A differenza del governo Merkel e dai “falchi” del rigore, il settore produttivo e industriale tedesco sa perfettamente che se l’Italia sprofondasse in una crisi senza fondo, finirebbe obtorto collo per danneggiare pesantemente anche l’economia di Berlino. Basti pensare che la Germania è il più importante partner commerciale dell’Italia con un volume di interscambio di circa 130 miliardi di euro. Perno della partnership commerciale italo-tedesca è la produzione industriale e i flussi principali riguardano i settori dei macchinari, dell’automotive, del chimico/farmaceutico e dell’elettrotecnica/elettronica. In particolare, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna (e, naturalmente Trentino Alto-Adige), sono “ancorate” al treno della prima potenza economica europea.

Come riportato nei giorni scorsi, i colossi dell’auto come Volskwagen, Daimler (Mercedes) e Bmw, hanno chiesto alla cancelliera Angela Merkel di lavorare ad un pacchetto di interventi europei per uscire dalla crisi. I rispettivi amministratori delegati hanno ribadito un concetto molto importante: fino a quando le fabbriche italiane e spagnole di componentistica non riapriranno sarà praticamente impossibile assemblare in modo continuativo automobili le automobili tedesche. Infatti, come notava Il Messaggero, per via dell’interdipendenza economica fra la Germania e Paesi come l’Italia e la Spagna, i tre colossi dell’auto tedeschi hanno sottolineato che le loro catene di rifornimento (supply chain) sono ormai strutturalmente legate a fornitori esteri, in particolare italiani non solo cinesi.

Il settore dell’auto tedesca in soccorso dell’Italia

I tedeschi sanno perfettamente che l’Italia è al secondo posto nel mercato della componentistica automotive: parliamo di circa duemila imprese, 200mila addetti e un fatturato complessivo di 52 miliardi di euro. I colossi dell’auto in Germania lo sanno perfettamente ed è per questo motivo che, secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters e da AutonewsEurope.com, hanno sottolineato che gli interventi europei dovrebbero garantire liquidità immediata alle industrie della componentistica italiane per evitare una catena di fallimenti che peserebbe in maniera devastante anche sulla produzione tedesca.

In questo senso, come riporta Avvenire, è sufficiente un dato per capire l’ importanza dell’incidenza italiana sull’industria delle quattro ruote tedesca: in alcuni modelli d’alta gamma prodotti in Germania si arriva fino a quasi il 20% di componenti italiane. E non si tratta solo di pellami o materiali per gli interni, ma anche di soluzioni meccaniche ed elettroniche altamente tecnologiche. Motori, freni, cambi, ruote, vetri, silenziatori: dal nostro Paese partono ogni anno prodotti per 4,63 miliardi di euro verso le fabbriche di assemblaggio tedesche, che assorbono il 21% del totale delle nostre esportazioni di questo settore.

Ecco perché è importante l’Italia

Numeri che fanno capire da soli quanto sia fondamentale il nostro Paese per il settore automobilistico tedesco. Secondo quanto dichiarato ad Avvenire da Eugenio Blasetti, portavoce della filiale nazionale di Mercedes, “i fornitori italiani sono una costola importantissima per Daimler che discute con loro anche di strategie e processi produttivi, coinvolgendoli ad esempio nella politica ambientale dell’azienda. A questo proposito, il presidente Ola Kallenius ha da poco premiato la bergamasca Brembo (leader nei sistemi frenanti) per l’ approccio olistico alla sostenibilità e riduzione della CO2 che garantisce con i suoi freni montati sulle vetture del marchio della Stella”. Ma questo non riguarda solo Mercedes: tanto per fare un esempio: la Mta di Codogno è una realtà indispensabile per le componenti elettro-meccaniche di Bmw . Dietro l’auto tedesca e di tutto il mondo, insomma, c’è tanta Italia, quella della componentistica: se lo ricordino bene i “falchi” del rigore di Berlino.

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