Donald Trump vorrebbe far nascere una coalizione composta da Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti ed Egitto per sostituire le truppe americane in Siria.Una notizia che è circolata nei giorni scorsi e che ha avuto il pieno appoggio dell’Arabia Saudita, che ha immediatamente riposto “presente” all’eventuale chiamata alle armi degli Stati Uniti. Mohammed bin Salman, del resto, è stato uno dei più grandi oppositori del possibile ritiro americano dal territorio siriano.

Secondo le fonti, la coalizione, almeno nei piani dell’amministrazione americana, doveva essere composta dalle truppe dei Paesi alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente . Ma ce n’è uno che è già a pronto a defilarsi. 

Come riporta l’Egypt Independent, l’ex sottosegretario all’intelligence egiziana Mohammad Rashad ha dichiarato che l’Egitto declinerà sommariamente qualsiasi invito del genere. “Le forze armate egiziane non sono mercenari [e non possono essere] presi in leasing o ordinati da Stati esteri per schierare forze in una determinata area. Questo non è accettabile e nessuno dovrebbe osare dirigere o dare istruzioni all’esercito egiziano “, ha dichiarato Rashad. 

Secondo le fonti del Wall Street Journal, che aveva dato per primo lo scoop di questa proposta che circolava alla Casa Bianca, il neo consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, avrebbe telefonato direttamente al capo dell’intelligence dell’Egitto, Abbas Kamel. La telefonata serviva per capire la predisposizione del Cairo a questa idea. 

“L’Egitto sta adottando una strategia che si basa sul supporto all’integrità della Siria e del suo esercito nazionale, quindi l’Egitto rifiuta qualsiasi interferenza da parte di Paesi stranieri in Siria poiché la questione è legata al popolo siriano. E solo loro hanno l’autorità di decidere il loro destino”, ha spiegato Rashad.

Da questo punto di vista, l’Egitto è coerente con l’impostazione che ha sempre mantenuto per tutto il conflitto. Lo stesso presidente Al Sisi ha ribadito più volte il fatto che non consideri fruttuoso l’intervento straniero e che considera l’appoggio agli eserciti nazionali, in qualunque contesto, l’unica via per la stabilizzazione di uno Stato. 

Il governo egiziano ha anche recentemente espresso una forte preoccupazione per l’attuale escalation militare in Siria, che a suo avviso minaccia la sicurezza del popolo siriano e le intese raggiunte sulle cosiddette zone di de-escalation. A dimostrazione della posizione assolutamente peculiare del Paese, che si trova a dover fare da equilibrista fra le posizioni del blocco occidentale ma anche di quelle della Russia, con cui il Cairo mantiene ottimi rapporti. Vladirmir Putin si è incontrato recentemente con il presidente al Sisi e l’intelligence russa ha condiviso importanti informazione con il Cairo riguardo allo Stato islamico nel Sinai.

E infatti, da una parte il ministero degli Esteri egiziano affermava il suo massimo rifiuto dell’uso di qualsiasi arma proibita in Siria, richiedendo un’indagine internazionale trasparente in conformità con i meccanismi e le procedure internazionali. Dall’altra parte, Al Sisi ha dichiarato di sostenere la necessità di una stabilizzazione che sia nelle sole mani del popolo siriano. 

Da questo punto di vista, il rifiuto ad entrare a far parte della coalizione araba dimostra questo difficilissimo gioco del governo egiziano. Il generale Al Sisi si trova infatti in una posizione del tutto peculiare. I suoi rapporti con i sauditi e con Israele impongono cautela nella lettura delle sue esternazioni sulla Siria. Dall’altro, non può permettersi, data anche la sua posizione politica, la contrapposizione a Bashar Al Assad e alla Russia. Oltretutto, la Cina, che si contrappone al rovesciamento di Assad e alla politica occidentale in Siria, ha sull’Egitto un’influenza fortissima. 

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