Frank-Walter Steinmeier è stato rieletto per un secondo mandato da Presidente della Repubblica Federale Tedesca dall’assemblea dei grandi elettori riunitasi oggi a Berlino. La rielezione di Steinmeier per altri cinque anni è stata annunciata dal presidente del Bundestag, Bärbel Bas, al termine del primo scrutinio.

Al contrario di quanto accaduto in Italia con Sergio Mattarella, l’esponente socialdemocratico ed ex ministro degli Esteri è stato confermato senza grandi sorprese, conquistando 1.045 voti sui 1.437 espressi dai delegati convenuti presso la Paul Loebe Haus, un complesso di uffici di fronte alla Cancelleria nel centro di Berlino, scelta al posto della sede del Bundestag, il parlamento federale, per esigenze di distanziamento sociale. Poco spazio per i candidati di bandiera dei partiti esterni al blocco dominante della politica nazionale: 58 voti sono andati Stefanie Gebauer (sostenuto dalla destra bavarese Freie Waehler), 96 a Gerhard Trabert (sostenuto dall’estrema sinistra della Linke) e 140 a Max Otte, candidato dai sovranisti di Afd.

Steinmeier, 66 anni, ha visto la convergenza sulla sua figura della coalizione “semaforo” che vede l’Spd alleata ai Verdi e ai Liberali del Fdp e della principale forza di opposizione, la Cdu-Csu orfana di Angela Merkel ma che è stata decisiva, cinque anni fa, nello scegliere come capo dello Stato una figura fortemente legata alle Grandi Coalizioni guidate dalla cancelliera, in cui la Spd è stata junior partner dei cristiano-sociali.

Nelle prime due delle tre edizioni dell’accordo Cdu/Csu-Spd che hanno retto (con l’unica eccezione del periodo 2009-2013) gli esecutivi Merkel Steinmeier è stato ministro degli Esteri: dal 2005 al 2009 e dal 2013 al 2017. Nel 2007 è stato anche nominato vicecancelliere. Da ministro si è fatto la fama di diplomatico attento, accorto promotore della strategia della Cancelliera per costruire un’Europa a trazione tedesca.

Con la rielezione di Steinmeier la politica tedesca mira a stabilizzare definitivamente un’istituzione scossa in passato da diverse problematiche. Il predecessore di Steinmeier, il pastore Joachim Gauck, eletto nel 2012 e primo Presidente dalla ex Germania Est, non ha accettato nel 2017 la ricandidatura. In precedenza, Horst Kohler e Christian Wulff sono stati costretti a dimissioni anticipate: il primo perché aveva criticato la retorica sull’esportazione della democrazia nel conflitto afghano, il secondo dopo una querelle che lo aveva contapposto alla Bild, tabloid su cui aveva fatto pressioni per evitare le pubblicazioni di alcune notizie personali relative a una indagine in corso.

La carica di presidente federale della Germania è più che altro celebrativa e rappresentativa e il fatto che, al contrario dell’Italia, l’esecutivo sia fortemente centralizzato sulla figura del capo del governo non dà molti poteri né elasticità: il suo ruolo è principalmente quello di garante dell’unità della nazione, questione che Steinmeier ha nell’ottica di molti politici tedeschi incarnato nel migliore dei modi. Non a caso, tra il 2017 e il 2021, la convivenza con la sua ex capa di governo è stata buona e cordiale e anche durante la pandemia Steinmeier ha voluto supportare il dialogo tra governo e Lander e gli sforzi collettivi per contrastare il Covid-19.

Con la sua rielezione la Spd potrà contare su una lunga fase di controllo sulle principali cariche dello Stato: anche la Bas è socialdemocratica, così come il cancelliere Olaf Scholz

Per Steinmeier la rielezione è avvenuta nel pieno della crisi ucraina che vede la Germania divisa tra la fedeltà euroatlantica, le tensioni ai confini orientali dell’Europa e la necessità di preservare l’intensa relazione economico-strategica con la Russia che proprio l’attuale presidente, da ministro, ha contribuito a alimentare. Steinmeier è sempre stato molto apprezzato da Sergej Lavrov per il lavoro comune compiuto durante la stipula degli accordi per il gasdotto Nord Stream 2.

Per questo non sono di poco valore le parole pronunciate dopo la rielezione, in cui Steinmeier ha avvertito la Russia dal fare gesti estremi in Ucraina. “Posso solo avvertire il presidente Putin: non sottovaluti la forza della democrazia”, ha detto a chiare lettere, sottolineando che l’Europa vive il rischio di una guerra ed “ è la Russia a esserne responsabile”. “L’assenza di guerra nel nostro continente era diventata per noi un’abitudine”, ha proseguito il presidente tedesco, che ha invitato a non sottovalutare la necessità di difendere le basi della convivenza democratica nel Vecchio Continente.

Steinmeier ha parlato in forma decisamente assertiva, dichiarando di non pensare che esista alcuna alterità tra la Germania e il resto del campo occidentale: “La paura sta crescendo non solo in Ucraina, ma in molti Paesi dell’Europa orientale. Ecco perché siamo dalla parte degli estoni, dei lettoni e dei lituani; stiamo insieme a polacchi, slovacchi e rumeni e a tutti gli alleati: possono contare su di noi”. Un cambio di rotta rispetto al Ministro degli Esteri che ha sempre giocato un ruolo fondamentale nella distensione con Putin. A cui è stato rivolto un ammonimento drastico: “sciolga il cappio attorno all’Ucraina”. Parole chiare e dure in una fase di acuta volatilità per la Germania, che in un certo senso impegnano un governo tiepido, sino ad ora, nella critica a Mosca. Steinmeier, il più merkeliano della Spd assieme a Scholz, invita il compagno di partito e capo di governo a prendere decisioni ben precise sulla Russai, distanziandosi dall’eredità accomodante della Cancelliera: un segnale non da poco per la politica di Berlino.

 

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