La Francia è tenuta sotto scacco dai collettivi della sinistra radicale e, in generale, dalle organizzazioni progressiste: le quali, in nome del politicamente corretto, decidono a loro piacimento chi può o meno parlare nelle aule universitarie. Episodi di intolleranza liberticida che si stanno moltiplicando in maniera preoccupante nel Paese di Voltaire. Nelle scorse settimane, a Parigi, l’ex presidente socialista della Repubblica francese, François Hollande, era stato invitato per presentare il suo ultimo libro, Repondre à la crise démocratique, ma i collettivi di sinistra gli hanno impedito di parlare e hanno preso di mira gli studenti che volevano partecipare alla conferenza, che avrebbe dovuto tenersi presso la Facoltà di Giurisprudenza.

Il bavaglio rosso contro il socialista Hollande continua. Come riporta Il Foglio, dopo l’Università di Lille, dove gli studenti della sinistra radicale si sono precipitati nell’anfiteatro in cui François Hollande doveva tenere una conferenza impedendogli di aprire bocca, l’ex presidente francese ha dovuto annullare l’ennesimo incontro, questa volta in programma alla Sciences Po di Tolosa. I collettivi aveva annunciato una grande manifestazioni e gli organizzatori hanno preferito tirarsi indietro. Come sottolinea su Le Monde Belinda Cannone, le minacce alla libertà di parola non arrivano certo dai gruppi conservatori e reazionari: “Buona parte delle richieste di censura – osserva – non provengono più dai reazionari tradizionali, ma da attiviste femministe e antirazziste. Gli eredi dei cantori della libertà stanno diventando i peggiori nemici della libertà”. E l’ex presidente francese non è certo l’unica vittima dei collettivi, crociati violenti del politicamente corretto. Le Università francesi stanno facendo i conti con la politica delle identità e le ossessioni liberal delle università americane.

La lettera dei docenti francesi

Il problema è talmente serio e radicato che non più tardi di una quindicina di giorni fa circa un centinaio fra docenti universitari e intellettuali hanno inviato una lettera a Le Figaro a favore della libertà d’espressione e di parola, messa in serissima discussione dai collettivi e sedicenti “antifascisti” e “antirazzisti”.

Come spiegano nella lettera i docenti francesi, negli ultimi mesi, “non meno di cinque eventi sono stati annullati dalle università a causa di minacce da parte di diversi gruppi di pressione e di organizzazioni di estrema sinistra. In tutte le occasioni, gli organizzatori hanno rinunciato con la motivazione che non sarebbero stati in grado di assicurare la sicurezza dei partecipanti e del pubblico”. Nell’ultimo periodo sono state annullate le conferenze di Alain Finkielkraut, un convegno di un deputato definito “sessista” dalle femministe, un evento dedicato all’islamismo con Mohamed Sifaoui e un altro ancora con la giornalista Sylviane Agacinski che ha il “difetto” di opporsi all’utero in affitto. Oltre a quella di un ex Presidente della Repubblica, peraltro nemmeno di destra, Come Hollande. Segno che in Francia si è ampiamente superato il limite.

E l’Italia non è da meno

Anche in Italia abbiamo assistito, nelle scorse settimane, alle azioni intolleranti e squadriste dei collettivi nei confronti del giornalista del Giornale Fausto Biloslavo. È successo all’Università di Trento, presso la Facoltà di Sociologia, dove Biloslavo era stato invitato per un dibattito inerente la Libia con il direttore dell’Adige Alberto Faustini e il giornalista Raffaele Crocco. La prima volta i collettivi di estrema sinistra hanno imposto il bavaglio rosso e costretto Biloslavo ad annullare l’evento: la seconda – 30 ottobre – il giornalista è riuscito a parlare, ma non senza difficoltà, con i collettivi che hanno provato in tutti i modi a sabotare la conferenza con schiamazzi, urla e insulti di ogni genere e rischiando di colpire anche il rettore dell’Università di Trento che tentava di mediare. La “colpa” di Biloslavo? Aver criticato le Ong ed essere stato, da ragazzo, nel Fronte della gioventù.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.