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Questa notte, il lancio di un razzo Vega con a bordo due satelliti, è fallito quando il vettore ad un certo punto della sua ascesa si è allontanato dalla traiettoria prestabilita sino a determinare una perdita di controllo che ha comportato la fine prematura della missione.

La missione VV17, la seconda di quest’anno dopo quella di settembre, avrebbe dovuto mettere in orbita due satelliti: lo spagnolo Seosat-Ingenio adibito al rilevamento ottico terrestre ad altra risoluzione per cartografia, uso del suolo, gestione urbana, gestione delle acque, monitoraggio ambientale, gestione del rischio e sicurezza, ed il francese Taranis (acronimo di Tool for the Analysis of Radiation from lightning and Sprites) per l’osservazione di fenomeni meteorologici.

Ariane Space, l’agenzia francese che gestisce i lanci dalla Guyana, presso il poligono di Kourou, riferisce che 8 minuti dopo il decollo, avvenuto alle 22:52 ora locale (le 2:52 in Italia), il vettore Vega ha evidenziato una “degradazione” della sua traiettoria quando si è acceso lo stadio Avum che ha portato alla perdita di controllo catastrofica e conseguente caduta in mare.

I primi tre stadi di Vega hanno funzionato nominalmente fino all’accensione di Avum, che a quanto sembra dalle indagini preliminari, ha malfunzionato per un problema legato all’integrazione del sistema di attivazione degli ugelli di quarto stadio.

Nel comunicato ufficiale di Ariane Space, successivo ad una breve conferenza stampa, si legge che “in conformità con i loro protocolli standard, Ariane Space e l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) istituiranno una commissione d’inchiesta indipendente presieduta congiuntamente da Daniel Neuenschwander, direttore del trasporto spaziale dell’Esa, e Stéphane Israël, amministratore delegato di Ariane Space, il 18 novembre” e che “la Commissione fornirà prove dettagliate per spiegare perché non sono state prese misure per identificare e correggere l’errore di integrazione. La Commissione formulerà una road map per il ritorno al volo del Vega in condizioni di assoluta affidabilità”.

Sembra quindi che ci sia un errore umano dietro il fallimento di Vega 17: dei cablaggi sono stati inseriti invertiti nel sistema di controllo dei due attuatori di controllo del vettore di spinta. I comandi destinati a un attuatore sono andati nell’altro e viceversa, in questo modo le correzioni che avrebbero dovuto tenere il razzo in traiettoria lo hanno, invece, allontanato sempre di più dalla stessa, provocando la perdita di controllo.

Roland Lagier, ispettore capo tecnico di Ariane, afferma che “questo era chiaramente un problema di produzione e qualità, una serie di errori umani e non di progettazione”.

Avum è lo stadio superiore a propellente liquido utilizzato per inserire i carichi utili in orbita e quindi eseguire manovre. In questo lancio, Avum doveva eseguire cinque accensioni in un’ora e 45 minuti mentre distribuiva il suo carico composto dai due satelliti.

Lo stadio superiore è integrato da Avio di Colleferro, capocommessa del razzo Vega. La struttura è fornita da Airbus Defence and Space e il sistema di propulsione dalla compagnia ucraina Yuzhnoye.

Questo incidente è il secondo in due anni per un razzo Vega, dopo che l’anno scorso, il 10 luglio, la missione VV15 che doveva mettere in orbita il primo satellite militare degli Emirati Arabi Uniti (Falcon Eye 1) è fallita a causa di un malfunzionamento che ha impedito l’accensione del secondo stadio (Zefiro 23), comportando lo schianto in mare del razzo col suo carico pagante. A settembre, invece, la missione VV16 è stata un successo, e la costellazione di microsatelliti (52 in tutto) è stata regolarmente messa in orbita dal razzo Vega.

Lagier tiene a sottolineare che l’incidente della scorsa notte non ha nulla a che vedere con quanto accaduto a luglio del 2019, però Vega sta inanellando una serie sfortunata di “incidenti” dopo che non se ne erano verificati nel corso della sua carriera.

Stéphane Israël ha aggiunto che il fallimento non influenzerà i lanci di altre missioni. La compagnia ha tre lanci di razzi Soyuz, due da Kourou e uno dal cosmodromo di Vostochny in Russia, programmati per la fine dell’anno, e quei lanci procederanno in ogni caso mentre le indagini su Vega continueranno.

Sembra però esserci un “difetto di progettazione” alla base di quanto successo a Vega 17, o quantomeno una mancanza di accortezza: risulterebbe che i due cablaggi che sono stati scambiati siano fatti allo stesso modo, senza segni di distinzione, quindi lasciando margine per l’errore umano in fase di assemblaggio.

Purtroppo quanto avvenuto è un duro colpo, dopo la perdita di Vega 15 dello scorso anno, per Avio, il cui titolo è crollato del 16,64% oggi in Borsa. È presto comunque per trarre conclusioni sulle reali cause del fallimento di Vega 17, lanciato, se si vuole essere superstiziosi, proprio il giorno 17, ma una cosa è certa: il prestigio di Avio, e quindi il prestigio italiano nel campo spaziale, ne esce ridimensionato, a tutto vantaggio di chi gestisce i voli spaziali per l’Europa, ovvero la Francia.

Sarà forse anche per questo, o per un semplice calcolo economico e logistico, che l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, capo di Stato maggiore della Marina, ha ipotizzato recentemente di utilizzare nave Garibaldi, quando sarà giunta alla fine della sua vita operativa, come piattaforma offshore di lancio per i nostri vettori, sulla falsariga di quanto avvenuto tra gli anni ’60 e ’80 col progetto San Marco, che utilizzava alcune strutture simili alle piattaforme petrolifere situate al largo del Kenya.

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