Erdogan, con un’inversione di marcia di portata storica che difficilmente sarebbe potuta passare inosservata, il 24 aprile ha mandato una lettera alla Chiesa di piazza Vartanants (la più importante, nella città di Gyumri, in Armenia) per esprimere il suo cordoglio in occasione del ricordo del genocidio degli armeni del 1915. Solo poco tempo fa, il 20 aprile 2015, Erdogan era entrato in rotta di collissione perfino con il Vaticano, che attraverso Papa Francesco lo invitava a riconoscere il vero e proprio tentativo di genocidio a danno degli armeni. Il Papa, in occasione della messa di commemorazione del centenario in San Pietro – citando una dichiarazione del 2001 di Papa Giovanni Paolo II e del patriarca armeno – dichiarò che quello degli armeni “va considerato come il primo genocidio del XX secolo.”In quei mesi c’era stato il consueto ritiro degli ambasciatori, sia da parte di Ankara che dello Stato Vaticano. Secondo Erdogan il Papa “non si doveva intromettere” in questioni che non conosceva. Fino a oggi, infatti, lo sterminio della minoranza armena è stato vergognosamente negato dallo stato turco. In Turchia – riferisce Al-Monitor  –  sono stati spesi milioni di dollari per finanziare una propaganda di distorsione della storia: all’interno dei confini turchi, ancora oggi, viene insegnato che la morte degli armeni sia stata causata dalla loro decisione di inoltrarsi del deserto, verso Deir ez-Zor. Secondo Erdogan e buona parte dei cittadini turchi, quindi, oltre un milione di armeni è morto “di stenti”.La storia come è tristemente noto non è questa: nell’arco di brevissimo tempo l’Impero Ottomano, con il supporto della minoranza curda, ha distrutto i villaggi armeni della Penisola Anatolica uccidendo gli abitanti e ammassando i cadaveri lungo le strade. Quello degli armeni viene considerato il primo genocidio moderno non a caso. Lo storico Arnold J. Toynbee, che fu ufficiale dell’intelligence britannica in Anatolia durante la prima guerra mondiale, stima in 1milione e 800mila il numero complessivo degli Armeni di quel paese; sempre secondo le sue stime, durante la Grande Guerra, sono stati sterminati 1milione e 500mila armeni.Numeri che non fanno immaginare altro che uno sterminio organizzato. Allora perché Erdogan ha deciso di esprimere la sua vicinanza al popolo armeno affermando addirittura che “verrà condannata ogni forma di discriminazione nei loro confronti?”  Reduce dal referendum che lo ha incoronato il leader assoluto della Turchia, Recep Tayyp Erdogan sta probabilmente tentando di evitare disordini interni. D’altronde, solitamente, il popolo concede poteri assoluti a un leader quando ha paura e crede che una figura autoritaria possa assicurargli sicurezza. Nel momento in cui sfumasse la figura del “guardiano” della sicurezza, la posizione del leader comincerebbe inevitabilmente a scricchiolare.Di tensioni interne ce ne sono fin troppe con i curdi, contro cui Ankara continua senza sosta la sua battaglia, sia al confine meridionale della Turchia, che in Siria e Iraq, dove in questi giorni ha bombardato le postazioni del Pkk presenti nel Sinjar . Meglio cercare di assopire vecchi rancori allora. Soprattutto se gli armeni potessero rivelarsi ottimi alleati contro i curdi, in futuro. Come accennato prima, i curdi hanno partecipato da protagonisti nel genocidio degli armeni del 1915, perché era stato loro promessa una ricompensa adeguata per i loro sforzi. L’Impero Ottomano invece, una volta liberatosi della minoranza armena con l’aiuto di quella curda, ha cominciato a infliggere ai curdi la stessa sorte a cui avevano destinato l’indifesa popolazione armena. Dopo gli armeni, infatti, è toccato ai curdi vivere uno dei periodi più cupi della loro storia. Avevano fatto male a fidarsi delle promesse turche.Erdogan potrebbe quindi tentare la popolazione armena, offrendo loro vantaggi in cambio di un riavvicinamento. Riavvicinamento che potrebbe portare gli armeni in rotta di collisione con i curdi. O almeno, questa sarebbe la speranza di Erdogan. L’unica cosa certa, e l’unica speranza per evitare un aumento delle tensioni tra le due minoranze, è che i curdi e gli armeni si ricordino che, delle promesse della Turchia, non ci si può fidare.

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