Ad urne chiuse ed a risultati oramai consolidati, è possibile tracciare quelle che appaiono come le principali sembianze del nuovo corso politico israeliano. E, in primo luogo, ad emergere è soprattutto ancora una volta l’assenza di una chiara maggioranza. Il premier uscente Benjamin Netanyahu ha attuato un vero e proprio miracolo politico: a fronte di un elettorato reso apatico per via del ricorso al voto per la terza volta in 11 mesi, è riuscito a portare alle urne i sostenitori ed a far aumentare i voti per il suo Likud. Ma non è bastato: gli altri partiti a lui più vicini non hanno incrementato consensi e seggi nella nuova Knesset, facendo fermare la coalizione di centro – destra a 58 parlamentari su 120, 3 in meno dunque rispetto alla maggioranza minima di 61. Quali adesso gli scenari?

Netanyahu parte da vincitore

Lo scenario sopra descritto non è diverso da quello uscito fuori nelle consultazioni dell’aprile 2019 e del settembre scorso: Likud e Blu&Bianco, la lista di Benny Gantz, si sono in quelle due occasioni alternati nel ruolo di primo partito ma in entrambi i casi nessuno aveva una coalizione a supporto in grado di dare vita ad un nuovo governo. Tuttavia adesso la situazione presenta alcune importanti peculiarità. Come detto in precedenza, Netanyahu è comunque il vero ed unico vincitore delle elezioni: è stato lui a compattare l’elettorato del Likud ed a mobilitare molte persone alle urne, tanto da far risultare l’affluenza di lunedì come la più alta dal 1999. Impossibile non tener conto di questi dati: il numero uno del centro – destra israeliano, nonostante le accuse di corruzione, ha aumentato il suo peso politico ed ha distanziato tutti gli avversari.

La tentazione del premier: fare un governo di minoranza

Dopo i primi exit poll, che assegnavano al Likud 37 seggi, la prospettiva di una maggioranza di centro – destra sembrava plausibile. Sommando i voti delle varie compagini più vicine a Netanyahu, tra i due partiti religiosi Shas e Giudaismo Unito nella Torah e la formazione della destra laica Yamina, si arrivava ad un totale che andava da 60 a 61 seggi nella nuova Knesset. Un deputato “ballerino” per diverse ore ha separato Netanyahu dalla possibilità di formare un governo senza rivolgersi a partiti tradizionalmente avversari. I risultati però, hanno però dato vita ad uno scenario differente: il Likud alla fine ha ottenuto 36 deputati, 4 in più rispetto al voto di settembre, mentre i partiti religiosi prima citati hanno avuto assegnati rispettivamente 9 e 7 seggi. Un risultato stabile per queste formazioni rispetto al voto di settembre, che non ha permesso però un decisivo avanzamento della coalizione di centro – destra. Anche perché Yamina, il partito della destra laica, non è andato oltre 6 seggi, perdendo un deputato rispetto al parlamento uscente (per la verità operativo per poche settimane).

Netanyahu ha quindi a sua disposizione un patrimonio di 58 deputati, il suo rivale Gantz invece, sommando Blu&Bianco (33 seggi), la Lista Araba Unita (15 seggi) ed i Laburisti (7 seggi), potrà contare invece su 55 parlamentari. Ecco quindi che dall’entourage del premier uscente è trapelata un’indiscrezione che, al momento, sa più di suggestione: formare un governo di minoranza. Secondo Netanyahu il fatto di essere vincitore delle elezioni, nonché di aver distanziato gli avversari più accreditati, ha reso il Likud nelle condizioni di guidare una coalizione. In tal modo, si metterebbe l’opposizione con le spalle al muro: “Vediamo chi ha il coraggio di bloccare un nuovo governo e fare andare il paese al voto per la quarta volta” avrebbe esclamato Netanyahu ai suoi, così come riportato da Haaretz. Una sfida dunque, che il premier potrebbe a questo punto lanciare da una posizione di forza.

Lieberman ancora ago della bilancia

Ed in mezzo alle due coalizioni, ecco che a spiccare sono i 7 deputati conquistati da Yisrael Beiteinu, il partito di Avigdor Lieberman. È in mano sua, ancora una volta, la chiave della politica israeliana. Il suo partito sarebbe in grado, dati alla mano, di far formare un governo sia a Netanyahu che a Gantz. Quest’ultimo, come detto, al momento potrebbe contare su 55 deputati, con il partito di Lieberman arriverebbe a 62 e dunque avrebbe la maggioranza necessaria. Stesso discorso, a maggior ragione, si potrebbe fare con il centro – destra: se Yisrael Beiteinu dovesse trovare accordo con il Likud, allora Netanyahu avrebbe 65 deputati.

Tuttavia, per il momento, Lieberman ha mantenuto la stessa posizione già espressa durante la campagna elettorale: niente governo con i partiti religiosi, dunque niente accordo con un Likud alleato di Shas e Giudaismo Unito nella Torah, niente patti con la Lista Araba Unita e quindi niente coalizione con un Gantz. A settembre il leader di Yisrael Beiteinu si era espresso a favore di una grande coalizione con Likud e Blu&Bianco, senza dunque contrapposizione tra centro – destra e centro – sinistra. Oggi che però un accordo tra i due principali partiti sembra fuori dalla portata, almeno per il momento, Lieberman potrebbe far pesare i suoi 7 deputati in modo importante in fase di consultazioni. Ed Israele, probabilmente, dovrà aspettare le sue decisioni per capire il destino della prossima legislatura. Se mai quest’ultima si avvierà.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.