Le mosse di Recep Tayyip Erdogan hanno spesso del tragicomico e, come in ogni gesto tragicomico che si rispetti, c’è un fondo di eccessiva coerenza tra quanto proclamato e quanto preteso: per il presidente turco il Kurdistan non esiste, dunque esso non deve comparire nemmeno sulle mappe.

Nemmeno poi su quelle virtuali, che si trovano digitando su Google il termine Kurdistan o “grande Kurdistan”. Può sembrare uno scherzo, ma le cose sono andate così: non un’economia che arranca, non i timori per una prossima nuova battaglia in Siria, a fare infuriare Erdogan è la mappa del grande Kurdistan che è possibile trovare digitando il nome della regione che, a cavallo tra quattro Paesi del Medio oriente, ospita la popolazione curda. 

La mappa della discordia

Per la verità a far accorgere il governo turco della mappa del Kurdistan, è un deputato del partito Iyi Parti: si tratta di una formazione nazionalista e conservatrice, che tramite un suo parlamentare lancia un’interrogazione in cui si chiedono spiegazioni circa la mappa che spunta su Google. L’immagine in questione mostra un Kurdistan compreso in buona parte della Turchia sud orientale, oltre che nelle regioni irachene, iraniane e siriane dove i curdi sono maggioranza.

Un oltraggio sia secondo i deputati di Iyi Parti, che secondo il governo. La questione subito interessa l’esecutivo, il quale non tollera che scrivendo “Grande Kurdistan” in turco salti fuori dai motori di ricerca una grande mappa di una regione che, secondo Ankara, non esiste. Come riporta La Stampa, “l’ Autorità per l’ informazione e le Comunicazioni – afferma Cahit Turan, Ministro dei trasporti – Ha già parlato con alcuni rappresentanti della piattaforma Google, chiedendo la rimozione urgente della mappa, come atto di responsabilità rispetto agli statuti nazionali e internazionali”. 

Da Ankara, per l’appunto, trapelano informazioni di un Erdogan furioso che da subito attiva i ministri competenti per rappresentare il disagio della Turchia al gigante americano del web. Un’operazione in parte riuscita, come si legge su La Stampa: la mappa del grande Kurdistan non c’è più, al suo posto compare invece una semplice cartina della regione del Kurdistan iracheno. Ma il danno, secondo il governo turco, a quel punto è comunque fatto: risulta infatti che più di un milione e mezzo di turchi hanno visualizzato la mappa. La Turchia dunque, continua a dirsi “infastidita” nei confronti di Google per quanto accaduto. 

In Turchia vietato parlare di Kurdistan 

Con i curdi Erdogan ha più di un conto in sospeso. Dopo alcuni anni di relativa calma, le operazioni portate avanti da Ankara prendono il sopravvento e mirano a cancellare ogni tentativo curdo di riconoscimento di autonomia. Una questione che secondo il presidente turco non esiste, se non nel momento in cui si parla di rischio terrorismo: a quel punto, Erdogan più volte intraprende vere e proprie battaglie militari pur di stroncare quello che considera il terrorismo del Pkk.

Anche a costo di mandare i militari oltre confine, come già accaduto in Siria nelle operazioni “scudo nell’Eufrate” del 2016 e “Ramoscello d’Ulivo” nel 2018. E come potrebbe accadere nelle prossime ore, con truppe turche e miliziani filoturchi pronti ad entrare nei territori siriani controllati dai curdi nell’area di Manbij

Ma oltre alla repressione di natura militare, in Turchia la questione curda ha anche risvolti mediatici. Chi parla esplicitamente di “grande Kurdistan” rischia la galera nella peggiore delle ipotesi. Una scure da cui non si è sottratta nemmeno Google, con il motore di ricerca del gigante americano costretto a fare “passi indietro” precludendo la visione di una semplice mappa delle regioni a maggioranza curda. 

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