Le mid – terms influiranno sul futuro degli Stati Uniti d’America. Queste elezioni diranno qualcosa pure sulle presidenziali del 2020. Sarà possibile valutare effetti a breve termine e conseguenze verificabili nel corso del prossimo biennio. L’ipotesi più drammatica per The Donald è quella che prevede una sconfitta in entrambi i rami parlamentari. Nancy Pelosi lo ha promesso: tornerà sullo scanno più alto della Camera dei rappresentanti, quello riservato allo speaker, e darà vita alla procedura di impeachment.  L’istituto giuridico in questione, però, dispone che a ratificare il provvedimento dei deputati sia il Senato, dove il Gop dovrebbe mantenere la maggioranza dei seggi. Al Tycoon, insomma, potrebbe anche bastare un pareggio, che rimane, a detta di tutte le rilevazioni, il risultato più probabile. 

Buona parte degli asinelli, durante questa campagna elettorale, stanno sventolando la minaccia: accuseranno in maniera ufficiale Trump di aver tramato con la complicità dei russi di Vladimir Putin durante la turnata di due anni fa. Il procuratore Robert Mueller comunicherà qualche novità sul caso subito dopo il voto. Ma se la Camera Alta dovesse continuare a essere colorata di rosso, i democratici dovranno mettersi l’anima in pace. Prescindendo pure dalla veridicità di un quadro, quello sul Russiagate, che sembra fare acqua da tutte le parti. Certo, se Trump dovesse andare sotto tanto alla Camera quanto al Senato, l’impeachment potrebbe divenire realtà in breve tempo. Ma quale sarà, in caso, la reazione di un’opinione pubblica che ha già dimostrato di non voler perdere troppo tempo e di prediligere il pragmatismo alle macchinazioni del politichese? Attenzione agli autogol.  L’inquilino della Casa Bianca è pronto a mettersi l’elmetto: “Non so – ha dichiarato a FoxNews poco tempo fa – come qualcuno possa mettere in stato d’accusa qualcuno che ha fatto un grande lavoro”. 

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La vittoria di Trump non viene neppure presa in considerazione, ma il buon senso e i precedenti consiglierebbero un atteggiamento differente. Il presidente è sicuro che il Gop conseguirà un grande risultato al Senato. Per la Camera, il Tycoon si riserva di aspettare i risultati. Le ultime medie ponderate raccontano di una parziale risalita dei Repubblicani. La narrativa promossa dal magnate si è adagiata sulle argomentazioni ascoltate due anni fa: “L’America – ha urlato ieri sera, durante l’ultimo comizio in Indiana – è di nuovo rispettata in tutto il mondo. I tempi in cui si approfittavano di noi sono finiti”. Come tutti i leader mediatici, Trump tende a polarizzare lo scontro non appena  si avvicina l’appuntamento elettorale. 

Dalle parti dei democratici c’è grossa confusione: non è ancora chiaro chi sarà in grado di raccogliere l’eredità di Hillary Clinton. Barack Obama ha dichiarato che queste sono le elezioni più importanti della sua vita professionale. Le mid – terms, forse in maniera inaspettata, stanno riguardando soprattutto loro due: l’ex presidente, che forse, nonostante le smentite, sta lavorando per tirare la volata alla moglie Michelle, e il Tycoon, che spera di ipotecare la battaglia per le presidenziali il prima possibile.

I democratici un leader ce lo avrebbero, ma Bernie Sanders, che ha comunque promosso la selezione dei candidati per i collegi, è davvero troppo anziano. Lo stesso ragionamento si può fare per Joe Biden, eterna promessa destinata, con ogni probabilità, a rimanere tale. L’assenza di leadership ha permesso il ritorno in campo del primo presidente afroamericano della storia degli Stati Uniti. Il candidato degli asinelli emergerà attraverso le primarie. Trump, dal canto suo, ha già raccolto 88milioni di dollari in vista del 2020. Comunque vada stanotte, da domani lo sguardo sarà rivolto al numero 1600 della Pennsylvania Avenue, Washington Dc.

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