L’aeroporto di Mogadiscio, con la sua pista a lato dell’ Oceano Indiano, e le folate di vento, raffiche, che facevano oscillare le ali stanche e mettevano a dura prova i tisici motori dei vecchi aerei è il ricordo più comune di chi è atterrato nella capitale somala fino alla fine del 2012. Poi la situazione è cambiata, l’aeroporto è stato modernizzato e la Turkish Airlines ha inaugurato la tratta Istanbul-Mogadiscio e quello è stato il primo segnale manifesto della penetrazione di Ankara nell’ex colonia italiana.

A dir la verità l’interesse di Erdogan verso la Somalia si era già reso visibile un anno prima, nel 2011, quando in pieno Ramadan andò in visita nella capitale del Corno d’Africa, ancora martoriata dal conflitto con Al Shabaab, e aveva portato con sé 250 milioni di dollari da destinare al popolo somalo come argine alla carestia che stava martoriando il Paese. Poi, appunto, c’è stata l’inaugurazione del ponte aereo, l’apertura dell’ ambasciata e la bandiera rossa con la mezzaluna ha iniziato a sventolare con sempre più frequenza per le vie della capitale somala. Ankara si è impegnata a creare scuole, infrastrutture, sono arrivati aiuti umanitari, economici e anche militari, come dimostra la costruzione di una base militare che dovrà accogliere oltre 500 soldati turchi a Mogadiscio. Ovviamente il legame tra Ankara e la Somalia non è dettato dalla filantropia di Erdogan ma è la manifestazione di un disegno geopolitico ben preciso da parte del capo di stato turco che vuole espandersi nel Corno d’Africa e avere così il controllo su un’ area strategica di massima importanza.

Ma oggi la politica turca di penetrazione in Somalia sta avvenendo anche attraverso un altro strumento: le soap opere turche. Nell’ex colonia italiana stanno infatti spopolando le serie televisive prodotte in Turchia. Yesilcam, l’industria cinematografica turca, ha sbaragliato la concorrenza di Hollywood e Bollywood creando a Mogadiscio una vera e propria ossessione per le miniserie a puntate prodotte in Anatolia. Il fenomeno, che dagli analisti è stato visto come l’ultimo strumento di soft power messo in campo da Erdogan, è stato raccontato in un lungo reportage di Al Jazeera. Quello che si apprende dal media qatariota è che le serie turche trovano un enorme apprezzamento da parte del pubblico somalo in primis perché i protagonisti sono musulmani e creano quindi maggiore empatia negli spettatori rispetto agli eroi hollywoodiani o ai film indiani, inoltre il fatto che durino mesi, o in alcuni casi anche anni, è una forma d’intrattenimento più duratura e crea maggior fidelizzazione con il pubblico.

Intorno al mondo delle serie di Yesilcam in Somalia si è sviluppato un vero e proprio mercato. Cinema improvvisati sono nati nelle vie di Mogadiscio, la sera donne e famiglie si ritrovano davanti alle televisioni o nei locali dove vengono trasmesse a pagamento le fiction, e poi studi di produzione somali hanno avviato un nuovo business scaricando le puntate originali da internet e facendole poi doppiare. Mohamed Abdulqadir, doppiatore e traduttore somalo, ha spiegato come per le soap di Ankara sia nata una vera e propria mania “I somali amano i film turchi. Il nostro lavoro è di tradurre per loro. Ogni volta che pubblichiamo film online, riceviamo molti commenti positivi su Facebook, YouTube e Twitter. Il più grande vantaggio è che i film turchi sono informativi”. È proprio l’informazione il fulcro della diffusione delle soap turche. Ma in un Paese come la Somalia dove l’islam radicale è radicato nel tessuto sociale e dove è ancora presente e attiva la forza qaedista di Al Shabaab non tutti hanno accolto favorevolmente l’arrivo delle programmazioni televisive di Yesilcam. L’autorità religiosa Sheikh Aadan Moallim ha infatti chiosato: “Le donne imparano a mentire, a ingannare e a incontrare persone cattive. Questo è contro la nostra religione. Il loro solo contributo dei film è di fuorviare i somali e causare crolli familiari. Ci sono donne che starebbero sveglie tutta la notte a guardare film e non ascolterebbero il loro marito – questo è haram”.

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