Il Montenegro è diventato nel tempo uno dei più importanti crocevia di interessi internazionali. Tutte le superpotenze sono interessate al piccolo (e tutto sommato povero) Paese balcanico. E Podgorica si è trovata, negli anni, nel mirino degli Stati Uniti, della Russia, della Cina. Ma non sono solo le superpotenze a essere coinvolte nella corsa al Montenegro. C’è anche l’Italia, dirimpettaia del Paese dall’altra parte dell’Adriatico. E la gara, adesso, si caratterizza per due obiettivi fondamentali: gas e petrolio.

La corsa al possibile Eldorado balcanico inizia con l’Italia in vantaggio. È l’Eni, infatti, che, insieme al gigante russo Novatek, ha dato il via al primo progetto di esplorazione dei fondali del Montenegro alla ricerca di gas e petrolio. Oro blu e oro nero, veri pilastri dell’economia mondiale e centro delle strategie e degli interessi di tutti gli Stati. Come riporta Agenzia Nova, una nave per le ricerche sismiche del consorzio Eni-Novatek arriverà nelle acque montenegrine il primo di novembre per iniziare l’esplorazione dei fondali.

Obiettivo, ovviamente, la scoperta di idrocarburi. Un sogno antico quello del cane a sei zampe, che da anni ambisce a essere il primo colosso dell’energia a sfruttare i giacimenti del piccolo Paese balcanico. Già nel 2016, Eni e Novatek avevano firmato con il ministro dell’Economia Vladimir Kavarić, un accordo per l’esplorazione. E adesso è di nuovo realtà.

L’incaricato Eni per il Montenegro, Agostino Maccagni, ha dichiarato che “ci troviamo qui perché abbiamo analizzato i dati preesistenti in Montenegro e crediamo che esistono delle potenzialità, anche se daremo l’ultima parola una volta che abbiamo esaminato i nuovi dati”. La speranza è che i 45 giorni di ricerche diano i risultati sperati. Secondo le prime informazione, il contratto del consorzio con il governo montenegrino prevede due trivellazioni, di cui una fuori le acque territoriali del Paese.

Insieme al consorzio italo-russo, avvierà le ricerche anche la greca Energean Oil & Gas. Una società particolarmente interessante. Quartier generale ad Atene, centrale operativa nella City di Londra e con forti interessi nei giacimenti di Israele e nel Mediterraneo orientale, la società è una delle più interessate alle acque del Montenegro.

E non è un caso che la Grecia, in questi mesi, abbia attratto i forti interessi del governo israeliano e di quello degli Stati Uniti. Nel mercato del gas e del petrolio, la Grecia può avere un ruolo estremamente importante non solo come terminale di gasdotti, ma anche per le ricerche. Antonios Nikolopulos, rappresentante de colosso greco, ha detto che “se avremo fortuna, le prime trivellazioni saranno eseguite nel 2020”.

Da un punto di vista economico, il Montenegro non può che sperare nella buona riuscita di queste ricerche. Se il Paese riuscisse ad avere la certezza di poter estrarre gas e petrolio, i proventi andrebbero in buona parte alle casse di Podogorica, portando ossigeno nelle sue finanze.

Inoltre, da un punto di vista politico, la scoperta di idrocarburi trasformerebbe il governo montenegrino in un attore particolarmente importante in tutti i Balcani. In questo modo, il Paese eleverebbe anche il suo status all’interno della regione. Ed è anche per questo che le potenze mondiali hanno iniziato a essere particolarmente interessate.

Ma se il governo di Dusko Markovic è chiaramente interessato alle esplorazioni di Eni e Novatek (e il fatto che Italia e Russia siano in prima fila indica anche il desiderio di intrecciare i rapporti con i governi di Roma e Mosca), non tutti, in Montenegro, sono pronti a esultare.

Come scrive Il Piccolo, gli ambientalisti sono già sul piede di guerra. Secondo i movimenti ecologisti, il Montenegro ha puntato tutto sul turismo. E la presenza di piattaforme off-shore nelle sue acque rischia di minare la biodiversità oltre che di provocare terremoti indotti in un’area già a elevato rischio sismico. Almeno questo è il pensiero di Natasa Kovacević, che ha detto che “i cittadini forse non si rendono veramente conto di che impatto queste ricerche hanno sul nostro mare, piccolo e chiuso”. 

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