Un sindaco donna e tante contraddizioni: è vero che a Tunisi per la prima volta il capo dell’amministrazione sarà una donna, è pur vero però che essa è rappresentante non di partiti riformisti bensì di Ennhadha, formazione conservatrice di stampo islamista. Ma non solo: lei, il nuovo sindaco di Tunisi, è sì espressione del più importante partito non laico del paese, ma è anche una donna che non porta il velo e che la campagna elettorale l’ha svolta indossando tailleur con i pantaloni. Tante contraddizioni per l’appunto, le quali alimentano le curiosità attorno a Souad Abderrahim, farmacista di 54 anni divenuta sindaco della capitale tunisina.

Il pallino della politica già da giovane

Il curriculum politico sembrerebbe suggerire per Souad Abderrahim il “classico” percorso di una donna che, all’interno del mondo arabo, lotta per l’emancipazione. Chi si immagina però una gioventù immersa in movimenti femministi o di rivendicazione di diritti civili, che pure negli ambienti universitari nella Tunisia degli anni 80 erano presenti, sbaglia di grosso: il neo sindaco di Tunisi era iscritta in medicina e portava il velo ma, e qui emerge forse una delle prime contraddizioni, si è fatta conoscere per essere una delle studentesse maggiormente impegnate in politica. Donna impegnata sì, ma sul versante forse più conservatore anche se le cronache riportano addirittura un arresto nel 1985 per rissa all’interno dell’università di Monastir, lì dove era impegnata con i suoi studi di medicina; pare che, in particolare, la futura prima cittadina di Tunisi in realtà si è ritrovata per caso nel bel mezzo di una rissa tra studenti riformisti ed islamisti, mentre era impegnata a mettere pace tra i due gruppi.

La politica durante il periodo universitario ha preso il sopravvento sugli studi: fonda, insieme ad altri colleghi, l’unione generale degli studenti tunisini ed ha come obiettivo quello di superare le divisioni ideologiche tra laici e conservatori. La sua attività in politica la costringe a laurearsi soltanto nel 1992, per tanti anni poi si è rintanata nella vita lavorativa e privata. Tutto cambia nuovamente nel 2011, quando i moti di piazza della cosiddetta “rivoluzione dei gelsomini” determinano la caduta di Ben Alì. A quell’appuntamento, Souad Abderrahim si presenta radicalmente cambiata rispetto agli anni di gioventù, pur se immersa nelle sue contraddizioni: niente più velo in testa, abiti occidentali ed aspetto di donna impegnata tra famiglia e lavoro, pur tuttavia sposa sempre di più la causa conservatrice tanto da iscriversi ad Ennhadha, partito che le consente di candidarsi e vincere la sua corsa per l’elezione a deputato della Costituente.

Una sua affermazione sulla necessità di imporre politiche conservatrici per la famiglia, le provoca un’aggressione all’uscita dell’edificio che ospita il parlamento, segno di una tensione sempre più crescente all’interno della società tunisina. Adesso la sua rincorsa vinta per diventare sindaco di Tunisi: una scommessa andata in porto, che pone Souad Abderrahim nella storia del paese ed al centro della curiosità di chi vuol capire cosa si celi realmente dietro le sue tante contraddizioni.

“Una vittoria per le donne”

Nel suo primo discorso da sindaco, Souad Abderrahim ha voluto rivolgere un pensiero a tutte le donne del suo paese: “Sono orgogliosa del successo – ha dichiarato ai suoi sostenitori – Ma l’orgoglio è per tutte le donne tunisine, è a loro che dedico la vittoria”. Certamente per la Tunisia si tratta di un elemento di novità: mai una donna era riuscita ad arrivare ad un incarico politico così prestigioso. Pur tuttavia, questo non deve far dimenticare né le sfide che ha davanti a sé Souad Abderrahim, né il grave campanello d’allarme che riguarda l’intero paese. A Tunisi, solo per citare un dato, l’astensionismo in alcuni quartieri è arrivato a sforare il 70%, a livello nazionale ha votato meno del 35% degli elettori. Questo dimostra il disincanto dei tunisini verso la propria classe dirigente e verso il nuovo corso multipartitico, che al momento non è riuscito a risolvere i problemi economici e sociali del paese.

Per Souad Abderrahim e per gli altri amministratori eletti, la sfida è duplice: far tornare i cittadini ad avere meno diffidenza nella politica e, al contempo, cercare di risollevare un’economia schiacciata tra debito e politiche di austerità. Pena una poco felice destabilizzazione di una società che, tra le altre cose, deve vedersela con il sempre costante pericolo del terrorismo jihadista.

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