Minacce, avvertimenti e ironie Quella che Recep Tayyip Erdogan sta portando avanti contro l’Europa è una guerra totale. In attesa di capire se l’offensiva turca in Siria riprenderà o meno, il Sultano è tornato a scagliare le sue frecce velenose all’indirizzo dell’Unione Europea e dei suoi valori. Il suo ultimo messaggio è diretto proprio a Brxuelles: “Ci aspettiamo sostegno e sensibilità sul tema sicurezza e sul progetto di ricollocazione dei siriani. Se l’Ue non ci aiuta – ha ringhiato in un discorso televisivo il presidente della Turchia – apriremo i confini e lasceremo che migrino tutti verso l’Europa. Non abbiamo alternative”.

In poche parole, Erdogan ha invaso i territori della Siria nordorientale per ottenere nuovi territori nei quali ricollocare i profughi siriani attualmente presenti ad Ankara e dintorni. Il problema è che quelle aree necessitano di profondi interventi infrastrutturali al fine di renderle abitabili. Ecco che il leader turco ha pensato bene di ricorrere al bancomat Europa: “Nell’area tra Tel Abyad e Ras al Ayn faremo case e punti di ritrovo per il rientro dei siriani. Dimostreremo di cosa è capace la Turchia. Abbiamo 3 milioni e 650 mila siriani, e nel primo step ne vogliamo ricollocare tra 1 e 2 milioni”.

La minaccia di Ankara

Resta da capire quale sarà la risposta ufficiale dell’Europa a una minaccia abbastanza grave, corredata da una lista della spesa umiliante. Già nei giorni scorsi Erdogan aveva stuzzicato l’Ue, ironizzando sul comportamento tenuto dai governi europei in materia di immigrazione: “Ogni volta che dico che apriremo le porte – ha detto il presidente turco – loro sono sul piede di guerra. Non siatelo, perché i cancelli saranno aperti quando arriverà il momento. Siete forti, avete denaro, ma quando un 100 o 200 persone arrivano in Grecia via mare correte al telefono per dire che un centinaio di persone sono sbarcate sulle isole greche. Guardate bene: qui ci sono 4 milioni di persone, e di questo non dite mai niente”. Per certi versi sembra che Erdogan sia geloso del fatto che l’Europa non parli sempre e soltanto della Turchia.

Europa sotto scacco

In realtà dietro l’atteggiamento quasi infantile del Sultano si nasconde una strategia ben precisa, volta a massimizzare quanto più possibile dalla sfida a somma zero in atto con l’Europa. Il Sultano non vuole sfigurare, e per evitare scivoloni sta attento anche ai minimi dettagli. Basta una parola fuori posto per far perdere le staffe ad Ankara. Per maggiori informazioni chiedere al direttore del settimanale francese Le Point, querelato da Erdogan per una copertina “infelice”. Tutta colpa dell’ultimo numero della sua rivista, che aveva messo in primo piano una foto dello stesso Erdogan corredata un titolo inequivocabile: “Pulizia etnica, il metodo di Erdogan”, con il chiaro riferimento ai curdi. Al momento è la Turchia che può vantarsi di tenere il coltello dalla parte del manico, ma l’Europa deve riuscire a neutralizzare una minaccia che diventa sempre più grande ogni giorno che passa. Impensabile che Ankara tenga sotto scacco l’intera Ue con l’arma dei migranti siriani: è necessario che Bruxelles risponda quanto prima, in maniera risoluta, a un Sultano che ha alzato fin troppo la testa.

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