Da tre giorni le forze governative filippine stanno bombardando le roccaforti di Abu Sayyaf, il gruppo locale affiliato all’Isis. Il presidente Rodrigo Duterte, dopo la strage dei cristiani avvenuta domenica scorsa alla cattedrale di Jolo, ha ordinato di “schiacciare tutti i terroristi”. E così sono iniziate subito le operazioni. I soldati mobilitati dalla truppe governative sono cinquemila.

“Stiamo utilizzando tutta la potenza militare contro Abu Sayyaf”, ha spiegato il generale della 5° brigata dell’esercito Divino Rey Pabayo. “Le forze di sicurezza hanno individuato la tana dove si stanno nascondendo i jihadisti nell’isola di Jolo”, da sempre considerato il quartier generale degli islamisti.

“Continueremo fino a quando non saranno tutti neutralizzati”

Gerry Besana, portavoce dell’esercito locale, ha dichiarato che “contro le posizioni di Abu Sayyaf sono in atto bombardamenti aerei, supportati dal fuoco delle mitragliatrici”. Alcuni soldati si sono scontrati con un gruppo composto da circa venti jihadisti vicino alla città di Patikul. Ancora non ci sono rapporti di vittime e feriti, ma le truppe governative stanno continuando ad inseguire gli islamisti nella giungla. “Le nostre operazioni non si fermeranno fino a quando tutti i miliziani non saranno neutralizzati”, ha giurato il generale Arnel dela Vega, capo dell’esercito a Jolo. “Entreremo nelle fortezze di Abu Sayyaf nascoste nella foresta e colpiremo tutti i terroristi”, ha aggiunto.

Irruzione in un nascondiglio dei jihadisti

Intanto la polizia nazionale ha fatto irruzione nel nascondiglio di uno dei sospettati dell’attentato di domenica alla cattedrale di Nostra Signora del Monte Carmelo. “Un uomo identificato come Omal Yusuf è stato ucciso nel raid, ma il nostro obiettivo è riuscito a scappare”. Si tratterebbe di un certo Kamah, che si crede faccia parte di Adjang-Adjang Group, un’ala di Abu Sayyaf composta da non più di una ventina di persone che, secondo le autorità, sarebbe responsabile della strage. “Quando siamo arrivati, siamo subito stati ingaggiati in uno scontro a fuoco”, ha detto Bernard Banac, portavoce della polizia. “Purtroppo Kamah è stato in grado di fuggire insieme ad un’altra persona non identificata”.

Centinaia di famiglie in fuga

Le operazioni in atto a Jolo hanno fatto fuggire dalle proprie abitazioni oltre 400 famiglie. “L’ordine di guerra a tutto campo dovrebbe essere affrontato con cautela poiché un attacco militare completo potrebbe causare vittime civili, distruzione di proprietà private e numerosi sfollati”, ha dichiarato Jerome Aladdin Succor Aba, leader di Suara Bangsamoro, un’associazione che si batte per i diritti dei musulmani. “Anche le precedenti operazioni militari non sono servite ad eliminare Abu Sayyaf, ma al contrario hanno portato a diverse violazioni”, ha aggiunto.

L’offerta di Mosca

Vladimir Putin ha espresso la sua solidarietà al presidente Duterte e ha ribadito la propria disponibilità ad “intensificare ulteriormente il supporto ai partner filippini nella lotta al terrorismo”. “Il terrorismo è un problema mondiale. Tutti i Paesi del mondo devono unirsi e aiutarsi a vicenda nel combatterlo e fermarlo”, ha detto il portavoce presidenziale Salvador Panelo, accogliendo l’offerta arrivata da Mosca.

Massima allerta

Negli ultimi mesi, secondi i rapporti di intelligence, sarebbero entrati nelle Filippine oltre 40 militanti stranieri, alcuni di loro esperti nella fabbricazione di ordigni. Proprio per questo, l’allerta resta alta in tutto il Paese.

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