Erdogan torna di novo a scontrarsi frontalmente con la Germania e lo fa, questa volta, entrando direttamente nella campagna elettorale tedesca. Il presidente turco ha lanciato un appello ai propri concittadini residenti in Germania, chiedendo loro di non votare in alcun caso per i partiti “nemici della Turchia” il prossimo 24 settembre, quando la Germania deciderà il nuovo cancelliere. Erdogan ha chiesto espressamente di non votare per i socialdemocratici del Spd, per i cristiano-democratici della Cdu e neanche per i Verdi del segretario di origine turca Cem Ozdemir. Indicazioni di voto, quelle di Erdogan, che hanno provocato la dura reazione dei partiti tedeschi e del governo federale, che hanno bollato come “interferenze” indesiderate quelle del presidente turco rispetto a questioni interne alla Germania. In particolare, è stato il ministro degli Esteri, Sigmar Gabriel, a chiedere a Erdogan di interrompere questo atteggiamento di sfida nei confronti della Germania. Ministro con cui il presidente turco ha intrapreso un duro botta e risposta chiedendogli di non rivolgersi al presidente della Turchia ma di parlare, al limite, con il ministro degli Esteri, ironizzando sulla sua esperienza e sull’incapacità di dare ordini al leader dei turchi.

Le parole di Erdogan vanno analizzate attentamente, perché in esse si celano molti più elementi di quanto possa apparire a una prima e rapida vista. In primis, perché Erdogan non parla mai a vuoto, ma anche nelle sue affermazioni più altisonanti e più dure, nasconde sempre un obiettivo concreto da raggiungere. In secondo luogo, ed è questo un dato fondamentale, il bacino di turchi residenti in Germania che possono votare alle prossime elezioni è di circa un milione e mezzo di voti. Un numero elevato, soprattutto se si pensa a quanta fiducia ripone l’elettorato turco in Germania in Erdogan alla luce dei voti favorevoli alla riforma costituzionale arrivati proprio dal territorio tedesco.

Il presidente turco non ha dato indicazioni esplicite di voto, ma ha escluso, in sostanza, di votare per tre partiti che potrebbero essere quelli più forti: Cdu, Spd e Verdi. Perché colpire proprio questi tre partiti? Sull’ultimo, quello dei Verdi, la logica probabilmente quella di colpire un partito ma soprattutto un leader, di origine turca, che potrebbe ottenere l’approvazione dell’elettorato residente in Germania ma proveniente dalla Turchia. Cem Ozdemir, co-leader dei Verdi, ha di recenti subito attacchi molto duri dalla politica turca, in particolare dallo stesso Erdogan, il quale ha chiesto ironicamente se fosse davvero di origine turca, e dal sindaco di Ankara, Melih Gokcek, che l’ha definito un “servo armeno”. Attacchi mirati per ledere il suo appeal nei confronti dei turchi di Germania che potevano optare per un profilo diverso e più vicino ai loro interessi.

Per quanto riguarda Cdu e Spd, i motivi sono diversi. Erdogan vuole dimostrare a tutti che è capace di incidere sul voto in un Paese che considera nemico. Colpire Angela Merkel significa colpire uno dei leader dell’Unione Europea e accrescere la propria forza mediatica. Colpire Schulz significa attaccare il secondo partito tedesco e un pilastro del progressismo europeo. Ma a parte questo, bisogna ricordare che Erdogan è un leader che ama lo scontro più che la distensione, adora la frizione, l’attrito, creando dei vuoti o delle crisi in cui può incunearsi. Il presidente turco vuole che i turchi in Germania votino, ma che non votino partiti ostili alla Turchia. Ovviamente era inutile dire di non votare per il partito di destra Alternative fur Deutschland, perché difficilmente i turchi voterebbero per il partito meno incline al multiculturalismo e all’immigrazione e che cerca la riscoperta dell’identità tedesca. Però da qualche parte i voti dei turchi di Erdogan dovranno andare e votare per ciò che il presidente ritiene giusto.

Ecco che, a questo punto, può tornare utile la lezione olandese. Durante il voto olandese, Erdogan intervenne pesantemente. Non solo perché arrivava in concomitanza con la campagna elettorale per il referendum costituzionale in Turchia, ma soprattutto perché c’era la possibilità che vincesse il PVV di Wilders, movimento dichiaratamente islamofobo. Wilders non vinse, ma in quell’occasione i turchi in Olanda non votarono per i conservatori o i progressisti, ma per un partito che nacque proprio come risposta al crescente sentimento anti-islamico, Denk, e che è stato fondato proprio da due turco-olandesi: Tunahan Kuzu e Selcuk Ozturk. In quell’occasione, Denk ottenne due parlamentari, portando in Parlamento un partito che si dichiara di sinistra, ma ha posizioni molto ambigue sul tema dell’integrazione e dell’islam e che si ritiene essere la longa manus del governo turco.

E anche in Germania, di recente, i turchi tedeschi hanno fondato due partiti che correranno nel Reno Westfalia: l’Alleanza dei tedeschi democratici (Add) e l’Alleanza per l’innovazione e la giustizia (Big). Partiti per ora minimi, ma che potrebbero raccogliere i voti dei turchi indecisi che vorranno seguire i diktat del loro presidente: che non è realmente quello tedesco, ma rimane sempre quello turco. Ecco allora che il fine ultimo di Recep Erdogan potrebbe essere questo: non colpire i partiti tedeschi per scalfire il loro potere sui turchi, ma fare in modo che i turchi votino partiti di derivazione islamica o filoturchi. Magari collegati con i Fratelli Musulmani, di cui Erdogan è prezioso collaboratore.

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