno fatto sapere fonti siriane nelle prime ore di questo venerdì, la notte è trascorsa tranquilla specie in relazione alle ultime turbolente settimane.

La situazione a Idlib, in Siria (Infografica di Alberto Bellotto)
La situazione a Idlib, in Siria (Infografica di Alberto Bellotto)

La fragilità dell’intesa però, come detto, potrebbe ben presto svelarsi. In primo luogo perché non tutte le sigle, specie tra quelle più vicine all’ex fronte Al Nusra, sono intenzionate a rispettare ordini di Ankara volti ad interrompere le ostilità. È pur vero che nel settembre del 2018 un’intesa del genere tra Russia e Turchia, con la quale Idlib era stata trasformata in de escalation zone, aveva funzionato. Si trattava però di un altro contesto, che tra le altre cose prevedeva l’intera provincia di Idlib ancora in mano alle formazioni islamiste. Oggi, dopo quasi un mese di guerra e di combattimenti, è difficile che molti gruppi accetteranno quello attuale come status quo. Inoltre c’è l’incognita relativa all’autostrada M4: il pattugliamento congiunto dell’arteria tra russi e turchi, implicherebbe dunque che l’intera zona a sud della stessa autostrada torni in mano all’esercito siriano. Questo vorrebbe dire il ritiro dei miliziani da aree che controllano da diversi anni. Appare quindi difficile un’attuazione integrale dell’intesa, che però per il momento c’è e basta alle parti per allentare la tensione tanto militare quanto politica.

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