La dirigenza del Partito Democratico a stelle e strisce ha dei problemi a confermarsi dove amministra: le elezioni comunali di Chicago hanno fatto emergere questo dato ancora una volta.

Il fatto che come primo cittadino sia stato scelto il profilo Lori Lightfoot deve essere interpretato sulla scia di quel filone elettorale che ha lanciato Alexandria Ocasio Cortez alle elezioni di medio termine e che sta consentendo a Bernie Sanders di piazzarsi costantemente secondo dietro Joe Biden, che non è ancora candidato ufficialmente, nei sondaggi per le primarie.

La sinistra alternativa avanza, mentre l’establishment neoliberale infila una sconfitta dopo l’altra. A vincere sono gli outsiders. Pure nelle città dove gli asinelli non hanno storicamente problemi ad affermarsi. Il perché lo ha spiegato Federico Rampini ne il suo “La notte della sinistra” e all’interno delle apparizioni televisive di questi giorni: smettere di ascoltare le esigenze dei “penultimi” ha aperto la strada al populismo, ma pure al ritorno delle istanze socialiste.

Non è un caso, come sottolinea Repubblica, che Lori Lightfoot sia passata per una turnata interna attraverso cui ha battuto Toni Preckwinkle, che del Partito Democratico è quella che noi italiani chiameremmo coordinatrice regionale. Ma non si può sperare, almeno non ancora, che città come Chicago e New York premino candidati trumpisti. Ecco, allora, spuntare candidati delle parti del left-wing populism, con tutte le velleità del caso.

È una fase favorevole ai cosiddetti antisistema: Pete Buttigieg, moderato, ex veterano e dichiaratamente omosessuale ha fatto sapere di aver raccolto circa 7milioni di dollari in queste prime fasi di campagna elettorale: le primarie per la Casa Bianca potrebbero regalarci sorprese. In caso sarebbe inutile provare troppo stupore.

Anche Lori Lighfoot è gay. Per la prima volta nella sua storia – esultano i media progressisti – Chicago ha optato per un sindaco afroamericano e omosessuale! Sono caratteristiche rilevanti, ma il punto è un altro: la donna che siederà sullo scranno più alto dell’amministrazione del più grande consesso metropolitano dell’Illinois con la politica, prima di qualche mese fa, aveva avuto poco o niente a che fare.

Significa, come dimostrato dalle presidenziali del 2016, che gli elettori americani si fidano sempre meno della classe dirigente del passato. Specie a sinistra: dopo la sconfitta di Hillary Clinton, stiamo assistendo a una bocciatura complessiva dei vertici democratici moderati.

A spingere per il cambiamento sono i militanti di base. Lightfoot è una delle declinazioni di questo cambiamento. L’ex procuratrice federale ha sì guardato alle minoranze, che continuano a recarsi alle urne facendo registrare frequenze davvero alte (sarà uno dei fattori delle primarie democratiche prima e delle elezioni del 2020 poi), ma ha basato la sua campagna elettorale sulla lotta alla corruzione dilagante.

Se non siamo dalle parti dell’antipolitica, non siamo neppure troppo distanti. Sarà pure la “prima volta” di un sindaco omosessuale e afroamericano per Chicago, ma è anche, se non soprattutto, l’ennesima sconfitta dell’establishment.

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