Tra Francia e Iran adesso è guerra aperta. I francesi hanno accusato pubblicamente l’Iran di aver ordinato la pianificazione di un attentato a Villepinte, poco lontano da Parigi, per colpire un raduno di oppositori della Repubblica islamica.

L’accusa dell’intelligence francese

Un’accusa specifica rivolta in particolare al ministero dell’Intelligence e arrivata a poche ore da un’altra notizia: il congelamento per sei mesi dei beni in Francia di due cittadini iraniani e del ministero per la Sicurezza e l’Intelligence di Teheran.

Il decreto è stato pubblicato in gazzetta ufficiale. Uno degli uomini colpiti dal decreto è stato identificato in Assadollah Asadi, sospettato di aver organizzato l’attacco che avrebbe dovuto tenersi a giungo fuori la capitale francese.

Teheran ha ovviamente respinto al mittente le accuse rivolte da Parigi. Ma adesso lo scontro diplomatico è estremo. Ed è interessante soprattutto perché la Francia, tradizionalmente, ha sempre avuto un rapporto proficuo con l’Iran. Mentre adesso sembra aver cambiato rotta, orientandosi verso una dura presa di posizione nei confronti del governo della Repubblica islamica.

Le informazioni del Mossad

Dietro alle accuse dell’intelligence francese ci sarebbe non solo l’opera dei servizi di Parigi, ma anche un coinvolgimento diretto del Mossad israeliano. 

Secondo quanto sono riusciti a sapere i cornisti di Reuters, il Mossad ha consegnato informazioni di fondamentale importanza a Germania, Francia e Belgio, che hanno condotto, in estate, all’arresto di una cellula guidata da un diplomatico iraniano. 

Come ricorda Haaretz, la Francia aveva avvertito Teheran di aspettarsi una risposta. Da quanto si era riuscito a capire, il diplomatico iraniano era stato arrestato in Germania, sospettato di essere coinvolto nella pianificazione dell’attacco al Consiglio nazionale della resistenza iraniana. Attacco che sarebbe appunto avvenuto a Villepinte in una riunione dove erano stati invitati anche Rudy Giuliani e diversi ex ministri europei e dei Paesi arabi. 

Il cambio di rotta di Parigi

Emmanuel Macron, negli ultimi mesi, ha deciso di intraprendere una linea molto meno morbida nei confronti dell’Iran. In un primo tempo, il presidente francese aveva puntato sulla volontà di creare una partnership con Teheran ancorata al mantenimento e al rispetto dell’accordo sul programma nucleare iraniano del 2015.

All’Eliseo si voleva cercare di costruire una base diplomatica con l’Iran per aprire il mercato del Paese alle aziende francese. E per molto tempo questo è stato il leit-motiv della politica francese in Medio Oriente, come dimostrato dalla firma degli accordi delle più grandi imprese di Parigi con gli iraniani, in primi Airbus, Renault e Total.

Una strategia che però è cambiata notevolmente in quest’ultimo periodo. Airbus non ha voluto mantenere l’accordo con l’Iran dopo le sanzioni degli Stati Uniti, evitando ogni possibile coinvolgimento nella scure delle sanzioni indirette di Washington.

E Total ha abbandonato South Pars, il giacimento iraniano, lasciando in pratica ai cinesi di China Petroleum Corporation la quasi totalità dello sviluppo della fase 11 della più grande riserva di gas del Golfo Persico. Una decisione che ha scatenato l’ira di Teheran, ma che ha trovato un forte supporto sia da parte israeliana che statunitense, due Paesi che sono coinvolti direttamente nell’assedio politico e finanziario contro la Repubblica islamica.

Mattis a Parigi

Mentre il governo francese varava il decreto di congelamento dei beni, a Parigi arrivava il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, James Mattis. Una coincidenza che ovviamente non può essere secondaria. È evidente che la Francia ha voluto inviare un segnale.

E non a caso, il ministro della Difesa francese, Florence Parly, ha voluto parlare esplicitamente dell’Iran affermando che il programma missilistico iraniano è una minaccia per il Medio Oriente così come l’influenza di Teheran una delle maggiori preoccupazioni di Parigi. Parole che, unite al congelamento dei beni iraniani in Francia, rappresentano una scure decisamente pesante che si è abbattuta sulle relazioni fra Parigi e Teheran. 

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