Il presidente turco è tornato sul dossier siriano e lo ha fatto al termine di un viaggio tenuto a Doha, nella capitale del Qatar e dunque in casa di uno dei suoi più importanti alleati regionali. Erdogan in particolare ha voluto rilanciare il progetto della “fascia di sicurezza“, in cui collocare al suo interno almeno un milione di profughi siriani attualmente ospitati in Turchia.

Il progetto del “sultano”

Erdogan ha snocciolato numeri su numeri, sia riguardanti quelli della popolazione siriana stimata da far rientrare nel paese arabo, sia inerenti i soldi che occorrono per realizzare il progetto. In particolare, secondo il presidente turco per ricollocare un milione di profughi siriani nelle aree occupate con le avanzate delle milizie vicine ad Ankara, occorrerebbero almeno 27 miliardi di Euro. Una cifra che è possibile raccogliere solo dopo aver coinvolto anche la comunità internazionale. Per questo Erdogan ha annunciato di voler presentare il piano nella prossima riunione della Nato, prevista a Londra il 3 e 4 dicembre.

Il piano prevede la costruzione di alloggi e nuovi quartieri residenziali tra Tal Abyad e Ras al Ayn, due delle città più importanti conquistate dalle milizie filo turche con l’operazione “Primavera di pace“. Si tratterebbe dunque di collocare almeno uno dei tre milioni di profughi siriani presenti in Turchia all’interno di quella “fascia di sicurezza” anti curda immaginata e solo parzialmente creata con le avanzate promosse dall’intervento di Ankara di ottobre. Un modo, secondo Erdogan, per alleggerire la pressione dei profughi siriani nel suo paese. Ma dietro c’è un progetto ancora più ambizioso: creare una zona di influenza a maggioranza arabo – sunnita, in modo da tenere a distanza i curdi. E forse, ma su questo Ankara non è mai stata chiara, far sorgere un vero e proprio nuovo piccolo Stato fantoccio, sul modello della repubblica turca di Cipro. Erdogan si è detto sicuro di avere il sostegno dei paesi Nato su questo progetto ed ha annunciato il via libera da parte dell’alleato del Qatar.

La situazione sul campo

Una sicurezza, quella ostentata dal presidente turco, che mal si concilia con l’attuale situazione sia politica che militare nella fascia di sicurezza. Qui gli scontri sono proseguiti anche dopo il cessate il fuoco: quest’ultimo ha determinato lo stop dei raid turchi, ma non degli scontri a terra tra milizie filo Ankara ed i curdi supportati adesso dall’esercito siriano. Quella fascia di sicurezza di cui ha parlato Erdogan, non appare al momento poi così sicura: la sua estensione varia di giorno in giorno, con avanzate od indietreggiamenti da parte dei miliziani appoggiati dalla Turchia.

C’è poi, come detto, da valutare anche la situazione politica. La Russia ad esempio, ha sempre messo al primo posto il ripristino dell’integrità territoriale siriana, circostanza questa che mal si concilia con il progetto di creare una zona definitivamente in mano turca o filo turca. Anche Assad vorrebbe garanzie sul fatto che tutto il territorio siriano a guerra finita possa tornare ad essere gestito dal suo governo. La fattibilità del progetto di Erdogan è dunque tutta da verificare.

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