Gli echi delle esplosioni che nella notte tra giovedì e venerdì a Baghdad hanno ucciso il generale Soleimani, sono subito arrivati anche in Israele. Lo Stato ebraico è direttamente interessato dagli eventi accaduti in Iraq: il generale iraniano rimasto vittima del blitz era nella lista dei principali nemici del paese, un personaggio visto con sospetto per il suo ruolo di braccio militare e diplomatico di Teheran proteso verso il medio oriente. Per questo la notizia della sua morte non è certo potuta passare inosservata. Tuttavia c’è un altro motivo per il quale il governo israeliano deve essere interessato al blitz avvenuto a Baghdad: secondo il sito Debka files, a fornire supporto all’operazione americana potrebbe essere stato anche il servizio di intelligence di Tel Aviv.

Un ruolo israeliano nella morte di Soleimani?

Debka files, come riporta l’AdnKronos, è un sito molto vicino ai servizi di sicurezza israeliani. E dunque i redattori potrebbero avere tra le mani notizie provenienti direttamente da fonti molto accreditate tra gli 007 di Tel Aviv. Per tal motivo, l’indiscrezione lanciata su questo sito potrebbe non essere così distante dalla realtà. In particolare, in un articolo pubblicato a poche ore dalla morte di Soleimani, si fa riferimento al possibile supporto degli israeliani alle mosse dell’intelligence Usa a Baghdad. I servizi segreti dello Stato ebraico, avrebbero dunque dato un decisivo supporto alla riuscita dell’operazione che ha eliminato uno dei volti più rappresentativi dell’Iran e dunque del paese accreditato come il peggiore nemico di Israele.

“Le nostre fonti – si legge sul sito – riportano che l’operazione contro Soleimani rappresenta una straordinaria impresa di intelligence da parte degli Stati Uniti, a cui è molto probabile che abbiano partecipato anche i servizi israeliani”. In che modo però, non è stato al momento specificato. Le forze americane hanno colpito chirurgicamente a botta sicura, consapevoli di centrare il bersaglio. Una sicurezza che lascia presumere un accurato e delicato lavoro di intelligence, che ha anticipato il blitz. Un lavoro a cui avrebbero contribuito anche gli 007 israeliani.

A Tel Aviv riunione dei capi militari e di intelligence

Adesso il governo israeliano ha come principale obiettivo quello di tutelare i propri obiettivi più sensibili da possibili contrattacchi iraniani. Subito dopo la notizia della morte di Soleimani, la radio militare in piena notte ha interrotto le trasmissioni per trasmettere aggiornamenti da Baghdad. A Tel Aviv, dove vi è la sede del ministero della difesa, il titolare del dicastero Naftali Bennett ha convocato una riunione di urgenza. Presenti i vertici militari e dei servizi segreti: all’ordine del giorno, la valutazione dei rischi e le misure da prendere per scongiurare ritorsioni. La prima mossa in tal senso, è stata la chiusura delle stazioni sciistiche sul monte Hermon, considerate troppo vicine ai confini con il Libano meridionale e con la Siria. Elevate le misure di sicurezza in tutti i luoghi considerati più vulnerabili.

Alla riunione era assente il premier Benjamin Netanyahu, impegnato ad Atene per un’importante visita volta a saldare l’asse con Grecia e Cipro ed a rilanciare i progetti energetici messi in discussione dal memorandum tra Libia e Turchia. Possibile che il primo ministro faccia repentino ritorno in Israele per valutare più da vicino la situazione.

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