Francois Fillon è uno dei grandi sconfitti di queste presidenziali francesi. Partito con la vittoria in tasca, il candidato dell’Ump, dopo aver trionfato nelle primarie repubblicane, è stato sommerso da un quantitativo di scandali tali, faccende alle quali inizialmente sembrava aver resistito, da traghettarlo verso una sconfitta divenuta, con il passare del tempo, più che probabile.Un terzo posto anonimo, portato in dote al termine della campagna elettorale solo grazie al rifiuto di Alain Juppè, che ha deciso di non sostituire Fillon in corsa per mere ragioni di calcolo politico-elettorale. Il tutto col combinato della regia di Nicolas Sarkozy, impegnato in prima linea per trovare un nominativo alternativo a quello del suo ex primo ministro. La Francia profonda, la maggioranza silenziosa, la fetta di nazione che in gergo viene chiamata “paese reale”, non ha risposto all’appello di colui che avrebbe naturalmente dovuto riportare l’Ump alla guida dell’Eliseo dopo l’esperienza Hollande.In principio fu lo scandalo scoppiato sul presunto falso incarico alla moglie di Fillon: le Canard Enchainé , una rivista satirica francese, nota proprio per scoppiare dei veri grossi casi mediatici riguardanti personaggi di primo piano della politica francese, pubblicò documenti che dimostrerebbero come per dieci anni, la moglie di Fillon sia stata pagata con la qualifica di assistente parlamentare, pur non presentandosi praticamente mai sul posto di lavoro. Una vera e proprio bufera che segnò immediatamente la campagna elettorale dei repubblicani, relegandoli ad un ruolo che non si sarebbero aspettati: quello di outsider. Tutto, infatti, lasciava intuire che, dato il fallimento di Hollande e la crisi interna al centrosinistra governativo, qualunque scenario fosse uscito fuori dal primo turno, Fillon sarebbe alla fine risultato eletto. Il candidato dell’Ump, dunque, venne formalmente indagatoper gli impieghi fittizi. Gli incarichi, infatti, riguarderebbero anche i figli e complessivamente, i lavori alla sua famiglia, sarebbero costati alle casse francesi oltre un milione di euro. Successivamente un altro scandalo si abbattè sulla corsa dei repubblicani:  secondo quanto riferito dal Journal du Dimanche, infatti, degli anonimi benefattori- si legge qui– avrebbero regalato a Francois Fillon 48.500 euro in vestiti.Il negozio Arnys, la boutique specializzata in abiti di lusso interessata da questi acquisti, non commentò la notizia. Il candidato dei repubblicani se la prese con la stampa, sostenendo che questa stesse scientemente scavando nella sua vita col fine di buttarlo fuori dalla competizione. Il progetto di risanamento nazionale ancorato alla lotta alla spesa pubblica in eccesso e all’insicurezza diffusa, in definitiva, si incagliava definitivamente durante lo svolgimento della campagna elettorale per le vicende personali di una personalità che aveva fatto proprio dell’austerità comportamentale e dell’onestà il suo marchio di fabbrica durante le primarie. La vicenda degli incarichi fittizi, nel frattempo, si estendeva verso imputazioni sempre più problematiche dal punto di vista politico: truffa aggravata e falso, oltre l’iniziale fattispecie di appropriazione indebita. Fillon e la moglie, Penelope, decidevano di comparire davanti al giudice durante una vera e propria escalation di scandali che non hanno consentito, a dirla tutta, di gestire la corsa alla presidenza francese in un’atmosfera normalizzata. Il volto di pietra del candidato dei repubblicani, però, procedeva spedito nel tentativo disperato di tenere botta, mentre tutto attorno alla sua figura sembrava crollare inesorabilmente. La sensazione diffusa era che non ce l’avrebbe fatta nonostante i favori del pronostico e la grammatica partitica a suo favore. Stasera il suo discorso di sostengo a Macron, davanti una folla paralizzata ed incredula, quella dei repubblicani francesi, non abituata ad essere esclusa dal secondo turno delle presidenziali. Doveva essere un trionfo, è stato un fallimento totale, Fillon si dice sicuro che la verità verrà a galla, intanto sono emersi i consensi degli elettori: una sentenza inappellabile.

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