Il risultato delle elezioni presidenziali americane, ad alcune ore dalla conclusione degli scrutini, continua ad essere appeso ad un filo. Il candidato repubblicano Donald Trump e lo sfidante democratico Joe Biden si giocheranno tutto in quella manciata di Stati ancora in bilico dove a pesare, con tutta probabilità, saranno i tanti voti postali in grado di alterare l’esito della corsa. Sembra un film già visto. Nel 2016 Trump sconfisse Hillary Clinton grazie alla vittoria risicata ottenuta in Pennsylvania, Michigan e Wisconsin, tradizionalmente vicini al campo progressista. La vittoria del candidato repubblicano sorprese molti osservatori e sconfessò i principali istituti demoscopici americani, che avevano previsto il successo di Hillary Clinton. Quattro anni dopo lo scenario si ripete. I sondaggi, nel corso della lunga campagna elettorale, hanno sempre incoronato come vincitore Joe Biden accreditato, a tratti, di un vantaggio di sette-dieci punti percentuali (a volte anche di più) sullo sfidante. La vittoria del Partito Democratico, che avrebbe dovuto essere schiacciante, non si è ancora verificata e potrebbe anche sfumare all’ultimo.

Una mancanza imperdonabile

Gli istituti demoscopici devono aver commesso una serie di errori grossolani nel realizzare i sondaggi, altrimenti non ci si spiega come mai il vantaggio di Joe Biden su Donald Trump, a livello di voti popolari, è di appena due punti a livello nazionale (50 per cento contro 48 per cento) ed in alcuni Stati è evaporato del tutto. Secondo alcuni esperti Trump è stato aiutato, come nel 2016, da una sorta di maggioranza silenziosa che si è presentata ai seggi il giorno del voto ma che si era rifiutata, in precedenza, di ammettere la propria preferenza per l’ex Tycoon. Il motivo è da ricercare nella forte polarizzazione manifestatasi in campagna elettorale e nelle vere e proprie campagne d’odio che, tanto sui social quanto a livello mediatico, hanno colpito il Presidente. L’effetto distorsivo sull’accuratezza delle inchieste demoscopiche è stato evidente. L’elettore medio ha detto agli intervistatori al telefono quello che lui si aspettava che volessero sentirsi dire e non la verità. Un meccanismo tanto semplice quanto perverso che non è stato analizzato e compreso a sufficienza negli ultimi mesi.

Una questione di metodo

Bisognerà analizzare, una volta passata la tempesta elettorale, se i sondaggisti sono riusciti a campionare in maniera accurata i diversi sottogruppi che compongo la popolazione americana. Si tratta di un’operazione complessa ma vitale: genere sessuale, appartenenza o meno ad una minoranza etnica, status lavorativo e livello di pratica religiosa identificano diverse fasce della cittadinanza, ciascuna con le proprie preferenze politiche. Trump ottiene molti consensi tra i maschi bianchi privi di educazione universitaria e tra i Cristiani Evangelici, Biden, invece, è apprezzato dalle donne, dai neri  e dai laureati. Il sondaggio elettorale ben fatto deve cercare di comprendere al suo interno, in percentuali quanto più possibili vicine alla realtà, tutti i sottogruppi. Altrimenti il quadro finale rischia di essere sbilanciato in un senso o nell’altro. La precisione di un sondaggio è data dall’ampiezza del campione intervistato, tanto è più grande tanto minore rischiano di essere gli eventuali errori finali. Il paradosso delle elezioni presidenziali del 2020 è che i sondaggisti potrebbero aver commesso errori ancora più macroscopici di quelli compiuti nel 2016. Con una sola, parziale, scusante: la pandemia.

Il ruolo del Covid

Il Covid-19 ha alterato lo scenario in cui avrebbe dovuto svolgersi la campagna elettorale: i dibattiti in presenza sono stati perlopiù cancellati, un certo numero di elettori potrebbe aver perso entusiasmo, strada facendo, nei confronti della sfida presidenziale ed alcuni di loro, per una serie di variabili anche personali, potrebbe aver deciso di non esprimere la propria preferenza elettorale ne di persona ne tramite il voto postale. L’affluenza elettorale può scombinare ogni tipo di previsione sondaggistica e la pandemia ha facilitato il manifestarsi di uno scenario di questo genere. Non bisogna dimenticare, infine, che tutti i sondaggi presentano, in condizioni di normalità, un margine di errore, più o meno ampio, che ne testimonia la fallacia. Non sono strumenti predittivi precisi quanto, piuttosto, linee di tendenza utili ad immaginare alcuni possibili esiti.

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